"Non mi interessano i soldi, voglio solo che dopo 30 anni venga fatta giustizia"

Vincenzo Agostino è il padre di Nino, poliziotto ucciso nel 1989 insieme alla moglie nel Palermitano. Da oltre 30 anni continua a chiedere giustizia. Il delitto da allora è rimasto irrisolto 

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"Non mi interessano i 50 mila euro ma che si faccia giustizia, che si porti alla luce questa situazione. Non mi interessa il risarcimento economico, ma quello morale: che ciò che non ha fatto lo Stato, possa farlo io". Lo dice all'AGI Vincenzo Agostino, padre di Antonino (detto Nino) Agostino, il poliziotto ucciso il 5 agosto 1989 a Villagrazia di Carini, nel palermitano, insieme alla moglie incinta, Ida Castelluccio. Un delitto che è rimasto irrisolto.

Il padre Vincenzo oggi ha 83 anni e combatte da 30 per scoprire la verità su quella tragica morte. Ora chiede 50 mila euro di risarcimento all'ex poliziotto Guido Paolilli, indagato per favoreggiamento in concorso aggravato nel 2008, procedimento poi archiviato per prescrizione.    

Tra tre giorni - giovedì 16 gennaio - la famiglia Agostino porterà Paolilli (che oggi è in pensione) davanti al giudice del tribunale civile di Palermo. La richiesta è di 50 mila euro ma Vincenzo già annuncia che, se mai riuscisse a ottenere questo risarcimento, utilizzerebbe questi soldi per fare beneficenza e aprire una biblioteca per giovani senza risorse. 

La barba bianca di Vincenzo Agostino è ormai il simbolo di una battaglia portata avanti con compostezza e senza clamori. Una barba che non viene tagliata da 30 anni, da quel 5 agosto 1989, come forma di protesta contro una giustizia che non arriva, in nome della strenua ricerca della verità sulla morte del figlio: Nino Agostino, poliziotto di Palermo (che si occupava anche della ricerca di grandi latitanti), ucciso ad appena 28 anni dai proiettili di un gruppo di sicari in motocicletta davanti a casa dei genitori.

Cosa succederà giovedì? "Non succederà nulla - risponde Vincenzo Agostino all'AGI - figuriamoci, con la legge italiana, cosa vuole che succeda. Temo che i tempi si allunghino all'infinito...". Ma crede ancora nella giustizia italiana? "Io ancora ci credo nella giustizia - sottolinea - perché c'è una nuova gioventù che ci crede, che ha visto moltissima sofferenza, ha visto quante vittime innocenti ci sono state nel nostro paese. La giustizia siamo noi - aggiunge - dobbiamo formarci con uno Stato nuovo, e io mi auguro che, dopo tutte queste vicende nella magistratura dove ci sono giudici corrotti accanto a quelli puliti, ecco speriamo di trovare un giudice abbastanza bravo e onesto".



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