"Validare quanto prima il vaccino russo Sputnik, con cui sono vaccinati circa il 34% degli ucraini"

"Validare quanto prima il vaccino russo Sputnik, con cui sono vaccinati circa il 34% degli ucraini"

Lo chiede il virologo Fabrizio Pregliasco in questa intervista all'AGI. "Chi è già vaccinato con lo Sputnik non è detto che debba rifare la vaccinazione. È probabile che si facciano delle prove e si potrà valutare l’intercambiabilità, come è già stato fatto per Astrazeneca e Pfizer"

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©  Alessandro Bremec - AFP - Fabrizio Pregliasco

AGI - Si deve 'correre' per verificare l'affidabilità del vaccino russo Sputnik, non approvato dall'Ema, con cui sono vaccinati circa il 34% degli ucraini, migliaia dei quali stanno fuggendo verso l'Italia e altri paesi occidentali, dove non è riconosciuto per la certificazione verde.

Il virologo Fabrizio Pregliasco, Direttore Sanitario dell'IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi di Milano e docente presso l'Università Statale di Milano, spiega all'AGI l'importanza di accelerare in questa direzione. "Chi è già vaccinato con lo Sputnik non è detto che debba rifare la vaccinazione. È probabile che si facciano delle prove e si potrà valutare l’intercambiabilità, come è già stato fatto per Astrazeneca e Pfizer". 

"Si tratta di avere una validazione formale che dovrebbe avvenire a breve - sottolinea -. Sarà necessario definirla quanto prima". Perché stanno arrivando migliaia di profughi e si dovrà già "vaccinare chi non è vaccinato".

Come si sa la curva dei nuovi casi di Covid in Italia sta salendo nelle ultime settimane ma per diverse concause e non certo per gli arrivi di chi fugge dalla guerra. La tendenza che era iniziata già prima del conflitto, però sta diventando più forte. Va ricordato che c'è stato anche un boom di contagi nella vicinissima Svizzera. 

E un ruolo importante lo stanno avendo anche "gli sbalzi termici in questo periodo che facilitano la diffusione del virus, così come la presenza di Omicron 2, contagiosissima, sempre più presente, e che coinvolge i bambini in modo abbastanza ampio. Tutto questo incide" spiega Pregliasco.

Ci dobbiamo preoccupare dell'arrivo di una nuova ondata? "Dovremo valutare se nei prossimi 10-15 giorni ci sarà anche un incremento nel numero dei decessi - replica il virologo - Però, a mio avviso, è chiaro che sebbene le riaperture siano giuste e necessarie, vanno fatte con il buon senso, quello con cui abbiamo adottato nel tempo tutte le varie prescrizioni in Italia, quindi con progressività. Se apriamo il rubinetto dell’acqua, tutto insieme, all’improvviso come hanno fatto gli inglesi, c’è questo rischio di rebound, di risalita ancora più elevata".

"Facciamo le cose con gradualità - ammonisce -. Mi riferisco alla riapertura dei contatti, più contatti abbiamo e più il rischio c’è". Questo non va solo affidato al buon senso delle persone ma anche a "prescrizioni che dovranno arrivare" dal ministero. "Non togliamo le mascherine al chiuso subito, il green pass lasciamolo ancora per un po’ e poi via ma in modo graduale, verso la normalità". L'infezione va "governata" anche in questa fase di riaperture per evitare picchi che possano mettere in crisi il sistema sanitario".