Gli insegnanti italiani sono tra i meno pagati d'Europa

Gli insegnanti italiani sono tra i meno pagati d'Europa

Guadagnano meno dei colleghi dell'Ue - la metà di un suo collega tedesco - e anche degli altri dipendenti della pubblica amministrazione. Viaggio nel desolante mondo di una delle professioni più importanti per il futuro di un Paese

scuola stipendio docenti italiani sotto media ue

© Riccardo De Luca / Agf - Un'insegnante in un Liceo di Roma

AGI - Gli insegnanti italiani guadagnano meno dei colleghi dell'Ue e, a parità di titolo di studio, il loro stipendio registra comunque un divario rispetto a quello degli altri dipendenti della pubblica amministrazione. Emerge dai dati pubblicati nel rapporto 'Education at a Glance 2022' a cura dell'Ocse e dal rapporto semestrale Aran sulle retribuzioni dei pubblici dipendenti.

Risulta che in Italia un docente di scuola superiore guadagna il 22% in meno rispetto a un lavoratore di un altro settore con lo stesso titolo universitario, circa 350 euro in meno al mese. Le cose non migliorano ampliando l'orizzonte geografico.

Un insegnante italiano riceve a fine mese meno della metà di un suo collega tedesco. I docenti italiani della primaria sono quelli che presentano i divari più consistenti anche in termini percentuali rispetto ai colleghi europei.

Secondo la ricerca Ocse, infatti, la differenza tra gli italiani e i colleghi europei è marcata in tutti i gradi di scuola, a partire dalle retribuzioni della primaria la cui differenza rispetto alla media degli omologhi europei è del 15,7%, ossia 6.286 dollari.

La distanza tra i docenti di scuola media di primo grado scende al 14%, mentre i docenti della scuola superiore percepiscono il 12,7% in meno rispetto alla media dell'Unione.

"Parliamo di condizioni salariali di grande ritardo non solo rispetto agli omologhi di altri Paesi europei, ma anche nel confronto con altri comparti. L'istruzione, però, è un settore strategico e questo dato dovrebbe far riflettere tutto il Paese - spiega all'AGI Francesco Sinopoli, segretario generale Flc Cgil. "Il divario si è aggravato negli anni in cui la contrattazione è stata bloccata, ora stiamo finendo di rinnovare il contratto ma, adesso, sarebbe il momento di finanziare il rinnovo di cui dovremmo già discutere. Nella legge di bilancio, invece, c'è zero per il rinnovo del contratto. Pensiamo quindi a un contratto che dovrebbe essere tutto finanziato il prossimo anno, con un'inflazione al 12 per cento".

Le differenze sono ancora più evidenti confrontando le retribuzioni in euro. Lo stipendio di un docente italiano di scuola media con 15 anni di servizio è ben lontana non solo rispetto a Paesi come la Germania, caso emblematico con stipendi oltre il doppio di quelli italiani, ma anche rispetto a Francia (-3.783 euro) e Spagna (-8.327 euro).

Anche l'andamento delle retribuzioni negli ultimi anni conferma la penalizzazione dei docenti italiani rispetto ai colleghi europei. Ad esempio nel periodo che va dal 2010 al 2021 in Italia le retribuzioni dei docenti di scuola media sono diminuite di circa 6 punti a fronte di un incremento di quasi 2 punti delle retribuzioni medie europee dei docenti dello stesso livello di scuola.

"Investire sul salario è investire sulla dignità - riflette ancora il segretario Flc Cgil - sulla professione come valore sociale. Questo tema contribuisce a demotivare rispetto alla professione, è come se l'dea di poter ottenere degli aumenti per gli insegnanti sia scartata a prescindere".

"Il problema della scuola non è chi ci lavora ma le condizioni di lavoro, che sono al limite. Finanziare un contratto di quella portata richiede una grande consapevolezza politica, ma sembra sempre che il tema scali sempre in fondo alle priorita'. Assistiamo a tanta retorica trasversale sull'importanza dell'istruzione, ma poi non arriva mai una risposta all'altezza" conclude Sinopoli.

Un paese che non investe nei suoi insegnanti è il riflesso di un più generale mancato interesse nei confronti dell'istruzione. Non a caso, la spesa pubblica complessiva italiana dedicata a questo comparto, dall'infanzia alla scuola secondaria, è del 5,8% a fronte di una media europea del 7,0%.

Una differenza che in termini assoluti pesa per circa 10 miliardi di euro e che rischia di essere scontata dall'intero sistema Paese. Gli stipendi dei docenti possono influenzare la decisione di un laureato di diventare un insegnante, rispetto ad altre professioni che richiedono titoli equivalenti ma promettono guadagni più significativi rispetto alle cattedre.