Speck e grano cotto per l'ultima cena di Oetzi

Nel contenuto nello stomaco della mummia di 5.300 anni fa i ricercatori hanno trovato anche il batterio che provoca l'ulcera

Speck e grano cotto per l'ultima cena di Oetzi

Roma - Speck per cena, prima di finire ucciso: è stato questo probabilmente il destino di Oetzi, la mummia di 5.300 anni fa ritrovata sul ghiacciaio della Val Senales, a cavallo di Italia e Austria. Dall'analisi del cibo ritrovato nella stomaco de "l'uomo venuto dal ghiaccio", giunto intatto fino a noi, i ricercatori dell'Accademia Europea di Bolzano (Eurac) sono giunti alla conclusione che poco prima di essere colpito a morte da una freccia, avesse mangiato grano cotto e carne di stambecco essiccata. 

"Una forma di speck dell'Età della pietra", come ha sottolineato l'esperto Albert Zink, ricordando che Oetzi non aveva con sè arco e frecce e non poteva quindi cacciare per approvviggionarsi di carne fresca. Da qui la scelta della carne secca, che dura anche di più. 

Non è l'unica scoperta: Zink e il suo gruppo hanno ritrovato nella mummia tracce di Helicobacter pylori, batterio responsabile di ulcere gastriche e cancro. I ricercatori hanno prelevato 12 campioni di stomaco e intestino di Oetzi, isolato i vari ceppi batteriologici ed eseguito ulteriori analisi sugli elementi ambientali. In questo modo, hanno appurato che l'uomo venuto dal ghiaccio era soggetto a una forma particolarmente virulenta, risultata probabilmente in problemi allo stomaco o ulcere. Già nel 2014, i riceratori avevano trovato, a partire dall'analisi di un minuscolo campione di appena 0,1 grammi prelevato dall'osso pelvico della mummia, traccia del batterio Treponema denticola, il principale responsabile della paradentosi.

La scoperta segue di pochi mesi l'ipotesi più recente formulata sulla fine di Oetzi: ucciso con un colpo alle spalle, un atto vile compiuto non per derubarlo, ma per togliere di mezzo qualcuno che non doveva poter tornare. Forse un sovrano in fuga.

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