Per Gimbe non ci sono i presupposti per raggiungere l'immunità di gregge

Per Gimbe non ci sono i presupposti per raggiungere l'immunità di gregge

Per la fondazione Gimbe nessun vaccino conferisce l'immunità totale contro il virus, inoltre non esiste un siero approvato per gli under 12. L'obiettivo di salute pubblica è quello di una protezione individuale dalla malattia grave o decesso

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© Enrico Mattia Del Punta / NurPhoto / AFP 
- campagna di vaccinazione contro il Covid 19

AGI - "A fronte di un dibattito politico e di una comunicazione pubblica che rincorrono percentuali target di copertura vaccinale è bene ricordare che oggi non esistono i presupposti epidemiologici per conquistare la cosiddetta immunità di gregge, in grado di proteggere i non vaccinati grazie ad un’elevata percentuale di persone non più suscettibili al contagio, perché vaccinate o guarite". È quanto afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, alla luce dell'ultimo monitoraggio.

Al momento - spiega Gimbe - nessun vaccino è approvato per i soggetti sotto i 12 anni compiuti: oltre 5,8 milioni di persone (9,9% della popolazione) tra cui il virus continua a circolare liberamente. 

I vaccini anti-COVID-19 approvati non sono sterilizzanti - ricorda Gimbe - ovvero non conferiscono un’immunità totale contro il virus e anche chi è vaccinato ha una probabilità, seppure molto più bassa, di infettarsi e trasmettere il virus.

Al momento in Italia l’efficacia del vaccino nei confronti dell’infezione si attesta intorno al 78%. L’efficacia dei vaccini nei confronti dell’infezione inizia a ridursi dopo circa 6 mesi dalla conclusione del ciclo vaccinale, in particolare nelle fasce anagrafiche più giovani.

Nei Paesi a basso reddito meno del 2% della popolazione ha ricevuto almeno una dose di vaccino: questa disomogeneità nell’accesso ai vaccini contribuisce all’elevata circolazione del virus e all’emergenza di nuove varianti.

"A fronte dell’elevato profilo di efficacia e sicurezza dimostrato dalla somministrazione di oltre 5 miliardi e mezzo di dosi di vaccino in tutto il mondo – conclude Cartabellotta – è inutile inseguire la chimera di una percentuale di popolazione vaccinata in grado di “spegnere” l’interruttore della circolazione virale.

L’obiettivo di salute pubblica è quello di vaccinare tutti coloro che non presentano specifiche controindicazioni, al fine sia di una protezione individuale da malattia grave o decesso, in particolare per gli over 50, sia di ridurre al minimo la circolazione virale. Visto che quest’obiettivo è oggi basato su robuste evidenze, spetta alla politica scegliere la strategia con cui raggiungerlo: dal punto di vista scientifico tutte le carte sono in regola per istituire l’obbligo vaccinale".