AGI - Sono 472 i casi di morbillo registrati in Italia nei primi cinque mesi del 2026. Il dato è nella circolare "Morbillo - analisi epidemiologica e raccomandazioni operative" (anni 2024-2026) del dipartimento prevenzione del Ministero della Salute. In particolare, dal confronto dei dati relativi ai primi cinque mesi degli anni 2024, 2025 e 2026, i casi confermati totali a livello nazionale del 2026 sono risultati superiori a quelli del 2025 (rispettivamente 472 e 322 casi confermati), mantenendosi tuttavia al di sotto dei livelli registrati nel 2024, quando i casi confermati nello stesso periodo risultavano 509.
Le regioni più colpite
L'aumento è particolarmente evidente soprattutto in alcune Regioni: la Calabria cresce da 17 a 265 casi segnalati; il Lazio passa da 47 casi segnalati nel 2025 a 54 casi segnalati nel 2026; la Toscana registra 49 casi segnalati nel 2026, mentre nello stesso periodo del 2025 segnalava 6 casi di morbillo. Considerando i casi segnalati nel 2026, l'età mediana risulta pari a 30 anni.
I più colpiti tra i 15 e i 39 anni
La fascia di età maggiormente interessata è quella compresa tra 15 e 39 anni (345 casi), seguita dalla fascia 40-64 anni (124 casi) e da quella 0-4 anni (98 casi), evidenziando una maggiore incidenza del fenomeno nella popolazione adulta. L'incidenza più alta è stata osservata nei bambini con meno di 4 anni (49,4 casi per milione), a seguire gli adulti con fascia di età 15-39 anni (22,3 casi per milione).
L'incidenza osservata negli adulti con fascia di età 40-64 anni è stata di 5,7 casi per milione. Per quanto riguarda i ricoveri, si osserva un aumento percentuale nel tempo: dal 49,5% nel 2024, al 56,3% nel 2025 e al 57,8% nel 2026. Sul fronte vaccinale, tra i casi con stato vaccinale noto, la quasi totalità dichiara di non essere vaccinata (93,3% nel 2026), lo stato vaccinale non è noto per 115 casi su 609 (18,9%). Nel complesso, i dati evidenziano una crescita dei contagi rispetto all'anno precedente, una concentrazione in specifiche fasce d'età adulte e aree geografiche e un impatto rilevante dello stato vaccinale sull'incidenza della malattia.