Testimoni assenti, rinviato il processo d'appello bis per Oseghale

Testimoni assenti, rinviato il processo d'appello bis per Oseghale

Il 29enne nigeriano è comparso davanti alla Corte d'assise d'appello di Perugia per violenza sessuale su Pamela Mastropietro, la diciottenne uccisa a Macerata il 30 gennaio 2018

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  -  Pamela Mastropietro

AGI - La Corte d'assise d'appello di Perugia ha ammesso le telecamere in aula per il processo di appello bis per l'omicidio di Pamela Mastropietro, con la possibilità di effettuare riprese, con l'eccezione delle deposizioni dei testimoni. 

Assenti i testi ammessi nella scorsa udienza. Uno di loro, ha manifestato il suo impedimento per motivi di salute, il secondo, incece, non si è presentato ed è risultato irreperibile. Nei suoi confronti la Corte ha disposto l'accompagnamento coattivo e una sanzione pecuniaria di 250 euro. L'udienza è stata rinviata al 22 febbraio. L'imputato Innocent Oseghale, gia condannato per aver ucciso, il 30 gennaio 2018, la diciottenne e aver smembrato il suo corpo, deve rispondere di violenza sessuale. Era presente in aula e ha già detto che non essisterà alla prossima udienza. 

La diciottenne Pamela Mastropietro fu uccisa a Macerata il 30 gennaio 2018. Lo scorso 23 novembre, i giudici di Perugia avevano deciso di rinnovare l'istruttoria, sentendo come testimoni due uomini con cui Pamela aveva avuto rapporti sessuali protetti dopo essersi allontanata dalla comunità terapeutica di Corridonia e prima di incontrare Oseghale. 

La protesta della madre

"Guardate come l'hanno ridotta, ancora discutiamo sulla violenza sessuale". L'ha dichiarato Alessandra Verni, la madre di Pamela Mastropietro, oggi presente in aula a Perugia, per il processo di appello bis a Innocent Oseghale, accusato di aver ucciso, il 30 gennaio 2018, la diciottenne e aver smembrato il suo corpo.
Oseghale è stato condannato definitivamente per il delitto, ma la Cassazione ha rimandato gli atti a Perugia per giudicare sull'ipotesi della violenza sessuale. La donna ha indossato una maglietta con le foto del corpo della figlia. Fuori dal tribunale le amiche della ragazza e i familiari hanno esposto striscioni in ricordo di Pamela: "Dopo cinque anni stiamo ancora aspettando giustizia. La bestialità non deve diventare normalita'".