La truffa milionaria con i filamenti di nickel che non valevano nulla

La truffa milionaria con i filamenti di nickel che non valevano nulla

Una coppia è stata arrestata per aver raggirato 160 investitori. Sequestro da oltre 3 milioni di euro ai due che agivano tramite la società Ixellion, di cui avrebbero prospettato una quotazione in Borsa mai avvenuta

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© Science Photo Library 
- Un impianto di laminatura al nickel

AGI - Una truffa milionaria ai danni di 160 investitori. Con questa accusa sono stati arrestati marito e moglie, sulla carta residenti in Estonia ma di fatto comaschi, componenti del cda e del comitato di sorveglianza della Ixellion, una società che dichiarava di effettuare investimenti in progetti ad alto tasso di innovazione e acquisto di metalli rari.

Nell'ambito dell'operazione alla coppia sono stati sequestrati beni per oltre 3 milioni di euro. Secondo gli inquirenti la società è di fatto una scatola vuota che fa riferimento all'uomo e alla donna. Per il marito è scattata la custodia cautelare in carcere, mentre la donna è agli arresti domiciliari: devono rispondere dell'accusa di truffa, abusivismo finanziario e autoriciclaggio. L'operazione è stata condotta dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Como, a seguito dei provvedimenti coercitivi e dei sequestri preventivi emessi dal gip su richiesta della Procura della Repubblica. 

Tra i truffati ci sono piccoli risparmiatori per importi tra 5 e 50 mila euro, ma anche imprenditori che avevano investito 600-800 mila euro. La truffa ha coinvolto persone da Verona a Milano, da Roma a Como, praticamente su tutto il territorio nazionale grazie all'impiego del sito internet della società, che ora è stato posto sotto sequestro.

Così come sono stati sequestrati anche 1.150.000 euro (quello che si ritiene il profitto dei reati contestati); e le somme di denaro e i beni nella disponibilità degli indagati, e del valore sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati, stimati in 2.250.000 euro.

Tra i beni sequestrati ci sono immobili di pregio nella zona collinare di Como, Rolex d'oro e auto di lusso. I due, prospettando l'imminente collocazione in borsa di Ixellion, hanno venduto azioni della società a un prezzo oscillante tra 0,40 euro e un euro ad azione.

Per convincere le vittime, veniva dato particolare rilievo al principale asset mobiliare detenuto dalla società, consistente in filamenti di nickel utilizzati nel settore aeronautico dall’asserito controvalore di oltre 2 miliardi di euro. Tuttavia l'asset, secondo gli inquirenti, ha rivelato avere un valore nullo o comunque notevolmente inferiore rispetto al valore attribuito in sede di contrattazione. Sull'uomo pende anche una vecchia indagine per il fallimento di una società.