AGI - La Procura di Roma ha iscritto nel registro degli indagati il ministro della Sicurezza nazionale israeliano, Itamar Ben-Gvir, in relazione ai fatti legati alla spedizione umanitaria "Global Sumud Flotilla". Il provvedimento, firmato dai sostituti procuratori Stefano Opilio e Lucia Lotti con il coordinamento del procuratore capo Francesco Lo Voi, segue l'apertura di un fascicolo d'indagine avviato nelle scorse settimane a Piazzale Clodio, alimentato dalle denunce formali depositate dagli attivisti al loro rientro.
I magistrati capitolini e i Carabinieri hanno già acquisito diverse testimonianze tra i partecipanti alla missione. Agli atti dell'inchiesta è stato allegato anche un video – originariamente pubblicato dallo stesso Ben-Gvir sui propri canali social – girato nel porto israeliano di Ashdod. Nel filmato si vede il ministro israeliano aggirarsi tra i volontari della Flotilla mentre questi si trovano in ginocchio, ammanettati con le mani dietro la schiena e fatti oggetto di scherno.
Ben Gvir: "Lo stivale è diventato Paese delle ciabatte"
"Lo stivale è diventato il Paese delle ciabatte": Itamar Ben Gvir affida al sarcasmo la risposta all'annuncio dell'apertura di un'indagine a suo carico da parte della Procura di Roma. Il ministro della Sicurezza israeliano ha postato il suo commento su X insieme a un titolo giornalistico che recita: "L'Italia ha annunciato: aperta un'indagine contro il ministro Ben-Gvir per il suo comportamento nei confronti dei detenuti della flottiglia diretta a Gaza".
Il fronte diplomatico in Libia
Sul secondo fronte della medesima vicenda, si muove la diplomazia italiana per i blocchi operati in Nord Africa. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha ricevuto aggiornamenti sulla condizione dei due cittadini italiani attualmente trattenuti a Bengasi, nella Libia orientale. Attraverso una nota ufficiale della Farnesina, il titolare del mandato governativo ha comunicato di aver chiesto l'intensificazione delle pressioni politiche e diplomatiche sulle autorità dell'amministrazione dell'Est libico, finalizzate a ottenere l'immediata scarcerazione dei due connazionali e dei loro colleghi di missione.
Le reazioni politiche
Il caso ha sollevato dure reazioni all'interno del Parlamento italiano. Sulla vicenda è intervenuto il capogruppo dell'Alleanza Verdi e Sinistra e presidente del gruppo Misto del Senato, Peppe De Cristofaro, che ha rilasciato una dichiarazione netta sulla sorte dei cooperanti:
La richiesta di liberazione
"I due cittadini italiani, impegnati nella missione umanitaria Global Sumud Convoy, la Flotilla di terra che voleva portare aiuti alla popolazione civile di Gaza, arrestati e detenuti illegalmente in Libia dal 24 maggio scorso devono essere liberati e tornare a casa. Con loro anche il resto degli attivisti della Global Sumud Flotilla detenuti in Libia. Il governo si attivi subito per riportare a casa Domenico Centrone e Dina Alberizia".
Le preoccupazioni sui diritti umani
Il parlamentare ha poi espresso profonda preoccupazione per il contesto in cui l'arresto si sta consumando: "La situazione è ogni giorno più preoccupante, in Libia, i diritti dei detenuti sono sistematicamente violati e le associazioni umanitarie denunciano abusi, torture, violenze e detenzioni arbitrarie in luoghi di prigionia gestiti sia dalle autorità statali che da milizie contro i migranti, ma anche contro i cittadini stranieri e gli operatori umanitari. Il governo adotti ogni iniziativa diplomatica utile a garantire intanto condizioni di detenzione rispettose dei diritti umani e faccia di tutto affinché sia messa fine a questa detenzione illegittima", conclude De Cristofaro.