Cosa sappiamo sul presunto sequestro di nove pescherecci nelle acque libiche

Archiviato il caso politico, con l'intervento della Marina militare prima annunciato e poi smentito dalla Difesa, rimane da fare chiarezza su quanto accaduto nella notte tra venerdì e sabato in un'area di pesca ancora contesa

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Prima il tweet del ministero, poi il dietrofront. Sul presunto tentato sequestro di nove pescherecci a ridosso delle coste libiche è calato il silenzio. La vicenda ha preso una piega tutta politica, tra accuse di fake news e fonti del ministero dell'Interno che hanno preso di mira il ministro Elisabetta Trenta. Il corto circuito ha inasprito i toni e la questione sembra rimasta irrisolta. Ma cosa è realmente accaduto nel Mediterraneo, nella notte tra venerdì e sabato? 

Come spesso avviene, alcuni pescherecci della marineria di Mazara del Vallo stavano eseguendo una battuta di pesca in una zona da tempo contesa. Al centro di tutto c'è la cosiddetta "Guerra del Pesce" nel Mediterraneo che dal 2005 è aggravata da una decisione unilaterale della Libia, con il governo di Tripoli che ha stabilito la sua Zee (zona economica esclusiva) a 74 miglia dalle coste libiche, circa 62 miglia in più rispetto alle acque territoriali riconosciute dalla comunità internazionale. Per questo lo scorso ottobre due pescherecci mazaresi sono stati prima sequestrati e poi rilasciati dalle autorità libiche. 

La ricostruzione della Capitaneria

L'episodio di venerdì però avrebbe dei contorni differenti. A ricostruire l'accaduto è la Capitaneria di porto di Mazara del Vallo che, racconta all'Agi, "intorno alle 22 di venerdì sono state inoltrate delle 'Sailing information' in cui si invitavano i pescherecci presenti in quella zona contesa ad allontanarsi per evitare un eventuale rischio".

"Nell'area non c'era nessuna motovedetta della Marina Militare", aggiungono dalla Capitaneria, dove spiegano: "Questa tipologia di informazioni rientrano in una procedura che viene effettuata quando si rilevano delle condizioni di pericolosità dell'area e si basano su fonti provenienti dagli organi centrali". Una sorta di avviso ai naviganti sullo stato di pericolosità dell'area.

All'indomani del "caso" è lo stesso presidente di Agripesca, Toni Scilla (ex deputato regionale di Forza Italia, da sempre portavoce della marineria di Mazara del Vallo) a fare marcia indietro dopo alcune dichiarazioni sul presunto sequestro. "Fortunatamente venerdì notte non c'è stato un tentativo di sequestro, non c'è stato nessun tentativo di abbordare i pescherecci italiani da parte della Guardia costiera libica", dice all'Agi all'indomani delle incomprensioni che ieri si sono rincorse fino alla cancellazione del post del ministero della Difesa.

"Nove pescherecci sono stati costretti ad allontanarsi di oltre 30 miglia verso le coste italiane", aggiunge Scilla che precisa: "Si è vero, sul luogo fisicamente non è intervenuta nessuna motovedetta della Marina Militare".   

"È vero non c'è stato il tentativo di sequestro - conferma Scilla - ma questa volta, rispetto alle altre indicazioni inviate ai pescherecci, c'era qualcosa di più preoccupante tanto che come presidente di Agripesca anche tra martedì e mercoledì scorso avevo ricevuto informazioni analoghe circa situazioni di pericolo da inoltrare ai nostri armatori associati. Per questo venerdì sera hanno ricevuto degli avvertimenti anche dal comando generale di Roma".  

Le problematiche dei pescherecci mazaresi nelle acque internazionali sono state al centro delle battaglie del Distretto della Pesca e del suo fondatore Giovanni Tumbiolo, scomparso lo scorso dicembre. "Il nostro interesse non è dire menzogne - aggiunge Mimmo Asaro, armatore che aderisce al Distretto - abbiamo bisogno di lavorare là, per adesso stiamo facendo la pesca del gambero rosso. Di certo andare a pescare non vuol dire andare in guerra e questo lo denunciamo da sempre". "Non facciamo finta che non sia accaduto nulla - conclude Scilla - guardate che i nostri pescatori rischiano la vita davvero per pochi soldi. Si parla di questo problema ogni volta che ci sono episodi violenti da risolvere: non voltiamoci dall'altra parte".



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