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"Cancro a causa del radon", la denuncia dei lavoratori nei sotterranei del Tribunale di Milano 
ESCLUSIVA AGI

"Cancro a causa del radon", la denuncia dei lavoratori nei sotterranei del Tribunale di Milano 

"Una legge del 2008 vieta  di destinare locali cantinati alle attività lavorative", spiega all'AGI il sindalista Lino Gallo secondo il quale c'è una "probabile relazione" tra la presenza del gas considerato cancerogeno dall'Oms e la malattia di 5 dei 10 lavoratori impiegati in due uffici sotto terra

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Tribunale Milano

AGI  – Cinque persone su dieci che lavorano negli uffici 'Archivio generale' e 'Corpi di reato' nei locali sotterranei del Tribunale di Milano si sono ammalate di cancro negli ultimi anni. La coincidenza, spiega Lino Gallo, funzionario all’ufficio gip e segretario nazionale della sigla sindacale FLP (Federazione lavoratori pubblici e funzioni pubbliche), potrebbe essere messa in stretta relazione alla presenza di gas radon radioattivo in questi spazi cantinati.

"Una legge vieta il lavoro in questi locali"

Gallo anticipa all’AGI una lettera che ha inviato alla Conferenza permanente della sicurezza, presieduta dal capo del Tribunale, dopo che, denuncia, “più volte, fin dal 2007, gli organi competenti sono stati interessati della presenza di gas radon oltre che della circostanza di patologie oncologiche gravi contratte da alcuni lavoratori impegnati nelle attività in questi locali, che si trovano 3-4 metri sotto al livello della strada, con tutta probabilità causate dall’esposizione di gas radiogeno".

"Nessuno – prosegue – si è mai peritato di applicare la normativa prevista dall’articolo 65, comma 1, del decreto legislativo 81 del 2008, che vieta l’utilizzo dei locali sotterranei e semisotterranei per qualsiasi attività lavorativa”. E annuncia che non è esclusa “la citazione in giudizio dei vertici dell’amministrazione giudiziaria milanese per i danni fisici, bilogici e morali causati ai lavoratori, malati oncologici, dal loro comportamento omissivo”.

"Il tipo di tumore è quello caratteristico dell'esposizione al gas"  

Una settantina di lavoratori ogni giorno svolge delle mansioni nella parte più nascosta dell’edificio costruito in epoca fascista. Alcuni in modo costante  mentre altri, come gli operai addetti alle manutenzioni, lo fanno in modo occasionale. Oltre che negli Uffici Corpi di Reato e Archivio sono distribuiti anche in altri locali, come quello che ospita il Cral, il bar riservato ai dipendenti.

"Le persone che si sono ammalate lavorano lì da molto, da 30-40 anni e, per fortuna, grazie alla prevenzione, si sono accorte in tempo di avere un tumore e sono vive. Guarda caso, si tratta sempre di adenocarcinomi di grado aggressivo alle parti molli, tipi dall’esposizione a questo gas, che l’Oms ha dichiarato sin dal 1988 una delle 75 sostanze cancerogene per l’uomo, assieme al benzene, all’amianto e ad altre”.

"A causa di una cieca burocrazia non si è fatto nessun controllo"

Naturalmente non è possibile dire con certezza che la malattia dei lavoratori 'sotterranei' sia legata al radon. “Ma è proprio questo quello che contestiamo – dice Gallo -. Il fatto che, nonostante numerose e reiterate sollecitazioni a effettuare delle misurazioni della sua presenza, non si sia fatto nulla. Eppure nel 2007 il presidente del Tribumale, che presiedeva la Commissione lavori e manutenzione, aveva definito “prioritario effettuare l’accertamento della presenza di gas radon. Invece a causa di una burocrazia cieca e sprovveduta non se n’è fatto niente. E’ davvero grave che soggetti che dovrebbero impegnarsi a garantire la sicurezza dei lavoratori fingano di non vedere o, peggio, di ignorare le normative di legge sulla salute nei luoghi di lavoro".

Ora i lavoratori chiedono agli organi competenti di “attuare la sorveglianza sanitaria di radioprotezione del personale verificando le emissioni di gas radon all’interno dei locali dell’Archivio generale e di effettuare visite mediche periodiche”.

In mancanza di ciò, il sindacato rappresentato da Gallo si propone “a proprie spese” di effettuare un’accurata perizia tecnica.