AGI - Ogni estate, con l'apertura della stagione della nautica da diporto, al Centro Noesis per la salute emotiva e comportamentale di Napoli arrivano “richieste di aiuto che non somigliano a nessun'altra”. Non arrivano da uno studio, né da un pronto soccorso: arrivano da una barca. Da un telefono satellitare, a volte da una radio, spesso da un comandante che non sa cosa fare e che chiede se un medico possa raggiungerlo. Chi chiama descrive un passeggero in stato di agitazione acuta, un ospite che non riconosce più chi ha intorno, qualcuno che minaccia di gettarsi in acqua. E chiede una cosa che non è possibile dare: un intervento immediato in un luogo dove nessun intervento immediato può esistere.
"In mare non esiste il pronto soccorso dietro l'angolo: quando la crisi psichica arriva a bordo, l'equipaggio è solo", afferma Vincenzo Barretta, psichiatra e Direttore Scientifico del Centro Noesis di Napoli. "Su un'imbarcazione al largo, tra il momento in cui una persona perde il controllo e il momento in cui incontra un sanitario possono passare ore. In quelle ore chi decide non è un medico: è un comandante, un marinaio, una hostess di bordo. Persone competentissime nel loro mestiere, e completamente prive di strumenti per quello che si trovano davanti".
I dati del malessere psichico in mare
È un problema di cui, denuncia lo psichiatra, si parla poco. La cronaca dell'estate in mare è fatta di avarie, incagli, collisioni, cadute accidentali: nell'estate 2025 la Guardia Costiera ha soccorso 403 unità da diporto — 203 per avaria al motore, 83 per condizioni meteorologiche avverse, 51 per incaglio, 14 per collisioni. Il malessere psichico non compare in nessuna casella. Eppure, c'è, e chi naviga lo sa.
Perché il mare amplifica la fragilità
La vacanza in barca concentra in pochi metri quadrati e in pochi giorni tutti i fattori che la clinica riconosce come precipitanti di uno scompenso: consumo elevato di alcol, uso di sostanze, privazione di sonno, disidratazione, colpo di calore, conflitti relazionali in uno spazio da cui non si può uscire. Soprattutto, un elemento che Barretta indica come il più sottovalutato di tutti.
La sospensione della terapia in vacanza
"La sospensione della terapia farmacologica in vacanza è una delle cause più frequenti e più silenziose", spiega lo psichiatra. "Molti pazienti stabilizzati decidono di interrompere il trattamento perché associano la vacanza alla sospensione delle regole. Lo fanno in buona fede, spesso senza dirlo a nessuno. Poi si imbarcano, e a trecento miglia dalla costa il compenso salta".
L'imbarcazione come ambiente chiuso
Il mare, aggiunge, non crea la patologia: la rivela. «L'imbarcazione è un ambiente chiuso, senza vie di fuga, con una gerarchia forte e un pubblico permanente. Tutto ciò che a terra una persona riesce a contenere, lì viene amplificato. La salute emotiva e comportamentale non va in vacanza con noi: si porta dietro esattamente le condizioni in cui l'abbiamo lasciata».
Il decalogo per le emergenze a bordo
Da questa riflessione nasce un documento operativo pensato per comandanti, equipaggi, hostess, steward e personale di bordo: un decalogo per la gestione delle emergenze psichiche a bordo di yacht e imbarcazioni da diporto. L'obiettivo dichiarato è garantire la sicurezza della persona, degli altri passeggeri e dell'equipaggio, evitando interventi improvvisati e favorendo il tempestivo coinvolgimento dei servizi di emergenza.
1. Mettere la sicurezza al primo posto. Valutare immediatamente il rischio per la persona e per gli altri. Allontanare oggetti potenzialmente pericolosi — coltelli, corde, attrezzi, farmaci, alcolici. Impedire l'accesso alle zone da cui si può cadere in mare.
2. Mantenere la calma. Parlare con tono tranquillo e rassicurante. Evitare urla, minacce, provocazioni, atteggiamenti autoritari. La paura dell'equipaggio alza il livello della crisi.
