Agi - Da Roma a Bologna sono tanti i cittadini scesi in piazza per manifestare protestare dopo la morte di Abderrahim Fakir. Tensioni in Emilia Romagna dove, nel capoluogo un gruppo di manifestanti si è spostato da piazza del Nettuno, in corteo, fino davanti alla Prefettura, per mettere in scena una contestazione, urlando cori contro le forze dell'ordine come "Assassini". Sono venuti a contatto con la polizia in tenuta antisommossa schierata davanti alla Prefettura con le camionette. I manifestanti hanno lanciato oggetti contro gli agenti, tra cui una bomba carta, bottiglie e cartelli stradali divelti, che a loro volta hanno risposto con idranti e lacrimogeni.
Momenti di tensione si sono registrati nel pomeriggio anche davanti al Viminale, dove una ventina di manifestanti si è radunata per ricordare il 43enne di origini marocchine deceduto a Bologna durante un arresto, in circostanze ancora oggetto di indagine.
Le proteste dei manifestanti
Nelle fasi iniziali del presidio le forze dell'ordine in tenuta antisommossa hanno invitato i presenti a spostarsi dall'area antistante il ministero verso la vicina via che conduce al Teatro dell'Opera. Alla richiesta sono seguiti cori ostili all'indirizzo degli agenti al grido di "Assassini".
La situazione è comunque tornata rapidamente alla normalità e la protesta è proseguita in modo pacifico. I manifestanti si sono quindi schierati dietro un grande striscione recante il nome di Fakir, esponendo le fotografie di altre persone decedute mentre si trovavano sotto la custodia dello Stato, tra le quali spiccava il volto di Stefano Cucchi. Inoltre, i manifestanti hanno esposto una bandiera della Palestina e i vessilli di Potere al Popolo, accompagnati da un cartello con la scritta "Basta omicidi di Stato".
I cortei a Bologna
Anche la città della vittima è scesa in strada. Sono già almeno in 5000 i partecipanti alla manifestazione in piazza del Nettuno, promossa dal sindaco di Bologna, Matteo Lepore, per chiedere "verità e giustizia". Presenti, oltre al sindaco, il presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale e la famiglia dello scomparso. Proprio la sorella di Abderrahim Fakir ha avuto un malore improvviso, alla fine dell'intervento del sindaco Matteo Lepore, in piazza del Nettuno durante il presidio. Sul posto è stata chiamata un'ambulanza che l'ha portata in ospedale.
Tutta la famiglia si è unito alla battaglia della donna. "È un dolore che è difficile solo raccontare, siamo qui perché mio zio non venga dimenticato. Aveva accanto persone che lo amavano profondamente" ha detto sul palco la nipote Yosra Fakir, ma la voce si spezzava a più riprese in pianto. "Sono qui - ha spiegato - per dare voce a chi oggi non può parlare. Quello che è successo ha lasciato dentro di noi dolore, rabbia e tante domande. Per noi, mio zio non è mai stato e non sarà mai solo una notizia: era una persona che meritava aiuto rispetto, ascolto e dignità e ci fa male sapere che, in un momento di sofferenza e fragilità in cui chiedeva aiuto, qualcuno possa non essere riuscito a proteggerlo". Sottolineandocome: "Non siamo qui per chiedere odio e vendetta ma verità, giustizia, rispetto e umanità". "Se verranno accertate responsabilità - prosegue - chiediamo che vengano presi provvedimenti adeguati e che chi ha sbagliato non possa pi' ricoprire ruoli che richiedano fiducia. Vogliamo chiarezza anche su chi doveva prestare assistenza e vogliamo sapere se tutto ciò che poteva essere fatto è stato fatto".
Il parere della Sap
Intanto il Segretario Generale del Sap, Stefano Paoloni ha dichiarato: "Bene la decisione della Procura di Bologna di iscrivere nell'apposito Registro Modello 45-bis, previsto dall'ultimo Decreto Sicurezza, quanti ieri hanno preso parte alle diverse fasi dell'intervento in zona Pilastro a Bologna". ricordando che con la nuova norma "viene evitato l'automatismo dell'atto dovuto e l'iscrizione nel registro degli indagati qualora possano sussistere cause oggettive di giustificazione del reato". "Si tratta di un importante passo avanti e di una svolta storica voluta e cercata dal Sap, al fine di meglio tutelare gli operatori delle forze dell'ordine", sottolinea Paoloni, "l'iscrizione nel registro degli indagati avrebbe comportato importanti conseguenze negative come, ad esempio, il blocco del percorso di carriera. Questo, ovviamente, non significa che se dovessero emergere eventuali responsabilità non si proceda poi con l'avvio del procedimento penale. Non si tratta - precisa Paoloni - di uno 'scudo', ma solo di un primo vaglio di garanzia nei confronti di chi serve il Paese tutti giorni".
Le parole di Piantedosi
Il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, intervistato al Tg1 ha sottolineato come quella di Bologna "è stata una grande tragedia" ma "chi ha espressioni pregiudizialmente contrarie alle forze di polizia non ha fiducia in queste, ne' nella magistratura". Piantedosi ha poi espresso "dispiacere e grande cordoglio per i familiari", "dopodiché bisogna avere fiducia nell'autorità giudiziaria".
Il ministro ha ribadito "piena fiducia nella Polizia e nella magistratura" che "accerterà cosa è accaduto": "È un episodio molto documentato da bodycam e altre riprese fatte", ha osservato il titolare del Viminale. Piantedosi ha poi puntualizzato sul fatto che in base all'ultimo decreto Sicurezza gli agenti coinvolti sono stati iscritti sul modello 45 bis, non da indagati, ma solo con l''annotazione preliminar': "Mi permetta di dire che non è uno scudo penale, è una giusta collocazione in un registro apposito di persone che sembrano aver partecipato a un fatto con la presenza di una causa di giustificazione, voluto da una legge del governo Meloni".