AGI - Prima di raggiungere Parigi, per il vertice della Coalizione dei Volenterosi, la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha fatto tappa a Milano per fare visita, all'ospedale Niguarda, ad alcuni dei giovani rimasti feriti nella tragedia di Crans-Montana. La premier, precisano fonti di Palazzo Chigi, si è intrattenuta con i familiari dei ragazzi ricoverati, rinnovando a tutti la piena vicinanza e il sostegno del governo in questo momento di grande dolore. Il presidente del Consiglio ha poi voluto esprimere un personale ringraziamento ai medici e agli infermieri per l'impegno e la professionalità dimostrati nell'assistenza ai pazienti.
Aggiornamento sui feriti
Intanto, il direttore generale del Niguarda, Alberto Zoli, ha aggiornato sullo stato di salute dei feriti di Crans-Montana ricoverati a Milano: "Abbiamo 11 pazienti ricoverati. Alcuni più gravi altri meno ma sicuramente 11 pazienti critici sui quali manteniamo ancora una prognosi riservata. Le loro condizioni variano da ustioni molto estese, anche al 70 %, fino a ustioni molto meno estese ma con compromissioni delle funzioni vitali - ha aggiunto -. Per questo sono tutti pazienti ancora in condizioni critiche ma che nelle prossime ore possono avere una evoluzione, speriamo positiva. Abbiamo ancora pazienti ricoverati in terapia intensiva, altri in semi intensiva o meno intensiva - ha proseguito Zoli -. Sicuramente stanno ricevendo tutte le cure del caso ma dobbiamo sottolineare ancora una volta che parliamo di grandi ustionati con compromissioni, a volte, di funzioni vitali come la respirazione. Dato che questo è il quadro, la prognosi rimane riservata".
Difficoltà nel trasferimento dei pazienti
"Abbiamo ancora difficoltà nel trasferimento di due pazienti che avevamo previsto per via delle loro condizioni. Lo stato di intrasportabilità, infatti, non ha permesso di fare arrivare già da ieri almeno uno dei due pazienti previsti. Quando sarà possibile, procederemo come abbiamo fatto per gli altri 11", ha detto ancora Zoli.
"Anche se il viaggio non è lungo, perchè si tratta al massimo di un'ora di volo, comunque il paziente deve essere ampiamente stabilizzato e stabile per poter arrivare in condizioni critiche ma sufficienti per essere gestito all'arrivo", ha spiegato. "Quando saranno dichiarati trasportabili - ha concluso Zoli -, vedremo cosa deciderà la centrale remota di organizzazione dei soccorsi sulla loro destinazione: quasi sicuramente per uno, sì", la destinazione sarà Niguarda, invece "per l'altro potrebbe essere una destinazione diversa perchè la centrale di smistamento è di gestione di questi trasporti cercherà di distribuire e deve distribuire i pazienti anche in base alla loro residenza". Al momento, stando a quanto reso noto dall'ospedale, non risultano richieste dalla Svizzera per il ricovero a Milano di altri pazienti.
La gravità delle ustioni
"In terapia intensiva abbiamo tre pazienti molto più critici di altri, ma le loro condizioni, pur nella loro gravità, sono stabili, e riusciamo quindi a mantenerli non pericolo di vita immediato" ma sul loro decorso "si naviga a vista. Ogni giorno è un giorno guadagnato". Lo ha spiegato Giampaolo Casella, direttore Anestesia e Rianimazione dell'ospedale Niguarda di Milano, sempre durante il punto stampa di aggiornamento delle condizioni dei feriti. "La quantità di ustioni sarebbe più che sufficiente per essere preoccupati - ha aggiunto -. Il combinato disposto di aver dovuto respirare fumi velenosi per un periodo molto lungo, insieme alle ustioni, moltiplica il problema. E' un vero problema. Oggi - ha concluso Casella - sono in corso degli interventi e andremo avanti tutto il pomeriggio e la sera".
