"Il ministero della Giustizia toglie i pc ai dipendenti per darli ai nuovi arrivati con la riforma"

"Il ministero della Giustizia toglie i pc ai dipendenti per darli ai nuovi arrivati con la riforma"

La decisione di togliere i computer utilizzati per lo smart working dai dipendenti viene motivata con le difficolà a reperirne di nuovi sul mercato vista l'urgenza di attivare la struttura formata da giovani giuristi che dovrebbe velocizzare i tempi della giustizia  

ministero giustizia pc dipendenti nuovi arrivati riforma

© Luigi Narici / Agf - Il tribunale civile di Roma

AGI  – Computer portatili tolti ai dipendenti della giustizia per darli ai giovani giuristi che affiancheranno i magistrati nell’’Ufficio del processo’, la struttura ritenuta dal ministro Marta Cartabia colonna portante della riforma che si pone l’obbiettivo di velocizzare i tempi nei tribunali.

"Si mettono in difficoltà i soggetti fragili"

La scelta suscita le proteste di chi quegli strumenti di lavoro se li vede sfilare. “E’ una decisione che ha delle conseguenze pratiche. Si levano i pc anche ai soggetti fragili  che li utilizzavano per lo smart working per evitare gli assembramenti in ufficio, vista la distribuzione iniqua degli spazi per il personale che ha favorito il contagio” dice all’AGI Lino Gallo, segretario nazionale della FLP (Federazione lavoratori pubblici e funzionari pubbliche.

Il Ministero promette di restituirli presto

A decidere di togliere ai ‘vecchi’ per dare ai ‘nuovi’, il cui compito sarà, tra le altre cose, quello di studiare i fascicoli e compiere attività pratiche di facile esecuzione di supporto ai magistrati, è stato il ministero della Giustizia. In un documento del 16 dicembre scorso firmato dalla Direzione Generale di via Arenula , viene spiegato che “in vista dell’assunzione di 8171 addetti per l’Ufficio del processo presso la Cassazione, le Corti d’Appello e i Tribunali, è stata programmata l’acquisizione di personal computer portatili dotati di schermo aggiunto e docking station da assegnare a ogni unità di personale assunto”.

In base alla legge, l’amministrazione dovrebbe reperirli tramite la Consip. Ma la società ‘centrale degli acquisti’ del Ministero ha fatto sapere di non poterlo fare in “tempi allineati alle necessità” a causa “della particolare attuale criticità del mercato mondiale dei personal computer”.

Di qui la decisione di destinare al nuovo personale, che in parte svolgerà il proprio lavoro da casa e comunque dividendosi con la professione di avvocato, ricercatore o altro, i 6236 pc già acquistati in precedenza e, in particolare, i 1935 presi “per lo smart working del personale amministrativo”.

La promessa è di restituire almeno questi 1935 "nei primi mesi del 2022". “Sappiamo che nella giustizia tutte le cose diventano definitive, tranne i precari” commenta Gallo.         

La replica del Ministero 

“I pc non erano stati assegnati nominativamente ma solo in virtù di progetti di smart working per la fase emergenziale  sospeso di fatto in autunno in virtù dei provvedimenti del ministero competente”. Così, facendo riferimento a una circolare del Dipartimento organizzazione giudiziaria, replica il Ministero sottolineando che “l’amministrazione centrale ha fornito agli uffici giudiziari e ministeriali, negli anni 2020 e 2021, un totale di 16.073 personal computer portatili per consentire un più ampio accesso al lavoro agile e per le ulteriori esigenze di servizio e sta inoltre procedendo a distribuire ulteriori 32.400 personal computer portatili, per le ulteriori esigenze legate allo smart working". Ma il sindacato Usb è critico: "Apprendiamo con sgomento dello scippo di migliaia di pc utilizzati per lo smart working e che avrebbero dovuto sostituire i vetusti mezzi degli uffici giudiziario e ci chiediamo che fine abbiano fatto i soldi del Pnrr".