"Follia di Sala e Gori su Atalanta-Valencia". L'attacco dell'ex Oms Ranieri Guerra nel suo libro 

"Follia di Sala e Gori su Atalanta-Valencia". L'attacco dell'ex Oms Ranieri Guerra nel suo libro 

L'ex direttore vicario dell'Oms attacca Giuseppe Sala e Giorgio Gori perché in quanto "autorità sanitarie locali" non impedirono che si disputasse Atalanta - Valencia  tre settimane dopo la dichiarazione dello stato di emergenza sanitaria 

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© JOSE JORDAN / AFP
- Tifosi del Valencia assediano il pullman della squadra dopo la partita con l'Atalanta

AGI – Nel suo libro ‘Controstoria della pandemia’ in uscita oggi l’ex direttore vicario dell’Oms Ranieri Guerra, indagato dalla Procura di Bergamo nell’ambito dell’inchiesta sulla gestione dell’emergenza sanitaria , attacca i sindaci di Milano e della città orobica Giuseppe Sala e Giorgio Gori nelle loro vesti di “autorità sanitarie locali”. Il riferimento è in particolare, ma non solo, alla partita Atalanta – Valencia  di Champions League del 19 febbraio 2020, considerata una delle ‘micce’ in quella che risulterà una delle zone più aggredite al mondo dal coronavirus, giocata una ventina di giorni dopo la dichiarazione di emergenza sanitaria da parte dell'agenzia dell'Onu.

Quei 36mila tifosi uno accanto all'altro 

“Per quanto  oggi ci possa apparire assurdo, folle, inconcepibile – scrive Guerra che ha lasciato da agosto l’Organizzazione e dirige adesso l'Accademia Nazionale della Medicina – e così ci appare perché lo è senza ombra di dubbio, nei giorni che precedettero la notte di coppa del 19 febbraio non venne in mente a nessuna autorità locale, istituzione politica o sportiva, che far entrare e tenere attaccati l’uno all’altro sui seggiolini per 90 minuti 36mila tifosi, gran parte dei quali arrivati in massa  da un’altra città e destinati a tornarvi subito dopo, fosse una pessima idea, con il virus già in circolazione nel Paese. Nelle due settimane successive 1 persona su 5 dichiarò di avere avuto sintomi riconducibili al virus".   

I due sindaci erano in tribuna 

Gli eventi di quella sera per Guerra vanno considerati “come un compendio dei più tragici errori commessi sulla pelle dei lombardi. Nelle due settimane successive una persona su cinque dichiara di aver avuto i sintomi riconducibili al virus e questo nonostante il Panflu vigente (piano di prevenzione influenzale, ndr) prescrivesse la moratoria di tutte le manifestazioni di massa: perché non venne applicato?”.

“Il fatto che ancora non si potesse immaginare l'impatto che avrebbe avuto il Covid-19 sull’area bergamasca – aggiunge – non è un’attenuante perché c’erano già alcuni fattori evidenti di cui tenere conto, in primo luogo le caratteristiche demografiche dell’area, contraddistinta da un’elevata età media e quindi da un quadro iniziale di maggiore vulnerabilità che avrebbe dovuto imporre di evitare almeno i grandi assembramenti e quindi le occasioni di contagio di massa; in secondo luogo, la portata storica che quella partita avrebbe rappresentato per i tifosi e infatti quel giorno furono organizzati circa 100 autobus che partirono da Bergamo verso le 15 e 30 e arrivarono alle 17”. 

Guerra scrive di non capire perché “gli amministratori locali invece di preoccuparsi per una minaccia alla salute pubblica ormai conclamata hanno consentito tutto questo tre settimane dopo la dichiarazione dello stato di emergenza. Il sindaco di Milano e quello di Bergamo erano in tribuna, dopo averlo annunciato tramite i profili social e questo mentre in Emilia Romagna altri amministratori avevano già avuto il coraggio di prendere decisioni  ben diverse in autonomia”.