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Venivano in Italia per prendere il reddito di cittadinanza: truffa da 8 milioni a Cagliari

Venivano in Italia per prendere il reddito di cittadinanza: truffa da 8 milioni a Cagliari

Trecento persone sono state denunciate dopo 8 mesi di indagini: ottenuto con false dichiarazioni il sostegno economico, ritornavano nei Paesi di origine portando con sé la Postamat sulla quale veniva "caricato" mensilmente il denaro

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© Francesco Fotia / Agf - La Postamat su cui viene caricato il reddito di cittadinanza

AGI - Una truffa da 8 milioni di euro sul reddito di cittadinanza è stata scoperta dalla Polizia di Stato di Cagliari che ha denunciato 300 persone, cittadini stranieri che avrebbero dichiarato falsamente di avere i requisiti per ottenere il beneficio e, tramite i Caf o le Poste Italiane, hanno trasmesso all'Inps la relativa domanda. Al vaglio la posizione di altre 200 persone.

Secondo gli investigatori, per ottenere il reddito di cittadinanza autocertificavano falsamente di essere in possesso del permesso di soggiorno di lungo periodo o di avere la residenza in Italia da almeno dieci anni, di cui gli ultimi due continuativi.

È stato accertato anche che alcuni dei denunciati venivano appositamente in Italia per chiedere il reddito: dopo averlo ottenuto con le false dichiarazioni, ritornavano nei Paesi di origine portando con se la carta di credito delle Poste sulla quale veniva "caricato" mensilmente il denaro.

Sale a 440 il numero di stranieri beneficiari denunciati dalla questura di Cagliari per aver dichiarato il falso in modo da incassare il reddito di cittadinanza, alcuni fin dal 2019. I primi 140 erano stati scoperti dalla Squadra mobile lo scorso maggio: provenivano da 22 Paesi extraeuropei, in prevalenza africani, e avevano percepito ognuno, in media 600 euro al mese, più dell'importo medio percepito dai beneficiari in Sardegna, per un danno all'Inps di circa 4 milioni di euro.

Con i 300 nuovi indagati di cui la polizia di Stato ha dato notizia e che rientrano fra i 478 stranieri la cui posizione è stata passata al setaccio negli ultimi cinque mesi, l'importo ai danni dell'istituto di previdenza sale a 12 milioni di euro

Le indagini della Squadra mobile sono iniziate circa otto mesi fa, quando l'Ufficio Immigrazione della questura, nel valutare le domande di quanti chiedevano il permesso di soggiorno, ha scoperto che molti risultavano percettori del reddito.

I denunciati provengono dal nord Africa, dall'Africa sub-sahariana, dal sud America e dai Paesi balcanici. Sono al vaglio degli investigatori altre 200 posizioni di stranieri residenti nella provincia di Cagliari, percettori di reddito che hanno fatto istanza di permesso di soggiorno alla questura.

Le domande presentate ai Caf e agli uffici postali della Città metropolitana di Cagliari e del Sud Sardegna erano il risultato del passaparola nelle comunità di migranti. In attesa di una risposta sulla richiesta d'asilo o del ricorso contro il diniego, alcuni stranieri avevano comunque chiesto e ottenuto il sussidio, pur senza avere i requisiti.

Controlli incrociati insufficienti fra le banche dati pubbliche hanno favorito la truffa, dato che Caf e Poste si limitano a trasmettere richieste e autocertificazioni ma senza verifiche documentali.

Gli investigatori avevano fin da subito escluso l'esistenza di un'organizzazione dietro le posizioni irregolari scoperte. Il sistema si regge, appunto, sul passaparola.

In Sardegna, secondo i dati dell'Osservatori Inps sul reddito e la pensione di cittadinanza aggiornati a fine settembre, il beneficio era stato erogato a 39.824 famiglie per un totale di 76.971 persone coinvolte e un importo medio mensile di circa 533 euro, contro i 535 di luglio. Fra gennaio e agosto il sussidio è stato revocato a 2.108 nuclei familiari. 

I denunciati sono stati segnalati all'Inps per l'immediata revoca del beneficio: l'ente di previdenza avvierà ora le procedure per recuperare le somme percepite (in media, 600 euro al mese).

Difficile recuperare i soldi truffati

Fra i 300 denunciati ci sono anche discendenti di italiani emigrat all'estero. Si tratta di stranieri con lontane origini italiane arrivate in Italia per chiedere la cittadinanza italiana in base allo ius sanguinis e poi rivendicare il sussidio, nonostante non avessero il requisito dei 10 anni di residenza, di cui almeno due continuativi.

Una volta incassato il beneficio, i 'neo italiani' rientravano nel Paese d'origine. Anche in questi casi l'erogazione del reddito di cittadinanza è stata sospesa, ma difficilmente il procedimento penale andrà avanti, visto che la gran parte degli indagati risulta irreperibile, condizione che rende arduo anche il recupero delle somme.