Di cosa parlano le 25 canzoni finaliste dell'Eurovision

Di cosa parlano le 25 canzoni finaliste dell'Eurovision

Tanto amore, per lo più disperato, ma anche pandemia, salute mentale, confini e molto altro. Abbiamo passato in rassegna tutti i testi delle canzoni che si giocano la vittoria

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I conduttori dell'Eurovision

AGI - L’amore, soprattutto, ma anche altro: i confini, la pandemia, la malattia mentale, il bullismo. E’ ricco il mondo raccontato in inglese, nella lingua madre o anche in indioma ‘terzo’ (il caso della Romania che canta in spagnolo e della Francia che si esprime in bretone) nelle canzoni finaliste dell’Eurovision torinese.

Si parla anche di autismo e bullismo 

Ha colpito molto la performance della serba Konstrakta che con la sua ‘In corpore sano’ ironizza sull’ossessione per il benessere fisico che non sempre coincide con quello mentale. “Una mente malata in un corpo sano. Un’anima triste in un corpo sano. Una mente disperata in un corpo sano. Una mente spaventata in un corpo sano. Quindi, cosa facciamo ora?”. Anche Sheldon Ridley per l’Australia in ‘Not the same’ affronta un tema delicato: il suo essere stato escluso per essere queer e con la sindrome di Asperger in un ambiente conservatore. “Mi è stato detto a sei anni che mi avrebbero evitato se il mio cuore era freddo. Ho trovato difficile parlare e esprimere la mia opinione. Non gli sono mai piaciute le cose che volevo perché mi è stato detto di giocare, ma non sei lo stesso. Come gli altri bambini che giocano gli stessi giochi. Provo a saltare dentro, ma si allontanano così lontano”.

E’ il bullismo il tema al centro della svizzera ‘Boys don’t cry’ di Manus Bear che ha spiegato di averlo subito in prima persona. “Nella mia stanza vive un ragazzo che potrebbe essere triste e potresti non saperlo mai. Pensi che sia un cavaliera. Ha versato più di una lacrima di coccodrillo”.

Il virus dietro i lupi gialli

Una delle esibizioni più spensierate, quella dei norvegesi Subflower con maschera da lupi gialli in ‘Give that Wolf a banana’ nasconde una meditazione allegorica sulla pandemia e sui vaccini. ll testo è ispirato alla fiaba di Cappuccetto Rosso con il lupo che rappresenta il virus, la nonna che incarna i soggetti fragili mentre la banana salvifica è il vaccino. I moldavi Zdob si Zdub & Fratii Adavahov in ‘Trenuletul’ azzardano una riflessione sui loro confini, tema attualissimo con la guerra. Parlano del viaggio da Est ad Ovest, da Chisinau, capitale della Moldavia, a Bucarest, capitale della Romania: “Ma sono due Paesi oppure è uno solo, diviso in due? Va veloce, il treno della nostra nazionalità”.

Parere favorevole a un’integrazione col vicino Paese.

Il giovane estone Stefan in ‘Hope’ offre un invito a 'stare' sulla propria terra. “Abbiamo promesso che non avremmo mai perso il nostro orgoglio. La tua parola non vale niente se menti. Siamo in piedi e guardiamo in alto, nostro padre sarebbe orgoglioso. E sono felice di lavorare sul mio terreno. Saremo gli ultimi a respirare qui”. 
Il polacco Ocham in ‘River’ si immerge invece nell’acqua che purifica per rinnovarsi dalle oscurità dell’esistenza.

La donna raccontata dai finalndesi ‘The Rasmus’ in ‘Jezebel’ è esplosiva: “Non so come sei entrata nel mio sangue. Sono state le cose pericolose che fai?. Hai sempre voluto essere una star. Se sei una cacciatrice, allora io sono la preda.Ti lecchi le labbra mentre te ne vai”.

L'amore in tutte le sue forme

L’amore è quello finito, per la maggior parte degli interpreti. ‘Wea are domi’ per la Repubblica Ceca: “Ho provato a cambiare lavoro, ho provato a cambiare gli amanti, Cambio i miei mobili, cambio le mie coperte. Ho cambiato il mio cuore, ma non c’è possibilità”; Monika Liu per la Lituania: “I momenti girano in cerchio nella mia testa stanno correndo dove sei tu.Un milione di rose come sentimenti stanno affogando nel mare di nuvole”; Nadir Rustamili per l’Azerbaijan con ‘Fade to blak’: "Fa così male quando l’amore va male. Fino alla fine diventiamo neri. E io sono insensibile, insensibile”; Cornelia Jacobs per la Svezia con ‘Hold me closer’: “Quindi baby ciao ciao, ti auguro il meglio. Beh, forse hai ragione, troverò qualcun altro. Tu dici che non sono io ma quando mai stato è stato d’aiuto”; Jerome  Makiese in ‘I miss you’, Belgio, racconta le sensazioni contrastanti di un addio. L’armena Rosa Linn con ‘Snap’ pensa a rinascere. “La benda ormai è caduta ed è rimasta solo l’allegria. La benda ormai è caduta e nuovi giorni sorgeranno”.

Dei ‘Brividi’ di Mahmoood e Blanco sappiamo tutto, il loro testo è stato premiato come il migliore.

Leggende e astronauti

 S10 dei Paesi Bassi con ‘De  diepte’ parla della paura dell’amore, mentre è un sentimento felice, anche se clandestino, quello rumeno dei WRS in ‘Lllamame’."E quando dici il mio nome il mio mondo si sta sgretolando, mi sento completo. Tutto ciò di cui ho bisogno è il tuo tocco mistico. E adesso che ne dici? Ti terrò sano e salvo. Siamo così innamorati. Hola, mi bebé-bé. Hola, mi bebé-bé”. Alven & Ahez con ‘Fulenn’, fanciulla, s’ispirano alla leggenda bretone di una giovane donna che si emancipa dalle norme sociali ballando di notte illuminata dalla luce di un falò. La greca Amanda Tenfijord in ‘Die together’ si spinge in un amore metafisico, in cui si ha la sensazione di fondersi in una cosa sola  con il proprio partner, al punto di sentirsi morire insieme. Il tedesco Malik Harris con ‘Rockstars’ è nostalgico: “Una volta eravamo rockstar che non avevano mai pensato a non soffrire fino a che questa cosa che chiamiamo vita è apparsa. Vorrei che ci fosse un modo per tornare a sognare, ricordare diventa molto difficile”. Le ‘Systure’ islandesi raccontano le lunghe notti nel loro Paese. “L’inverno più buio aspetta che il sole addolcisca le notti più lunghe con la luce. L’inverno più cupo aspetta la primavera per scaldare di nuovo i nostri abbracci”. 

Sam Ryder, l’inglese tra i favoriti, vola alto con ‘Space man’ immaginando:"Se fossi un astronauta, galleggerei a mezz’aria. E un cuore spezzato apparterrebbe a qualcun altro laggiù”. Anche se “la gravità continua a tirarmi giù" e "sono stato in alcuni buchi neri”.

Infine, la famiglia. Il portoghese Maro in ‘Saudade’ affronta la sofferenza per la perdita del nonno: “Sei sempre stato il mio porto sicuro, ho perduto il mio migliore amico / Pensavo che saresti stato sempre al mio fianco”. E poi, ultima ma prima nel pronostico e nelle attenzioni dei media, c’è l'ucraina ‘Stefania’ della Kalush Orchestra, dedicata alla mamma del leader del gruppo, il cui significato però è andato molto oltre con l’inizio della guerra, rappresentando la ‘madre patria’ afflitta.