È morta la donna rimasta tetraplegica la notte di Piazza San Carlo a Torino

Marisa Amato si è spenta questa mattina dopo un aggravamento delle condizioni, assistita dai familiari. Le vittime dell tragedia del 3 giugno 2017 sono ora due. Il punto sui processi

È morta la donna rimasta tetraplegica la notte di Piazza San Carlo a Torino

Articolo aggiornato alle ore 12,36 del 25 gennaio 2018.

È morta questa mattina al Cto di Torino Marisa Amato, la donna rimasta tetraplegica a causa di un trauma vertebro-midollare riportato durante i fatti di Piazza San Carlo del 3 giugno 2017. Negli ultimi giorni si erano manifestati i sintomi di un'infezione che ha causato il peggioramento delle condizioni respiratorie. Marisa Amato si è spenta questa mattina dopo un aggravamento delle condizioni, assistita dai familiari.

Marisa Amato era assistita a casa dopo aver riportato nella calca della folla come conseguenza permanente una tetraplegia. Negli ultimi giorni si erano manifestati i sintomi di una infezione che ha causato, come conseguenza, il peggioramento delle condizioni respiratorie. Per questo motivo la donna si era rivolta al pronto soccorso del CTO di Torino nel pomeriggio del 23 gennaio.

È morta la donna rimasta tetraplegica la notte di Piazza San Carlo a Torino
 Torino, Piazza San Carlo (Afp)

(Piazza San Carlo, 3 giugno 2017. Foto Afp)
 

Gli esami, spiegano dell'ospedale, "hanno evidenziato un versamento pleurico, che è stato drenato e la sua difficoltà respiratoria è stata sorretta con ventilazione non invasiva". Ricoverata presso la Terapia Intensiva del Cto (diretta dal dottor Mauriziano Berardino), Marisa Amato, si riferisce ancora dal nosocomio torinese, "ha espresso con lucidità e fermezza la volontà che la terapia, soprattutto il supporto respiratorio, non prevedesse mezzi invasivi come l'intubazione tracheale o la tracheotomia, qualora la ventilazione non invasiva non risultasse sufficiente, pur avendo ben chiaro che questa decisione avrebbe potuto portarla ad un peggioramento fatale".

I fatti del 3 giugno 2017

Marisa Amato è la seconda vittima degli incidenti di Piazza San Carlo. La sera del 3 giugno 2017, sulla piazza dove era stato posizionato un maxi schermo per l'incontro di Champions League tra Juventus e Real Madrid, improvvisamente si scatenò il panico provocato, forse, dalla cosiddetta "banda dello spray" con bombolette al peperoncino, per cui è in corso un processo, che vede imputati cinque giovani. Negli incidenti rimase schiacciata la trentottenne Erika Pioletti, che aveva accompagnato il fidanzato a vedere la partita e che morì dopo pochi giorni per le gravi conseguenze delle ferite.

Marisa Amato, invece, quella sera non era andata in Piazza San Carlo ma stava passeggiando con il marito nel centro di Torino, quando fu travolta e schiacciata dalla folla impazzita. Conseguenze che la lasciarono tetraplegica con le braccia e le gambe completamente bloccate. Una situazione che però non le ha impedito, una volta tornata a casa, dopo un lungo periodo di ricovero in ospedale, di continuare a mantenere un contatto con l'esterno, grazie all'aiuto del marito Vincenzo e dei figli Viviana e Danilo, sui social attraverso la pagina Fb, "Aiutiamo Marisa Amato" e anche una onlus "I sogni di Nonna Marisa", creata per raccogliere fondi per i malati in difficoltà.

Due processi

Per gli incidenti di quella sera è in corso un altro processo, che vede tra gli imputati anche la sindaca Chiara Appendino e il questore di allora Angelo Sanna con altre tredici persone. Le accuse sono di disastro, lesioni ed omicidio colposo. Ora, nel caso in cui gli accertamenti medici confermassero che la morte della signora Amato è conseguenza del ferimento, i pm dovrebbero contestare un secondo omicidio, che si aggiunge a quello della 38enne Erika Pioletti, fino a stamattina unica vittima della tragedia.

Alla udienza preliminare del processo Marisa Amato non avevo voluto mancare e lo scorso 23 ottobre aveva raggiunto in ambulanza l'aula bunker del tribunale dove, assistita dall'avvocato Nicola Menardo, si era costituita parte civile e in quell'occasione aveva scritto su Fb "il 23 ottobre 2018 è una data che corrisponde a 507 giorni di vita inaccettabile, fitta di sofferenza, dolore, mio e dei miei cari. Non credo nei miracoli ma dal 3 giugno 2017 non desidero altro che migliorare questa situazione terribile. Pretendo però di avere la possibilità per tentarle tutte, vivendo ogni giorno dignitosamente e soprattutto di non dover gravare anche economicamente sui miei figli. Anche oggi in tribunale noi quattro uniti!".



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