E' stata chiesta un'attivazione di una cabina di regia per il Po

E' stata chiesta un'attivazione di una cabina di regia per il Po

La situazione nel bacino padano si fa drammatica ed è a rischio fino al 50% della produzione agricola e zootecnica dell'area

Siccita Anbi chiede attivazione cabina regia per Po

 Il Po in secca

AGI - Si fa drammatica la situazione nel bacino padano, 'giacimento' del made in Italy agroalimentare. Nella perdurante assenza di piogge, si è ormai alla vigilia di scelte drastiche per garantire una portata del fiume Po sufficiente ai prelievi a uso potabile e a contrastare la risalita del cuneo salino, che sta alterando gli equilibri ambientali nel delta, inaridendo i territori. Dalla sorgente alla foce, non solo i flussi in alveo sono largamente al di sotto di quanto registrato in anni recenti, ma a Pontelagoscuro, con 301,6 metri cubi al secondo, si è scesi abbondantemente sotto il precedente minimo storico, fissato a mc./sec. 320.

"A fronte di tale emergenza, chiediamo l'immediata attivazione di una cabina di regia, che ricomprenda i principali organi tecnici e politici, per valutare, nel rispetto delle priorità di legge, tutte le possibili soluzioni e conseguenti azioni in materia di rilasci e prelievi idrici in alveo, governando le inevitabili problematiche, che ne seguiranno", dice Francesco Vincenzi, presidente dell'Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (Anbi).

Attorno al tavolo, coordinato dalla Protezione Civile, dovrebbero sedere, oltre ad Ambi, le 4 Regioni interessate (Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Veneto), le Autorità di bacino distrettuale del fiume Po e delle Alpi Orientali, i rappresentanti dei gestori elettrici e dei principali stakeholders. "Le eventuali scelte da assumere - precisa Massimo Gargano, direttore generale di Anbi - non possono, infatti, ricadere su un unico portatore d'interesse, ma devono essere frutto di scelte responsabilmente assunte in maniera collegiale, nell'assoluta sicurezza che ciascuno faccia la propria parte e che quanto deciso raggiunga gli obbiettivi prefissati. è inaccettabile, infatti, penalizzare idricamente l'economia di un territorio senza la ragionevole certezza di un effettivo ristoro utile per aumentare i livelli in alveo".

Le prossime settimane saranno le più critiche per le colture in campo e uno stress idrico ne pregiudicherebbe la resa o potrebbe addirittura causare, in alcuni territori, la perdita parziale o totale della produzione; per questo, Anbi richiama la necessità di non limitare le valutazioni a semplici considerazioni idro-meteorologiche, ma di analizzare anche la condizione idrica complessiva dei territori e soprattutto lo stato fenologico delle colture, considerato pure l'obbiettivo strategico di aumentare l'autosufficienza alimentare del Paese. "Auspichiamo - conclude Vincenzi - che la gravità della situazione e l'evidenza dell'emergenza in atto induca urgentemente ad avviare la necessaria infrastrutturazione del territorio, a iniziare da nuovi bacini per trattenere le acque di pioggia e contrastare le conseguenze dei cambiamenti climatici, aumentando la resilienza delle comunità". 

Con il Po in secca è a rischio il 50% della produzione agricola 

Per la Cia-Agricoltori Italiani, con la crisi idrica è a rischio fino al 50% della produzione agricola e zootecnica del Bacino padano, tra i più importanti d'Italia".

Per l'associazione l'emergenza "coinvolge anche famiglie e industrie dell'area, con l'ipotesi di razionamenti, compreso il comparto turistico, ora in piena stagione balneare". serve un intervento rapido per realizzare una vera rete di nuovi invasi e laghetti, diffusi sul territorio, per l'accumulo e lo stoccaggio di acqua in caso di siccità.
Del resto - sottolinea la Cia- il problema riguarda tutta Italia, dove sta mancando la pioggia da settimane e non è prevista nei prossimi giorni, le temperature toccano anche 4 gradi sopra la media stagionale e le scorte idriche sono a zero.

Nell'immediato - chiarisce la Cia- di fronte a questa severa siccità, gli agricoltori "potrebbero dover fare i turni d'irrigazione e i cittadini accettare di non avere acqua di notte".
"Enti e istituzioni, con le organizzazioni agricole, devono necessariamente sedersi a un tavolo per valutare strategie concrete di contenimento", spiega il presidente nazionale di Cia, Cristiano Fini. "Bisogna pensare a una bacinizzazione del Po, come avviene nel Nord Europa, in Belgio - prosegue - abbiamo perso almeno 20 anni e ora intervenire è solo questione di buon senso"