Le divisioni hanno spezzato la protesta sul Green pass di Trieste 

Le divisioni hanno spezzato la protesta sul Green pass di Trieste 

In piazza Unità d'Italia ci sono solo un paio di centinaia di manifestanti, l’immagine forse finale di un movimento che ha creduto di essere in grado di paralizzare uno dei porti più importanti d’Europa

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© Federico Vespignani / ANADOLU AGENCY / AFP 
- Una delle proteste in piazza Unità d'Italia a Trieste 

AGI - “La gente come noi non molla mai”. Ancora una volta il coro si leva verso il mare ma questa volta arriva stentato e stanco. 

A piazza Unità d’Italia resta chi crede sia importante esserci a testimoniare con l’inno dei portuali la protesta contro il green pass.

Sono pochi però, pochissimi, un paio di centinaia. L’immagine forse finale di un movimento che ha creduto di essere in grado di paralizzare uno dei porti più importanti d’Europa ed è precipitato in una crisi profonda dopo giorni ed eventi ad alto tasso di infiammabilità.

Lo ammette in modo candido il Coordinamento No Green Pass di Trieste in una nota: “Una settimana fa speravamo di essere a pochi metri dal traguardo, ora capiamo che la lotta sarà ancora dura. Ci dispiace profondamente che la scintilla che avevamo contribuito a creare sia sotto pesante soffocamento”. 

Il declino è cominciato nel giorno dell’apogeo, il 16 ottobre, quando al varco 4 si sono ammassate settemila persone per appoggiare la scelta dei portuali di scioperare e presidiare uno dei punti più strategici del porto, pur senza mai bloccare chi volesse andare a lavorare.

Quella sera, passate le 22, Stefano Puzzer - la figura più significativa di questa storia, manovale delle gru di 44 anni - ha gelato la folla annunciando che dal giorno dopo i ‘gialli’, così si chiamano tra loro i portuali, avrebbero ripreso a lavorare dopo che “rappresentanti del Governo” avevano promesso di ascoltare le ragioni della contestazione.

Pochi minuti dopo ha subito una sorta di processo da parte del Coordinamento No Green Pass, quello che da mesi organizza robusti cortei con anche diecimila persone. Lui in mezzo, quasi spaventato, gli altri attorno a fargli capire, anche con qualche minaccia, che avrebbe dovuto cambiare idea.

Pochi minuti dopo la retromarcia e l’indicazione che il presidio sarebbe proseguito a oltranza e poche ore dopo, la mattina successiva, l’annuncio di Puzzer che si sarebbe dimesso dal Cplt,  il sindacato a cui appartenevano i portuali ‘ribelli’. A quel punto la piazza è mutata.

I portuali sono stati ‘risucchiati’ dai No Green Pass e spesso anche No Vax del Coordinamento cittadino, mentre i ‘gialli’ hanno sempre detto di non essere contrari al vaccino tanto che Puzzer è immunizzato. La crepa si è aperta in modo definitivo il giorno lo sgombero, lunedì 18ottobre. I portuali, dopo una prima resistenza passiva, seduti a terra, si sono messi ad aiutare le forze dell’ordine a liberare il varco per evitare i disordini provocati dall’ala più oltranzista.

È finita a colpi di idranti e fumogeni che hanno convinto il Clpt a smarcarsi. Da quel momento, le forze in campo si sono sbriciolate attorno a Puzzer che ha cercato un difficile equilibrio tra i ‘gialli’ e gli altri ma ha dato il colpo definitivo all’unità fondando il Coordinamento 15 settembre “pacifico e ghandiano” assieme al medico no vax Dario Giacomini.

Fino all’annullamento dei due cortei, in previsione venerdì e sabato, promossi solo da Puzzer e compagni e criticati dagli altri, iniziative che avrebbero dovuto rafforzare i no pass verso l’incontro col ministro Stefano Patuanelli.

Ufficialmente per il timore di “infiltrazioni violente” tra i possibili 20mila partecipanti, dato diffuso dalla Prefettura. Una versione ufficiale offuscata da molti dubbi. Per alcuni, il Coordinamento 15 ottobre si sarebbe reso conto di non avere la capacità di organizzare un corteo, servizio d’ordine compreso, senza l’esperienza del Coordinamento No Green Pass  e di Ugo Rossi, altra figura centrale per quanto in apparenza defilata nella vicenda.

Il giovane ingegnere e neo votatissimo consigliere comunale del partito no vax ‘3V’ è stato tra coloro i quali hanno spinto Puzzer a riprendere il presidio e ha segnato le distanze dall’appuntamento con Patuanelli (“Che c’entra il ministro dell’Agricoltura? Lo Stato vuole solo togliere ossigeno a questo fuoco in crescita e Puzzer è manovrato dal senatore Paragone”).

Ma oggi, ennesimo colpo di scena, è stato il Coordinamento No Green Pass a prendere le distanze da lui: “Non ci appartiene nessun collegamento con l’estrema destra, coi vari Pappalardo, Paragone e Montesano e Ugo Rossi non è parte delle assemblee di coordinamento”.

Chi conosce Trieste osserva che non c’è da stupirsi: questa è terra di divisioni marcate da una lettura della storia non condivisa e anche questa volta  ha prevalso il tutti contro tutti su un obbiettivo elementare da identificare: l’abolizione del green pass. 

Nel frattempo, Puzzer che una settimana fa andava ad accogliere i giornalisti in stazione, è diventato una quasi irraggiungibile ‘rock star’ dei no pass e promette di andare in tutte le piazze d’Italia a fare proseliti.