Cosa succederà ora alle case sotto al Ponte Morandi

E come cambierà la viabilità a Genova dopo il crollo dello snodo che alleggeriva il traffico tra la zona est e quella ovest

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Piero CRUCIATTI / AFP
 
 Quello che resta del Ponte Morandi 

Il ponte Morandi è sparito anche da Google Maps. L’applicazione di Mountain View ha aggiornato i suoi percorsi dopo il crollo del viadotto nei pressi di Genova. Come ricorda il Corriere della Sera, sono in aumento i disagi per gli automobilisti che devono raggiungere la Francia o che devono arrivare nel capoluogo ligure, soprattutto da Firenze, Bologna e Milano. C’è poi, come ha ricordato anche il ministro Salvini a In Onda, su La 7, la questione di chi deve ritornare dalle ferie in Sardegna e in Corsica e che dovrà transitare dal porto di Genova.

I nuovi itinerari

Per raggiungere l’aeroporto del capoluogo ligure, ad esempio, è stata esclusa l’opzione A7 che avrebbe comportato il passaggio sopra il ponte Morandi. L’alternativa è passare per l’A26 che, come ricordato, sarà altamente trafficata e congestionata nelle prossime settimane. Così come l’Aurelia che, probabilmente, sarà l’arteria stradale che dovrà sopportare un cospicuo aumento del numero di mezzi circolanti sulla propria carreggiata.

Per arrivare a Ventimiglia e al confine francese, invece, i tempi di percorrenza aumentano di circa un’ora. La soluzione preferita da Google Maps, ora, è quella di aggirare completamente la città di Genova passando per l’Emilia per poi riprendere il normale percorso all’altezza di Savona. Sul sito della Polizia di Stato, in continuo aggiornamento, ci sono informazioni relative ai singoli tratti di autostrada chiusi o interdetti al traffico. Con tutte le alternative per raggiungere i vari confini con la Francia (compreso quello del Frejus) e conoscere la situazione sulla circolazione ferroviaria tra ritardi e nuovi convogli.

Sfollati, case demolite e nuovi (possibili) crolli

Un’altra questione è quella che riguarda le famiglie che vivono, o vivevano, sotto o nelle vicinanze del ponte Morandi. La pericolosità della struttura menomata, secondo i numeri de La Stampa, riguarda 632 persone e 311 nuclei familiari. Uno dei piloni del ponte, infatti, si trova tra i quartieri di Sampierdarena e Certosa, rappresentando una reale minaccia per i residenti delle numerose case popolari della zona. 

Oltre al centro civico di Via Buranello, messo a disposizione degli sfollati dopo il crollo, diversi albergatori hanno deciso di aprire le loro stanze a chi è rimasto senza casa. Così altri luoghi, come scuole e case di riposo, si stanno attrezzando per contribuire a questa politica di accoglienza e solidarietà. Sempre su La Stampa, sono riportate le testimonianze di chi è dovuto fuggire in fretta portando con se solo qualche abito e qualche oggetto personale. Con il rimpianto e il ricordo delle battaglie portate avanti attraverso il comitato contro il ponte, nato nei vari quartieri interessati alla tragedia, e rimaste inascoltate: “Avevamo paura, quello è un ponte maledetto, non bisogna costruirlo”.  

Per tutte queste persone non ci sarà la possibilità di ritornare all’interno delle proprie case. Come ha affermato il ministro Salvini, parole tra l’altro catturate da questo video di Repubblica, "le case verranno demolite tutte e l'impegno è di ridare entro la fine dell'anno un'abitazione a tutte le persone che per motivi di sicurezza le hanno dovute abbandonare". Alcuni appartamenti sarebbero già stati individuati dal Comune di Genova e dalla Regione Liguria. 



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