AGI - È la Lourdes del Lazio. A Bolsena - uno dei sessanta comuni della provincia di Viterbo, a un centinaio di chilometri da Roma - la fede fa il tutto esaurito. Batte anche il capoluogo con le sue bellezze medioevali, senza contare ovviamente il pienone di visitatori che si verifica ogni 3 settembre per assistere al trasporto a spalla della colossale Macchina di santa Rosa. La cittadina bagnata dall’omonimo lago è un magnete di devozione cristiana tutto l’anno, da ogni parte della Penisola e del mondo.
“Da gennaio a dicembre 2025 – dichiara il sindaco Andrea Di Sorte – abbiamo registrato un totale di 330 mila arrivi. Il numero è sottostimato. Non tutte le strutture ricettive (150 in tutto, per un totale di circa seimila posti letto) usano il software che l’Amministrazione comunale fornisce loro gratuitamente. Abbiamo visto tanta gente che soffre – prosegue - Molti hanno deciso di intraprendere questo viaggio per fede, ma anche per appellarsi a Dio”.
Calendario alla mano, le date-simbolo di Bolsena sono antecedenti a quelle del santuario francese. Quest’ultimo sorge nei pressi della grotta dove la piccola Bernadette ebbe le apparizioni mariane nel 1848. La tradizione di Bolsena, invece, comincia molto tempo prima. I siti legati al culto cattolico sono tre.
Il primo è rappresentato dalle catacombe risalenti alla fine del 200, dove si riuniva la prima comunità cristiana bolsenese. A seguire la basilica (consacrata nel 1078) che prende il nome da Cristina, martire e santa perché circa un secolo dopo fu condannata a morte dal padre magistrato per la sua adesione alla fede cristiana e gettata in fondo al lago con una mola legata al collo (perciò patrona dei mugnai e della cittadina viterbese, festeggiata il 24 luglio). Quindi il miracolo del 1263 col quale Bolsena s’incastona definitamente nella storia della Chiesa. Durante la Messa nella basilica, l’ostia consacrata si colorò e poi ne fuoriuscì sangue. Motivo per cui l’anno successivo papa Urbano IV istituì la solennità del “Corpus Domini” (Corpo del Signore) che si commemora 60 giorni dopo la Pasqua.
Il Giubileo appena concluso ha dato un forte impulso al flusso turistico. Per la piccola comunità di Padri sacramentini ai quali è affidata la basilica il lavoro certo non manca. “Siamo in quattro – riferisce padre Miloslav Chrást, 47 anni, della Repubblica ceca, a Bolsena dal 2008 – non teniamo il conto dei pellegrini, ma sono tanti”.
Stando ai numeri ufficiali, la cittadina lacuale registra un movimento turistico tutto suo. Secondo la Regione Lazio (fonte: elaborazione Area statistica su dati Istat), nel 2023 il centro è stato il primo della provincia per numero di arrivi (25.570), tallonato da Tarquinia (17.500), Orte (13.137) e infine Viterbo (11.828).
Varie le nazionalità dei visitatori. In vetta la Germania (21.477), quindi Francia (6.355), Olanda (5.527), Regno Unito (3.395), Spagna (2.415) e Austria (2.616).
Una cartina della presenze confermata anche dalle recenti rilevazioni del Comune.
“Il 65% dei viaggianti – spiega Di Sorte – proviene dall’Italia (Nord, Sud e Centro); la restante percentuale dall’estero, soprattutto da Olanda, Germania, Francia, Austria”.
Anche in altre parti del globo Bolsena è conosciuta e segnata come tappa da non mancare. Rifacendosi alle statistiche della Regione Lazio dell’ultimo anno disponibile, il 2023, e tralasciando poche unità quali per esempio dalla Corea del Sud, dall’Africa e dall’America latina, in cima alla classifica si piazzano Stati Uniti (5.268) e Cina (4.035).
“Dal punto di vista turistico – sottolinea il primo cittadino - siamo il motore trainante della provincia. Siamo legati a Bagnoregio (la città che muore e di san Bonaventura, ndr) la quale non ha posti letto. Bolsena offre la spiaggia, il lago, il centro storico e la parte religiosa. I pellegrini – continua - vengono a pregare nelle catacombe, davanti all’altare del miracolo eucaristico e sulla tomba di santa Cristina. Roma a parte – conclude Andrea Di Sorte – in Italia è raro trovare tanta ricchezza in un luogo soltanto. Chi viene a Bolsena, entra nella storia”.