AGI - Sono stati celebrati questa mattina a Roma e Bologna i funerali di Riccardo Minghetti, e di Giovanni Tamburi, due delle sei vittime italiane dell’incendio scoppiato nella notte di Capodanno nel bar Le Constellation a Crans-Montana che ha provocato 40 morti.
Il feretro di Riccardo è arrivato nella Basilica dei Santi Pietro e Paolo all'Eur. Ad accoglierlo le massime autorità cittadine: il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca e il sindaco di Roma Roberto Gualtieri.
Tra i presenti anche il ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi e quello della Salute Orazio Schillaci. Tantissimi i giovanissimi presenti per l'ultimo saluto al ragazzo, in particolare i compagni di classe e di scuola del liceo scientifico Cannizzaro, profondamente colpiti dalla tragedia.
"Di fronte a un dolore così grande le parole non bastano, ma esserci oggi è già un segno". È con questo sentimento condiviso, nell'omelia di monsignor Andrea Manto, vicario episcopale per la Pastorale, pronunciata durante i funerali, che si è svolto l'ultimo saluto a Riccardo. Migliaia di persone hanno riempito la Basilica e le scale antistanti, completamente gremite, in una partecipazione segnata soprattutto dalla presenza di tantissimi giovanissimi, amici e coetanei, con gli occhi lucidi e i volti profondamente commossi.
"Di fronte a una tragedia come questa non ci sono parole e quando la vita ci mette davanti a queste situazioni ne vediamo tutta l'assurdità e l'imprevedibilità - ha aggiunto monsignor Manto - Però noi siamo qui, in una chiesa che anche Riccardo ha frequentato. Se siamo qui solo per esprimere a papà Massimo, a mamma Carla e alla sorella Matilde cordoglio e dolore, è già una cosa giusta. Ma poi, andando via da qui, c'è un vuoto incolmabile, una presenza che non torna. Vince l'amore, il bene. Questa è la certezza della fede. La fede cui noi affidiamo la sua vita".
Nel suo ricordo il volto di un ragazzo pieno di vita: "Riccardo amava lo sport, gli amici, la famiglia, era un ragazzo pieno di vita. La vita è qualcosa di meraviglioso e la morte non ha l'ultima parola. Non ci sono altre parole, c'è la promessa che la morte è solo addormentarsi per risvegliarsi poi nell'eternità". Un messaggio affidato soprattutto ai tanti giovani presenti, molti dei quali rimasti anche all'esterno della Basilica: "Impariamo da questa tragedia che la vita va vissuta ogni giorno con pienezza, con responsabilità, che significa prudenza ma ancor più dare pienezza a ogni giorno che passa, senza buttare via la vita". E infine l'immagine di una staffetta ideale: "In una ideale staffetta Riccardo consegna a voi un testimone, lui ha combattuto la sua battaglia e terminato la corsa, ma a noi resta raccogliere quel testimone, trasformando il dolore in un più di amore", ha concluso.
Nel pomeriggio, a Milano, c'è stato l'ultimo saluto a Chiara Costanzo, nella basilica di Santa Maria delle Grazie, e Achille Barosi, nella basilica di Sant’Ambrogio. L’ultima vittima italiana, Sofia Prosperi, sarà ricordata a Lugano, nella cattedrale di San Lorenzo.
A Bologna chiesa gremita per Giovanni Tamburi
A Bologna, una chiesa gremita all'inverosimile, già all'arrivo del feretro, con centinaia di adolescenti del Liceo Righi e non, raccolti in gruppetti in ordinato silenzio. E poi i familiari, i genitori e la nonna. E i tantissimi cittadini che non lo conoscevano ma hanno voluto accompagnare Giovanni Tamburi, il 16enne morto nella strage di Capodanno di Crans Montana, nel suo ultimo viaggio, nella Cattedrale cittadina di San Pietro a Bologna. In prima fila la famiglia di "Giò" come lo chiamava chi gli voleva bene. Nei banchi tanti rappresentanti delle istituzioni e della politica. Ci sono il sindaco Matteo Lepore, il presidente della Regione Michele de Pascale, la ministra all'Università, Annamaria Bernini e la sottosegretaria Lucia Borgonzoni.
Zuppi, Giovanni è stella del cielo con luce di Dio
"Oggi Giovanni è come una stella del cielo illuminato dalla luce di Dio. Splenda a lui la luce che non finisce, riposa in pace, caro Giovanni". Cosi' l'Arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, cardinale Matteo Zuppi, nel suo messaggio per i funerali di Giovanni Tamburi, il 16enne bolognese morto nell'incendio di Capodanno a Crans Montana. "Carissimi fratelli e sorelle - dice la missiva di Zuppi - purtroppo non posso essere fisicamente presente questa mattina a dare l'ultimo saluto a Giovanni. Lo sono con amore addolorato e con intima comunione. Dare l'ultimo saluto - aggiunge il cardinale -: sembra incredibile pensando alla bellezza della vita e alla bellezza della vita che Giovanni aveva e donava ed è così perché siamo fatti per vivere".
