AGI – Dopo l’approvazione del Consiglio dei ministri del decreto-legge che ha stanziato un pacchetto di aiuti per autotrasporto, agricoltura e pesca, i settori colpiti dal rincaro del gasolio, la situazione di tensione con gli autotrasportatori che in diverse regioni hanno bloccato le strade sembra si stia appianando. Giorgia Meloni in un video sui social ha ringraziato le associazioni che hanno revocato i fermi, ma ha avvertito che "in alcune zone pochi soggetti continuano a bloccare le strade": "Questa non è protesta, è intimidazione e l'intimidazione non la tolleriamo".
L'attenzione del governo era riservata soprattutto ai blocchi in Campania dopo le proteste dei Tir nei giorni scorsi, l'interlocuzione nella notte c'è stata soprattutto con la prefettura di Napoli che ha informato l'esecutivo, tra l'altro, che le forze di polizia hanno scortato 11 cisterne dai depositi di Volla e Casoria diretti alla Q8 del capoluogo della regione. Con il passare delle ore la situazione si è regolarizzata e anche l'allarme sulla precettazione sembra rientrato. "La situazione dei rifornimenti sta tornando alla normalità", ha spiegato il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, Matteo Salvini.
La questione della precettazione
In ogni caso non c'era alcun rischio di precettazione di categoria perché nessuna sigla scioperava, sottolineano fonti del governo, eventualmente verrebbero ora precettati singoli manifestanti, ma solo nel caso in cui le manifestazioni dovessero limitare i diritti costituzionalmente sanciti.
Il via libera agli aiuti
Al momento, dunque, sono venute meno le preoccupazioni espresse - dalla premier Giorgia Meloni in primis - anche dopo il Consiglio dei ministri che ha dato il via libera al pacchetto di aiuti al settore dell'autotrasporto e dell'agricoltura. Ieri la commissione di garanzia dell'attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali aveva deliberato "di segnalare al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti e, per il suo tramite, alle Autorità territoriali" con riferimento "alle azioni collettive degli autotrasportatori in corso di svolgimento nelle Regioni" del Sud Italia, "il fondato pericolo di pregiudizio ai diritti della persona costituzionalmente tutelati" con l'invito "ad adottare" le misure necessarie "a prevenire il predetto pregiudizio".
E aveva proposto "alle medesime Autorità di ordinare l'immediata cessazione dei blocchi stradali nei confronti dei singoli aderenti alle azioni collettive in corso". "Le azioni collettive, allo stato portate avanti da comitati autonomi e spontanei di autotrasportatori, e perpetrate mediante l'attuazione di blocchi stradali, hanno determinato - si legge nella deliberazione della Commissione di ieri - una seria compromissione degli approvvigionamenti dei beni di prima necessità e dei farmaci alla popolazione, nonché del carburante alla rete di pubblica distribuzione".
I rischi evidenziati dalla Commissione
Si considerava che "la prolungata azione di fermo" aveva determinato "un grave e progressivo svuotamento della rete di distribuzione alimentare primaria" con "il concreto rischio di carenza di generi alimentari di prima necessità per le comunità locali". Inoltre si evidenziava che "la sospensione del trasporto di carburante alla rete di pubblico approvvigionamento" aveva determinato "effetti vulneranti trasversali sulla regolarità dei servizi pubblici essenziali, avendo inciso, in senso pregiudizievole, anche sull'erogazione dei servizi di trasporto". E che "le azioni di blocco stradale e/o di rallentamento della circolazione" avevano dispiegato "un effetto vulnerante sull'intero sistema economico, avendo inciso sulla mobilità delle persone e quindi, in ultima analisi, su tutte le attività (essenziali e non)".
Le conseguenze sui servizi essenziali
Infine la Commissione rilevava che "l'azione di protesta" aveva comportato "anche l'interruzione di servizi di trasporto dei rifiuti, con la conseguente saturazione dei siti di stoccaggio e pregiudizio per i servizi di raccolta e smistamento dei rifiuti". La mancanza di "approvvigionamento del carburante - l'osservazione - è suscettibile finanche di incidere sulla regolare erogazione del servizio di emergenza urgenza sanitaria, essendo necessario ai fini del rifornimento dei mezzi di soccorso".
Le segnalazioni sui presidi ancora attivi
Nel documento si faceva notare anche che "nonostante le dichiarazioni di revoca delle azioni di autotutela rese dai rappresentanti delle associazioni rappresentative Fedralog e Aias, notizie di stampa circolate" continuavano "ad evidenziare la perdurante attuazione di presidi e azioni di protesta da parte di autotrasportatori (quanto meno nell'ambito delle Regioni Puglia e Campania)" che non risultavano "ascrivibili ad associazioni rappresentative di categoria, bensì a comitati spontanei di autotrasportatori e agricoltori". La commissione di garanzia sottolineava infine "il pericolo di un pregiudizio grave e imminente alla salute, alla sicurezza e alla libertà di circolazione delle persone", segnalando la situazione "al presidente del Consiglio o al ministro da lui delegato ovvero al prefetto, a seconda della portata (nazionale o locale) del conflitto" con l'invito ad adottare "con ordinanza le misure necessarie a prevenire il pregiudizio".
Lo scontro politico sulle proteste
Sulle proteste dei tir intanto prosegue lo scontro tra maggioranza e opposizione. Il leader M5s Giuseppe Conte ha incontrato a Pizzo Calabro i lavoratori: "Vogliamo richiamare la responsabilità di chi governa su una drammatica realtà quotidiana e ci troverete sempre al vostro fianco perché la vostra manifestazione è pacifica. Se così non fosse non saremmo qui", le parole del presidente del Movimento. "Servono soluzioni strutturali", dice il Pd con la capogruppo dem alla Camera, Chiara Braga. "Il disagio dei lavoratori noto da tempo", afferma Raffaella Paita (Iv). "Forse certe organizzazioni usano il caos per ridefinire le competenze territoriali attribuendosi un ruolo economico per indebolire la tenuta dello Stato", l'osservazione del ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida in un'intervista al Corriere della Sera.
La situazione a Napoli
"Il decreto legge è stato un po' la svolta", dice il prefetto di Napoli, Michele di Bari, parlando delle proteste degli autotrasportatori a Napoli, dove la situazione sta tornando gradualmente alla normalità. "Mentre in un primo momento le proteste altrove erano già state tutte sospese, qui invece a Napoli e in Campania, nelle prime ore del pomeriggio di ieri erano ancora ferme, tanto è vero che proprio perché la questione idrocarburi stava diventando sempre più pesante, ho riunito le società di autotrasportatori perché a loro volta si facessero parte attiva nei confronti dei loro dipendenti. Avevamo già previsto - spiega il prefetto - un piano operativo alternativo addirittura con idrocarburi, in collaborazione con la raffineria di Taranto e avevano già pronto un provvedimento di precettazione con tutta la lista degli autisti che sarebbe scattato nelle ore notturne".
La normalizzazione dei trasporti
"Avevamo predisposto anche la scorta per alcuni trasporti, ma non c'è stato più bisogno perché i presidi sono stati tolti e quindi si è andati verso la normalizzazione. Addirittura all'alba di questa mattina c'era una fila di 150 autocisterne pronte per caricare", aggiunge. Nel porto di Napoli resta un presidio, che secondo il prefetto è "un presidio di testimonianza, ma non crea difficoltà".