Due mesi dopo la morte di Pamela, restano ancora tanti misteri da chiarire

Dubbi sul ruolo effettivo dei tre nigeriani incarcerati. La relazione finale del Ris potrebbe riservare delle sorprese

Due mesi dopo la morte di Pamela, restano ancora tanti misteri da chiarire
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 Pamela Mastropietro

A due mesi esatti dall'omicidio di Pamela Mastropietro, avvenuto il 30 gennaio scorso a Macerata, ci sono ancora dubbi sul ruolo effettivamente svolto dai tre nigeriani finiti finora nell'inchiesta: uno - Innocent Oseghale - indagato per omicidio volontario e detenuto a Marino del Tronto (Ascoli Piceno) per i reati di vilipendio e occultamento di cadavere; gli altri due - Desmond Lucky e Awelima Lucky - detenuti a Montacuto (Ancona) anche per l'omicidio oltre che per il resto. Secondo indiscrezioni che però al momento non trovano conferma né in ambienti della Procura maceratese né tra gli investigatori del Comando provinciale e del reparto operativo provinciale dei carabinieri della città e neppure tra i difensori dei tre nigeriani, la relazione finale del Ris di Roma dei carabinieri potrebbe riservare delle sorprese in merito alla presenza o meno di tracce - palmari, plantari, biologici ed anche riferite ai telefonini - di qualcun altro che non fosse Oseghale. Il quale è l'affittuario dell'appartamento di via Spalato dove la 18enne romana, allontanatasi il giorno prima dalla comunità di Corridonia (Macerata) e raggiunto il capoluogo in cerca di droga, ha trovato la morte. E dove il suo corpo è stato orribilmente sezionato, con i resti umani poi messi in due trolley, uno dei quali appartenente alla stessa Pamela, e poi abbandonati lungo la strada provinciale di Pollenza, sempre nel Maceratese. Resti che sono tuttora custoditi all'obitorio di Macerata: la Procura non ha ancora autorizzato la sepoltura.

L'attesa per la relazione del Ris

Gli atti consegnati dal Ris al procuratore capo Giovanni Giorgio sono secretati e solo nei prossimi giorni - dovrebbe essere mercoledì 4 aprile - saranno a disposizione dei legali dei tre nigeriani. Ed anche gli investigatori avranno conoscenza delle risultanze scientifiche. Si parla però di tracce riconducibili al solo Oseghale, tra i tre nigeriani indagati per l'omicidio, e al conducente dell'auto su cui la sera del 30 i due trolley furono caricati e portati a Pollenza. Quest'ultimo ha anche ammesso che, dopo aver riportato indietro chi aveva abbandonato i trolley, era ritornato da solo in quel punto della strada e aveva aperto le valigie rendendosi quindi conto di quello che vi era contenuto ed era andato via, a Roma. Salvo poi, alla notizia che un passante aveva fatto la scoperta dei resti umani ed avvisato polizia locale e carabinieri, farsi avanti e riferire agli investigatori quanto avvenuto. Se davvero non dovessero essere emerse tracce diverse da quelle della presenza di Oseghale, e dello stesso 'tassista', allora il giallo sarebbe ancora più fitto sulle reali responsabilità nel delitto. Ma i legali degli indagati preferiscono tenere un profilo basso, attendono di leggere la relazione del Ris.

La cautela dei legali

"Inutile azzardare ipotesi o pensare cose particolari - dice all'AGI l'avvocato Gianfranco Borgani, difensore di Desmond Lucky - aspettiamo di leggere le carte. Certo, se fosse come le indiscrezioni fanno intendere, allora la situazione per il mio assistito cambierebbe del tutto, e in maniera molto significativa. Non è certo una cosa da niente sostenere di aver lasciato lì la ragazza viva con qualcun altro e di essere tornato dopo alcune ore e trovato un'altra situazione...", riferendosi a Oseghale. Il legale ribadisce quindi i dubbi che da subito aveva espresso sulle tracce digitali di cui aveva parlato il tecnico informatico incaricato dalla Procura di effettuare questo esame, ovvero sulle celle telefoniche agganciate nella zona di via Spalato in quelle ore dal 29 al 30 gennaio e che secondo una prima ipotesi riguarderebbero anche il telefonino del suo assistito. Ma lì - dice Borgani - ci sono strade che rimandano agli stessi apparati ripetitori e dunque non è detto che effettivamente quel telefonino fosse in quell'appartamento. A sua volta l'avvocato Simone Matraxia, di recente subentrato nella difesa di Oseghale, dice anch'egli che "è meglio non sbilanciarsi, occorre leggere le carte, non diamo nulla per scontato o acquisito". Certo, se le indiscrezioni dovessero risultare dati reali, è evidente che la posizione di Oseghale diverrebbe ancor più delicata, e al tempo stesso rimetterebbe in discussione l'intero impianto accusatorio della procura maceratese. Bisognerà aspettare la prossima settimana per avere un primo quadro delineato.

Pamela incontrò una terza persona?

La Procura mantiene intanto un profilo riservato, facendo però sapere nelle ultime ore che - al contrario di quanto filtrato dalle indiscrezioni - gli accertamenti scientifici in realtà non sono conclusi, vanno anzi avanti. E pertanto non si può parlare di deposito definitivo della relazione ma solo di documentazione che si aggiunge ad altra già acquisita e quindi allo stato è ancora tutto da ritenere preliminare. Anche perché devono essere effettuati altri esami - filtra dalla Procura - relativamente ad una traccia biologica che farebbe pensare ad una terza persona venuta a contatto diretto con la 18enne romana, dopo il tassista locale conosciuto il giorno prima appena arrivata a Macerata da Corridonia, e dopo Oseghale, con il quale era salita fino all'appartamento di via Spalato e assunto droga. Non è noto di che tipo di traccia biologica si tratti né in quale parte del corpo della vittima sia stata individuata, si sta lavorando per risalire attraverso questo Dna rilevato al nome e volto della persona a cui appartiene. E per questo gli investigatori del Comando provinciale dei carabinieri, come pure quelli del Ris, e gli inquirenti preferiscono tenere un profilo basso. 



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