"Il pensiero - prosegue Zuppi - si allarga ai giovanissimi amici di Giovanni travolti nel rogo ai tanti che ne porteranno a lungo le ferite e al capotreno ucciso l'altra sera qui a Bologna. Sento l'unica consolazione nella luce tenera del Natale. E di quell'astro del cielo che l’enormità insondabile del cielo abbiamo celebrato scendere sulla terra, accettando la debolezza e il limite umano, la nostra sofferenza, la nostra morte".
"Natale non è affatto un facile sentimento da poco prezzo - spiega Zuppi -. Natale è luce che lotta contro le tenebre e le vince perché ama fino alla fine e perché, così, la nostra vita non finisca. In questi giorni terribili e di tanto sconforto abbiamo tutti sperimentato distintivo amore e solidarietà tra di noi. Quanto è importante E quanto ci fa bene un vero balsamo. Ci siamo stretti tra noi e i suoi familiari e un po' lo siamo diventati tutti. Lo siamo, fratelli tutti. L'amore è la risposta al male".
Pertanto, sottolinea Zuppi, "questo ci fa intuire il più grande amore, quello di Dio, Gesù che viene perché proprio Giovanni sia sempre con noi e con lui. Amore e fede, luce che, come stella in cielo, in me si intinda". "Quell'astro del cielo - dice ancora - che è luce umana e divina che ci insegna a lottare sempre contro ogni male e contro tutto ciò che offende e distrugge il delicatissimo e bellissimo fiore che è la vita di ogni persona".
Quindi, conclude l'Arcivescovo, "l'amore riempie l'assenza, come quei magi siamo cercatori di luce e di speranza. La stella che ci ha portato e ci porterà sempre a incontrare Gesù in mezzo a noi e dentro di noi. Oggi Giovanni è come una stella del cielo illuminato dalla luce di Dio. Splenda a lui la luce che non finisce, riposa in pace, caro Giovanni".
Papà di Giovanni: "Hai perso la vita e io con te"
"Il primo gennaio hai perso la vita e io l'ho persa con te, a differenza tua io vivrò con un vuoto incolmabile ma tu no". Sono le parole, miste al pianto, di Giuseppe Tamburi, padre di Giovanni. "Giovanni era bello, meraviglioso fuori e anche dentro - aggiunge Tamburi -, con la sua maturità faceva si' che quando suo fratello e le sue sorelle avevano bisogno, lui c'era. Era il centro della vita anche delle nonne e anche a loro dava i consigli".
"I tuoi valori e principi, alla tua giovane eta', - sottolinea - ti rendevano unico, andavi bene a scuola, amavi la vita, lo sport, giocavi a golf e avevi appena vinto una gara.Giocavi a pallone e andavi in palestra. Amavi il cinema e le moto e amavi anche le ragazze".
"Amavi la musica - prosegue il padre -, il piano e la chitarra, Battisti, De Gregori, il rock degli anni passati, ma volevi anche fare il Dj. Eri molto empatico, per chiunque ti abbia conosciuto".
"Ora - conclude in modo struggente - non potrai più andare a trovare quella ragazza, non potrai provare la moto nuova, non potrai percorrere la strada che avevi davanti, grazie dei 16 anni che ci hai regalato. Ti amerò per sempre". Le sue parole sono state accolte da un grande applauso da parte dei presenti, molti in lacrime.
Amica di Riccardo: "Non deve accadere mai più"
"Non do la colpa a una sola persona. La responsabilità è di più fattori". Lo dice Francesca, compagna di scuola di Riccardo Minghetti al liceo Cannizzaro, arrivando al funerale del 16enne morto nella strage di Crans-Montana alla Basilica dei Santi Pietro e Paolo all'Eur. La ragazza invita a non archiviare quanto accaduto come un episodio isolato: "Spero soltanto che questo evento serva a insegnare qualcosa. È importante far capire che queste cose non vanno rifatte e che bisogna stare attenti in qualsiasi circostanza, che sia un locale piccolo, una casa, qualunque situazione". Francesca sottolinea i rischi legati a comportamenti superficiali: "Un cameriere sopra l'altro con delle scintille è comunque pericoloso. Questo episodio non deve mai accadere, mai più". Alla domanda se scene simili siano diffuse anche nei locali di Roma, risponde con cautela: "Per quanto ho visto io, che sono comunque una ragazza nell'adolescenza, non l'ho mai visto".
Poi il ricordo personale, legato alla vita quotidiana a scuola condivisa con Riccardo: "Durante un periodo molto triste, perché ero andata male in un giorno per un voto, mi è venuto accanto nei corridoi. Il Cannizzaro permette di spostarsi tra le classi. Io stavo andando in bagno e lui mi ha detto: 'Guarda, non ti preoccupare, va tutto bene. È soltanto un voto, puoi sistemare qualunque cosa, ci sono io'".
"Da li' ho capito che persona fosse e l'ho sempre rispettato in qualsiasi circostanza" conclude. "Preferisco pensare di averlo ancora accanto, perché così sento che lui è ancora qui, tra di noi".