AGI - Non è visibile solo per chi non lo vuole vedere.
C'è un filo nero che penetra e influisce sulle menti dei nostri teenager in Italia, fino a indurli a tentare di uccidere.
La prof aggredita e i video condivisi sui social dall’adolescente
I quotidiani riportano che il tredicenne che ieri ha accoltellato la professoressa Isabella Marsilio alla scuola 'Verga' del quartiere Centocelle a Roma era solito vedere e ripubblicare video e meme riguardanti Anders Behring Breivik (lo stragista di Utoya), Brenton Harrison Tarrant (lo stragista di Christchurch) e Timofey Kulyamov (il quindicenne russo che a dicembre uccise in una scuola nei dintorni di Mosca un bambino tagiko di 10 anni, solo dopo avergli chiesto di quale nazionalità fosse).
È il filo del suprematismo bianco. Nella foto del tredicenne di Centocelle, pubblicata dai media, si vede chiaramente il simbolo dell'ok con le dita che viene usato, nella versione rovesciata, per sostenere il 'White Power'.
Non un caso isolato
L'omicidio di Mosca del piccolo Qobiljon Aliyev non ebbe all'epoca una grande risonanza sui media. Eppure il dodicenne di San Vito Lo Capo, che tentò di accoltellare un professore a fine maggio, scrisse sul suo casco proprio il nome di Timofey.
Il dodicenne siciliano indossò una maglietta con la scritta fascista 'Me ne frego' e, come a Centocelle, tentò di trasmettere con il suo telefonino l'aggressione nella scuola. Anche Tarrant e Kulyamov trasmisero i loro crimini in diretta sui social.
La tentata strage in una scuola
A marzo la polizia arrestò a Umbertide un diciassettenne con l'accusa di pianificare una strage in una scuola. I nomi di Breivik e di Tarrant sono emersi dalle indagini come i principali punti di riferimento ideologici del diciassettenne.
La magistratura umbra, siciliana e romana sta portando avanti le indagini. La nostra società può permettere che ci siano messaggi su internet che spingono minorenni, non imputabili di alcun reato, a tentare di uccidere?