Cosa è successo in casa di Luca Morisi. Il racconto di un testimone

Cosa è successo in casa di Luca Morisi. Il racconto di un testimone

Su Corriere e Repubblica il versione di uno dei giovani rumeni che avrebbe passato la serata con l'ex social media manager della Lega. "Ci siamo divertiti tutti, ci siamo drogati. Ci ha dato quattromila euro da dividere in due"

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  Luca Morisi

AGI - “Io non ho visto nessun quarto uomo. Eravamo in tre. Io, l’altro ragazzo rumeno e Morisi”, dice in un’intervista al Corriere della Sera sul “caso Morisi” Petre, uno dei due rumeni che la notte fra il 13 e il 14 agosto avrebbe partecipato a un festino a base di droga e sesso con l’ex social media manager di Matteo Salvini.

E aggiunge: “Sono stato fuori di testa per diversi giorni. Malissimo”. A la Repubblica, lo stesso ragazzo, indicato con le iniziali P. R., dice racconta la conoscenza con Morisi: “Un mio amico, anche lui ventenne che vive come me a Milano ed è romeno, è stato contattato da lui poco prima di Ferragosto. Sul web. Entrambi abbiamo profili sia su Instagram sia su Grindr, i nostri numeri sono su alcuni siti di escort gay. Sinceramente non so quali canali abbia scelto per agganciarlo. So soltanto che il mio amico a un certo punto mi chiama e mi dice che questo Morisi ci vuole incontrare. Era molto gentile. Abbiamo trascorso con lui la serata, circa dodici ore insieme o forse qualcosa di più, non so dirlo con certezza. All’inizio ci siamo divertiti tutti, ci siamo drogati certo. La roba ce l’ha offerta Morisi. Non era la prima volta che lo facevo, non mi è mai capitato di sentirmi così male dopo... ero devastato, ne ho consumata troppa”.

Mentre a La Stampa lo stesso Petre confida il compenso pattuito con Morisi per la serata: “Quattromila euro da dividere in due. Il mio amico ha ricevuto un bonifico di 2.500 euro da Luca Morisi sul suo conto. Me ne ha dati 500 e siamo partiti”. E sulla droga: “Era in casa, io non lo so. Ma è stato Morisi a offrirmela”.  

Zan: una doppia morale

“La doppia morale. L’ipocrisia. La paura di essere sé stessi. Il sovranismo reazionario e il patriarcato sono macchine di infelicità. Ma qui ciò che conta è il dato politico”, dice in un’intervista a la Repubblica l’onorevole Alessandro Zan, Pd, relatore del ddl contro l’omotransfobia, a proposito del “caso Morisi”, perché “contro il mio ddl è stata fatta una campagna ideologica. I leghisti hanno presentato 700 emendamenti per bloccare la legge che punisce i crimini d’odio: l’ostruzionismo ora perde di credibilità”.