La storia dello zampognaro 90enne che ancora gira Basilicata e Puglia per suonare la novena

La storia dello zampognaro 90enne che ancora gira Basilicata e Puglia per suonare la novena

Agostino Carlomagno, abitazione in abitazione,  nelle scuole come nelle case di riposo, porta in giro la tradizione musicale di Natale. Ogni mattina esce di buon'ora e fa il giro di Matera. Ma è rponto anche per un tour per i vicini paesi pugliesi

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 Agostino Carlomagno

AGI  - Quando ha cominciato a suonare quello strumento per i vicoli di Lagonegro, nel Potentino, aveva poco più di dodici anni. Nessuna conoscenza della musica, ma solo una buona manualità e soprattutto un ottimo orecchio.

Doti di cui subito si accorse un artigiano del paese, e fu proprio questi che gli preparò e regalò la prima zampogna, la stessa che ancora oggi, a quasi novant’anni, Agostino Carlomagno usa per portare di abitazione in abitazione, ma soprattutto nelle scuole e nelle case di riposo, la tradizionale novena di Natale. Ogni mattina esce di buon'ora dalla sua abitazione e comincia il giro per Matera.

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 Matera addobbata a festa

Agostino lo ha fermato solo il Covid, l'inverno scorso, e le feste 2020 le ha dovute trascorrrere senza portare in strada le sue melodie. Uno stop inaspettato ma breve, perché lui e la sua zampogna sono tornati quest’anno a calpestare i ciottoli delle vie della città dei Sassi a far risuonare ‘Piva Piva’ e ‘Tu scendi dalle stelle’ per la gioia di materani e soprattutto dei turisti.

Agostino Carlomagno è probabilmente il più anziano zampognaro della Basilicata, ma di appendere lo strumento al chiodo e godersi un meritato riposo al caldo durante questi giorni di freddo pungente non vuole proprio saperne. “E’ una passione”, racconta all'AGI e, come tale, non si può spegnere. Appena possibile, anzi, riprenderà anche il suo ‘giro’ per la novena tra i vicini paesi pugliesi. “Altamura, Laterza, Ginosa e Santeramo se c’è qualcuno che mi può accompagnare e se il tempo migliora - spiega - più lontano non posso andare, perché sono anziano”. “Io la zampogna ce l’ho nel sangue da quando era piccolo, per questo finché ce la faccio continuerò a suonarla”, dice, sorridendo e allargando le braccia.