La battaglia tra il Governo e i Benetton sulla revoca della concessione ad Autostrade

I quotidiani riferiscono delle conclusioni cui è giunta la commissione tecnica istituita da Toninelli. Ma Atlantia non si arrenderà senza combattere

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La revoca unilaterale della concessione ad Autostrade “è legittima”. E non comporta neppure il pagamento del risarcimento previsto dalle clausole che sanzionano la chiusura anticipata del contratto. In quanto sarebbero “nulle”. A causa del “grave inadempimento” del concessionario dovuto al crollo repentino del ponte, quindi presumibilmente alla non congrua sua manutenzione.

Sarebbero questi i punti cardine della Relazione della commissione tecnica istituita dal ministro dei Trasporti Danilo Toninelli il 29 marzo scorso, e presieduta da Hadrian Simonetti secondo quel che riferisce la Repubblica. Tuttavia non si esclude che “la società possa far valere in giudizio queste clausole, e ottenere invece il risarcimento stabilito”, che si potrebbe aggirare tra i 20 miliardi secondo i calcoli di Mediobanca e i 22-25 miliardi di euro secondo quelli avanzati dagli analisti.

Eppure, anche a fronte di conclusioni che sembrano inequivocabili, sottolinea sempre il quotidiano romano, “la revoca non va considerata scontata”. Fonti vicine al M5s assicurano che Di Maio e Toninelli “non si muoveranno così rapidamente, e che per il momento potrebbero limitarsi a utilizzare la relazione per indirizzare le decisioni rispetto ad altri dossier aperti”.

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Il Messaggero su carta aggiunge che la relazione degli esperti del Mit consta di 63 pagine, secondo le quali Autostrade per l’Italia “è responsabile del crollo del ponte di Genova per gravi inadempienze” si legge “e lo Stato, sempre a giudizio della commissione, non dovrà nemmeno indennizzare la società perché ha violato il ‘principio dell’affidamento’, sancito dall’articolo 9 bis della convenzione”. In punta di diritto si afferma infatti che “il crollo ha comportato la mancata restituzione di un bene la cui custodia la concessione aveva affidato ad Autostrade per l’Italia, che era tenuta a restituirlo integro. Questo configura un grave inadempimento che consente la revoca unilaterale della concessione” spiega più nel dettaglio il quotidiano della Capitale.

“Il crollo – recita un passaggio dell’abstract della relazione del Mit – lascia presupporre gravi lacune del sistema di manutenzione che si possono ritenere sussistere su tutta la rete autostradale (molti ponti hanno lo stesso livello di rischio di quello di Genova) che pertanto giustificano che lo Stato abbia perso fiducia nell’operato di Aspi”.

“La concessione Autostrade è revocabile senza penali” titola con sicurezza Il Fatto Quotidiano, cosicché il report dei tecnici del ministero dei Trasporti “offre basi giuridiche alla linea dura dei 5Stelle” nei confronti di Autostrade per l’Italia e della famiglia Benetton che controlla la società tramite Atlantia. “La soluzione intermedia, cioè la revoca della concessione soltanto nel tratto ligure, non viene però considerata praticabile” aggiunge il quotidiano.

E Autostrade e Atlantia, ovviamente, “non si arrenderanno senza combattere (…) ma il governo avrà buona probabilità, anche se non la certezza assoluta, di riuscire a vincere” perché il crollo del ponte Morandi renderebbe infatti nulle o almeno non applicabili le clausole che regolano la rescissione del rapporto tra lo Stato e il concessionario” annota il giornale diretto da Marco Travaglio. “Non sarebbe quindi applicabile la clausola rescissoria che Autostrade ha più volte detto di essere pronta a invocare, cioè il pagamento dei 20 miliardi che equivalgono agli utili che la concessione garantisce all’azienda fino al 2038, sulla base di un contratto che ha lasciato praticamente tutto il potere al privato e nessuno allo Stato” scrive Il Fatto.

“Lo scontro tra governo e Atlantia insomma – annota il Corriere della Sera nell’edizione in edicola – non accenna a spegnersi. E anzi, a ravvivarlo, arriva la relazione del gruppo di lavoro interistituzionale istituito nell’ambito dell’ufficio di Gabinetto del Ministero dei Trasporti”. “Il nodo resta quello dei risarcimenti per la risoluzione anticipata che il governo non intende pagare. (…) Ma è la stessa relazione a precisare che comunque Aspi li chiederà in sede di contenzioso e non si può escludere che li ottenga”.  Un dettaglio non insignificante.



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