3. Ridurre gli stimoli. Portare la persona in un ambiente tranquillo e ventilato, limitare il numero dei presenti, abbassare musica, rumori e luci intense, allontanare i curiosi.
Tecniche di dialogo e comunicazione pacata
4. Instaurare un dialogo pacato. Presentarsi con nome e ruolo, ascoltare senza interrompere, non discutere sulla veridicità di eventuali deliri o allucinazioni. Evitare frasi come «si sbaglia», «è tutto nella sua testa», «si controlli». Preferire «sono qui per aiutarla», «mi racconti cosa sta succedendo», «adesso pensiamo insieme a stare al sicuro».
5. Valutare rapidamente la causa. Considerare abuso di alcol, uso di sostanze, sospensione di farmaci, attacco di panico, episodio psicotico, episodio maniacale, depressione con rischio suicidario, trauma recente, colpo di calore, disidratazione, ipoglicemia o altra causa medica.
6. Valutare il livello di rischio. Se la persona minaccia di buttarsi in mare, vuole fare del male a qualcuno, è fortemente confusa, sente voci che impartiscono ordini, è estremamente agitata, non riconosce persone o luogo, presenta comportamento violento: la situazione va considerata un'emergenza.
Coinvolgimento immediato del comandante
7. Informare e coinvolgere il comandante. Immediatamente. Può rendersi necessario modificare la rotta, dirigersi verso il porto più vicino, richiedere assistenza alla Guardia Costiera, organizzare un intervento sanitario all'arrivo.
8. Contattare tempestivamente i servizi di emergenza. Guardia Costiera, 112, 118 o servizio sanitario competente secondo il Paese e l'area di navigazione. Comunicare posizione dell'imbarcazione, numero di persone coinvolte, sintomi osservati, eventuale uso di sostanze, eventuale rischio suicidario, eventuali comportamenti aggressivi.
Errori da evitare durante la crisi
9. Evitare interventi rischiosi. Non immobilizzare la persona se non strettamente necessario a prevenire un danno immediato, non somministrare farmaci non prescritti, non lasciarla sola, non sfidarla, non umiliarla davanti agli altri ospiti, non utilizzare forza non proporzionata.
10. Documentare l'accaduto. Orario di insorgenza, sintomi osservati, eventi precedenti, consumo di alcol o sostanze, interventi effettuati, persone presenti, comunicazioni con i servizi di emergenza. Sono informazioni preziose per i sanitari che prenderanno in carico il paziente.
La natura medica delle emergenze psichiche
Il decalogo si chiude su un punto che Barretta considera non negoziabile. «Ogni episodio acuto di alterazione dello stato mentale deve essere trattato inizialmente come una possibile emergenza medica oltre che psichiatrica», sottolinea lo psichiatra. «Ipoglicemia, ictus, trauma cranico, infezioni, intossicazioni, colpo di calore possono manifestarsi con sintomi identici a quelli di un disturbo psichico. Chiamare "crisi di nervi" quello che è un evento cerebrovascolare è l'errore che a bordo si paga più caro».
Dotazioni di primo soccorso necessarie
Su questo si innesta la raccomandazione operativa: a bordo dovrebbero essere presenti l'elenco dei numeri di emergenza, un protocollo scritto di gestione delle emergenze sanitarie, l'elenco dei porti più vicini, un kit di primo soccorso, acqua e soluzioni reidratanti, e la possibilità di contattare un medico via radio o telefono satellitare quando si naviga lontano dalla costa.
Formazione degli equipaggi e cultura della prevenzione
«Non chiediamo agli equipaggi di diventare psichiatri», conclude Barretta. «Chiediamo che sappiano riconoscere un'emergenza e che sappiano cosa fare nei venti minuti in cui sono gli unici presenti. Sulle emergenze cardiologiche questa cultura è stata costruita: oggi un defibrillatore a bordo non stupisce nessuno. Sulle emergenze psichiche siamo fermi all'improvvisazione. Il decalogo serve a colmare quel vuoto, non a sostituire il medico».