AGI - Quasi 27.000 sono state le vittime nel Mediterraneo centrale dal 2014. Nel 2026 sono diminuiti gli arrivi di migranti ma sono aumentate le morti: una ogni 23 persone arrivate. Sono i dati forniti dall'Unhcr, dall'Unicef e dall'Oim, presenti a Lampedusa per commemorare le vittime del naufragio del 3 ottobre 2013, che indicano che "a fronte di un dimezzamento degli arrivi via mare registrato nel corso del 2026 rispetto all'anno precedente, il rapporto tra il numero di morti e dispersi e di persone arrivate lungo la rotta del Mediterraneo Centrale rimane drammaticamente elevato".
Da inizio anno a fine settembre, sono state registrate circa 1.000 persone morte o disperse lungo questa tratta, il che equivale a una media di quasi quattro vittime al giorno. Il tasso di rischio per chi intraprende la traversata è sensibilmente aumentato, passando da un decesso registrato ogni 60 arrivi nello stesso periodo dello scorso anno, a un rapporto stimato di uno ogni 23 nel 2026.
"È come se un naufragio delle stesse proporzioni di quello del 3 ottobre 2013 - spiegano le Nazioni Unite - si fosse ripetuto ogni due mesi, per tredici anni consecutivi. E questa è una stima per difetto, che non tiene conto delle innumerevoli tragedie fantasma, mai registrate".
"Questa rotta - proseguono - continua a rappresentare una delle traversate più pericolose a livello globale, concentrando circa il 75% di tutti i decessi documentati nel Mediterraneo negli ultimi dodici anni". Per circa due terzi di queste persone (quasi 18.000) non è stato possibile procedere al recupero della salma, una circostanza che aggrava l'impatto del trauma sulle famiglie nei paesi d'asilo o di origine.
Sempre più minorenni da soli tra i migranti
A cambiare non è solo la mortalità della rotta, ma anche il profilo di chi la attraversa. Sono sempre di più le bambine, i bambini e gli adolescenti che affrontano il mare da soli. Negli ultimi tredici anni, oltre 190.000 minorenni hanno raggiunto l'Italia attraverso il Mediterraneo Centrale; più del 75% di loro non era accompagnato.
Nello stesso periodo di riferimento del 2026 (da gennaio a metà settembre), si registra inoltre un numero consistente di persone intercettate in mare e riportate in Libia, pari a 17.067 individui, una cifra che si attesta su livelli simili a quelli degli arrivi registrati sulle coste italiane nello stesso lasso temporale, confermando la persistente centralità della rotta e la necessità di una risposta internazionale coordinata.
L'appello delle agenzie dell'Onu
"I dati confermano una verità scomoda: la crisi umanitaria nel Mediterraneo non si è mai conclusa, si è solo allontanata dai nostri occhi. Le grandi tragedie attirano l'attenzione mediatica, ma molte persone hanno perso la vita in centinaia di piccoli, costanti naufragi".
Le tre agenzie sottolineano "l'importanza di ampliare i canali regolari e sicuri di ingresso come strumento fondamentale per offrire alternative concrete ai viaggi irregolari e per supportare i paesi di primo approdo nella gestione umana, sicura e ordinata dei flussi migratori".