AGI - "Personalmente plaudo a quell'insegnante coraggioso che ha affrontato a mani nude l'aggressore e l'ha disarmato. Merita un encomio": lo ha affermato il ministro dell'Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, oggi a La Spezia dove familiari, parenti e amici di Youssef Abanoub, lo studente accoltellato a morte venerdì scorso dal compagno di scuola Zouhair Atif, hanno organizzato un presidio davanti alla prefettura chiedendo giustizia per il 18enne ucciso.
Tornando a questo tragico episodio, Valditara ha insistito sull'uso dei metal detector da installare "in quelle scuole in cui vi siano particolari problematicità su richiesta del preside e d'intesa con il prefetto. Però tutto questo non basta. Serve una rivoluzione culturale".
L'aumento della violenza tra i giovani e il ruolo della scuola
"Il problema è l'aumento della violenza tra i giovani - ha osservato il ministro dell'Istruzione - tutte le indagini sono d'accordo: da alcuni anni si registra un incremento dei fatti di violenza e dell'aggressività nelle nuove generazioni. Non è un fenomeno prettamente italiano. È chiaro che la scuola è coinvolta. È come quando esonda una vasca e l'acqua invade le stanze attorno. La violenza è all'interno della società e la scuola vive all'interno della società e non può non esserne contagiata".
Il calo delle aggressioni ai docenti
"Nella scuola - ha sottolineato Valditara - abbiamo riscontrato un dato positivo. È calato drasticamente il numero delle aggressioni ai docenti. Due anni fa, nei primi 4 mesi dell'anno furono 19, l'anno scorso salirono a 20, quest'anno nei primi cinque mesi sono state solo quattro. Un ruolo importante lo hanno probabilmente svolto le nuove norme che abbiamo introdotto".
Quando installare i metal detector a scuola
"Soltanto laddove vi sia la richiesta da parte della comunità scolastica e se fosse accertata la reale criticità della situazione - ha spiegato il ministro -. Se in una scuola, lo affermo e lo ribadisco, ci dovesse essere un problema serio di sicurezza, ci fossero prove di una diffusione nel porto dei coltelli o di altre armi improprie, credo che tutti dovrebbero convergere sul fatto che in quella scuola bisogna intervenire".
La replica della senatrice Floridia: tagliare risorse non è la risposta
Al ministro dell'Istruzione ha replicato la senatrice M5S Barbara Floridia: "La sicurezza nelle scuole non può essere una bandiera da agitare solo quando accade un caso gravissimo come quello di La Spezia. Se davvero la risposta alla violenza è l'educazione, chiedo al ministro Valditara perché si continua a tagliare risorse alla scuola pubblica. Si parla di rispetto, di regole, di autorevolezza. Ma intanto viene ridotto il tempo scuola, si tagliano gli organici svuotando le scuole di personale, si indeboliscono ogni giorno di più quei presìdi educativi che dovrebbero prevenire proprio ciò che oggi Valditara e il governo Meloni dicono di voler combattere".
"Affermano che il problema sono i social e il loro uso distorto. Benissimo. Allora perché - domanda Floridia - non hanno mai investito seriamente nell'educazione digitale? Quella che nelle scuole già esiste solo grazie all'impegno di docenti e comunità educanti, senza risorse, senza formazione strutturata, senza riconoscimento. Se è una priorità, perché non la rendono tale anche nei fatti? Valditara parla di disagio, di fragilità, di relazioni spezzate. Ma l'educazione affettiva dov'è? Perché non viene introdotta in modo serio, continuo, laico, invece di essere rinviata alle famiglie o usata come spauracchio ideologico?"
"E mentre predica responsabilità e rispetto delle regole, il governo procede con il dimensionamento scolastico, creando scuole sempre più grandi, più lontane dai territori, più difficili da governare, meno capaci di costruire relazioni significative. È questa l'idea di scuola autorevole che ha in mente Valditara? Nessuno nega la gravità della violenza né cerca colpe individuali. Ma proporre una 'rivoluzione culturale' contro il 'vietato vietare' è una comoda semplificazione ideologica. Serve a spostare l'attenzione dalle scelte politiche concrete: meno investimenti, meno presenza educativa, meno cura quotidiana".
"Quanto ai metal detector: se sono le scuole, nella loro piena autonomia e in dialogo con il territorio e la comunità scolastica, a valutare misure specifiche, se ne può discutere - chiarisce la senatrice M5S -. Ma no a scuole trasformate in caserme o in aeroporti. No a istituti blindati come se il problema fosse solo la sicurezza e non il senso di ciò che si vive dentro quelle mura. Davvero pensiamo che la violenza dipenda solo dall'oggetto? Oggi è un coltello portato da casa, domani può essere qualsiasi oggetto trovato a scuola. La violenza non nasce da ciò che si ha in tasca: nasce dal vuoto educativo, relazionale e sociale. Le misure di controllo e di repressione possono forse tamponare, ma non educano. E i soldi spesi per le armi andrebbero investiti altrove: più personale ATA, più tempo scuola, classi meno affollate, educazione digitale e affettiva strutturata, psicologi presenti e stabili nelle scuole, non interventi spot. Se Valditara crede davvero nell'educazione, smetta di evocarla solo nelle interviste. Inizi a finanziarla, a rafforzarla, a rispettarla. Si tenga i metal detector - conclude - e dia alla scuola pubblica più insegnanti e più risorse".
Lutto cittadino a La Spezia
Intanto, il sindaco di La Spezia Pierluigi Peracchini ha annunciato, durante il Comitato provinciale per l'Ordine e la Sicurezza Pubblica che si è svolto stamane in prefettura alla presenza del ministro Valditara, che il giorno delle esequie di Youssef ci sarà lutto cittadino. Una decisione "in pieno accordo con le più alte istituzioni dello Stato, quale segno di partecipazione collettiva al dolore della famiglia e dell'intera comunità, profondamente colpita da una tragedia che ha scosso la coscienza civile del Paese".