Apre a Caltanissetta il primo fast food a 1 euro, si chiama Open Food

Apre a Caltanissetta il primo fast food a 1 euro, si chiama Open Food

Il fast food è in grado di offrire 150 pasti completi al giorno con primo e secondo piatto, contorni di qualità elevata che viene rigorosamente garantita da quanti sostengono il progetto

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© AGF - Mensa

AGI - Il divario sociale è sempre più elevato e c’è sempre più un numero crescente di cittadini che vivono in disagio economico. Le cause sono la crisi economica, dovuta alla pandemia prima, alla guerra adesso. Cittadini che hanno difficoltà di sostentamento e approvvigionamento di cibo. Sull’onda di questa nuova emergenza e di allarme, da Caltanissetta è partita un’iniziativa che si prefigge di essere di “innovazione sociale” e che ha per obiettivo quello di ridurre lo spreco alimentare per eliminare sia il divario sociale sia il disagio economico. Si chiama Open Food, ovvero il primo fast food a 1 euro contro la povertà.

L’iniziativa, che viene realizzata da Equo Food, un progetto di ristorazione sociale, è di fatto un fast food “inclusivo” che è stato aperto di recente in via Michele Amari a Caltanissetta e dove ogni si può acquistare de portar via una porzione di cibo al costo simbolico di 1 euro.

Il fast food è in grado di offrire 150 pasti completi al giorno con primo e secondo piatto, contorni di qualità elevata che viene rigorosamente garantita da quanti sostengono il progetto, e che sono: Regione Sicilia, Croce Rossa Italiana - Comitato di Caltanissetta, Cooperativa Sociale Etnos, Un Posto Tranquillo Impresa Sociale Srl, Ipab-Istituto Testasecca, Coldiretti Caltanissetta, con il supporto attivo del locale Comune.

Open Food nasce anche grazie a un bando lanciato dalla Regione Sicilia nel tentativo di razionalizzare gli sprechi alimentari anche nel settore dell’accoglienza e assistenza: in genere chi riceve un pacco utile al sostentamento non riescono nemmeno a finirlo tutto con il risultato che molto spesso il cibo in più viene buttato nella pattumiera. Open Food offre invece a chi necessita di un pasto di scegliere ciò di cui ha davvero bisogno.

In ogni caso, avvertono i promotori del primo Fast Food tutto a 1 euro, c’è anche la possibilità di aggiungere come donazione un ulteriore contributo, sia direttamente sul posto, sia attraverso un’apposita cartolina del dono che viene distribuita nel locale: così inquadrando il codice QR è possibile fare un’ulteriore donazione anche mediante bonifico bancario oppure attraverso PayPal. Di fronte alle stringenti necessità alimentari che si vano via via diffondendo sul territorio, anche nazionale, c’è la necessità concreta di allargare il servizio, replicarlo su larga scala e renderlo sempre più disponibile. Un modo per riuscirci è, attualmente, in fase di studio.

La campagna dell'Anci

La lotta allo spreco alimentare è tuttavia diventata anche il primo obiettivo di una campagna realizzata dall’Anci, l’Associazione dei comuni italiani, finanziata dal Mite, il ministero per la Transizione ecologica guidato dal ministro Roberto Cingolani, che ha per testimonial Neri Marcorè, attore, comico e uomo di spettacolo. 

La campagna si sviluppa attraverso la distribuzione di una “borsa della spesa” (Food-bag) con l’idea-guida di coinvolgere i ristoratori e i loro esercizi nel promuovere l’asporto del cibo avanzato, attraverso l’utilizzo della borsa. L’iniziativa è parte di un progetto più largo sulla riduzione degli sprechi alimentari che concepisce anche delle linee specifiche per la prevenzione degli sprechi alimentari nella ristorazione scolastica; la misurazione dei rifiuti evitati attraverso l'utilizzo della "food-bag" e la predisposizione di quaderni operativi per il recupero delle eccedenze alimentari rivolti agli enti locali. “

Rinunciare a portare a casa il cibo che non finiamo di consumare al ristorante è come uscire lasciando le luci accese – sostiene il sindaco di Lecce Carlo Salvemini che è anche delegato dell’Anci ai rifiuti – occorre maturare questa consapevolezza per avere la corretta percezione dell'impatto che lo spreco alimentare genera sull'ambiente e sull'economia”.