Collaborazione e fiducia tra Italia e Svizzera
"Con i colleghi svizzeri c'è stata moltissima collaborazione, basata su due elementi: prima di tutto la capacita' di entrare in punta di piedi in un sistema che stava funzionando e che aveva fatto già moltissimo e andava rispettato per la fatica fatta. Dall'altra parte, oltre ad averci accolto con grande disponibilità, c'è stata da subito una collaborazione e un'intesa per poter portare avanti un processo". Lo ha raccontato Valeria Terzi, medico dirigente di Anestesia e rianimazione dell'ospedale Niguarda di Milano, parte dello scout team che è andato negli ospedali svizzeri per valutare le condizioni dei feriti dell'incendio di Crans Montana. Il team di specialisti inviato dal Niguarda in Svizzera è composto da chirurghi plastici ustionologi, intensivisti dell'emergenza come la dottoressa Terzi, psicologi e infermieri di area critica. Attive sull'emergenza hanno lavorato due squadre da 4 componenti ciascuna, una delle quali è ancora in viaggio mentre l'altra è rientrata a Milano.
"Il team di scout partito dall'Italia ha spostato pazienti gravi italiani in Italia, dando così la possibilità a pazienti gravi svizzeri di tornare in ospedali svizzeri - ha spiegato Terzi -. Abbiamo visto tanta fiducia, sia dei sanitari svizzeri nei nostri confronti, sia delle famiglie in un sistema che stava funzionando e si metteva a loro disposizione. Non abbiamo visto disperazione. Certo, il dolore si tagliava col coltello, ma mai disperazione. Si era tutti parte di un processo, anche le famiglie. Sicuramente dolore - ha ribadito -, sicuramente fiducia ma non disperazione".
L'impegno del centro ustioni del Niguarda
Fernanda Settembrini è una specialista in chirurgia plastica e da anni è operativa al Centro ustioni e chirurgia plastica dell'ospedale Niguarda, il reparto diretto dal professor Baruffaldi Preis che da Capodanno sta accogliendo e curando alcuni feriti dell'incendio di Crans Montana. Di persone ustionate, nella sua carriera, la dottoressa ne ha certamente viste tante eppure questa volta è diversa, forse più difficile. "Nella mia esperienza - racconta - abbiamo avuto diversi carichi di più pazienti in contemporanea perchè siamo centro di riferimento. Questa però, per me, è una delle situazioni più impegnative, anzi: nella mia esperienza personale professionale qui a Niguarda è forse la situazione più impegnativa". "Il problema - spiega - è che i pazienti vanno valutati giorno per giorno e non si possono fare previsioni". Gli interventi sono quotidiani e avendo a che fare con superfici di pelle ustionata anche molto estese, le difficoltà non mancano.
Soprattutto, ci tiene a chiarire, "il decorso è lunghissimo, quindi non si possono fare previsioni, anche per un'estensione più ridotta rispetto ad altre. Le previsioni si potranno fare più in là, ma adesso per settimane non è possibile". La macchina ospedaliera, assicura la dottoressa, funziona a pieno regime: "Si gestisce al meglio, come nelle nostre possibilità. Abbiamo la massima collaborazione da tutti i colleghi. Abbiamo la disponibilità di sale operatorie tutto il giorno e stiamo facendo del nostro meglio. Molti colleghi sono rientrati dalle vacanze senza che nessuno dovesse chiedere nulla - afferma -. Siamo a completa disposizione, ci stiamo confrontando fra di noi e coi colleghi della terapia intensiva ogni giorno. Il nostro primario, Baruffaldi Preis, è in primis in sala operatoria ogni giorno". Insomma "siamo ben organizzati" e poi "grazie al supporto degli psicologi che sono tutto il giorno, tutti i giorni, presenti nei nostri reparti, riusciamo a comunicare anche determinate notizie in maniera adeguata". Tra famiglie e specialisti, dice, "c'è proprio un rapporto di fiducia e di alleanza reciproca molto valido e questo è molto importante nella cura dei ragazzi. E' sicuramente un momento per loro molto difficile. Noi siamo qui per supportarli".