"Non un atto di violenza, ma di disobbedienza", ha spiegato Carola Rackete

Intervista della comandante della Sea Watch 3 al Corriere della sera. "Non era mia intenzione mettere in pericolo nessuno. Per questo ho già chiesto scusa e lo rifaccio: sono molto addolorata che sia andata in questo modo"

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Agf
Carola Rackete

"Non è stato un atto di violenza. Solo di disobbedienza. Ma ho sbagliato la manovra": lo ha affermato la comandante della nave Sea Watch, Carola Rackete, in un'intervista al Corriere della Sera, in cui ha ribadito che l'urto con la motovedetta della Guardia di Finanza "è stato un errore di avvicinamento alla banchina". "Non era mia intenzione mettere in pericolo nessuno. Per questo ho già chiesto scusa e lo rifaccio: sono molto addolorata che sia andata in questo modo", ha insistito.

"La situazione era disperata. E il mio obiettivo era solo quello di portare a terra persone stremate e ridotte alla disperazione", ha aggiunto la 31enne tedesca. "Da giorni facevamo i turni, anche di notte, per paura che qualcuno si potesse gettare in mare", ha riferito, "e per loro, che non sanno nuotare, significa: suicidio. Temevo il peggio. C'erano stati atti di autolesionismo".

Il padre di Carola, Ekkehart Rackete, sempre in un'intervista al Corriere ha detto di aver parlato alla figlia: "Mi ha detto che stava bene, che era stata arrestata e verrà interrogata lunedì, ma che era serena e anch'io non devo preoccuparmi, perché è tutto a posto". "Le cose ora seguiranno il loro corso, ma alla fine l'Italia è una democrazia, per cui ho piena fiducia nelle vostre autorità".

Nella vicenda è intervenuta anche la Ong Sea Watch: "Siamo vicini a Carola, la nostra Comandante": si legge un tweet. "La nostra Capitana continuava a chiedere: sono sbarcate le persone? Non facciamo altro che pensare a lei".



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