Camorra: arrestata Maria Licciardi, boss dell'omonimo clan

Camorra: arrestata Maria Licciardi, boss dell'omonimo clan

La donna è stata catturata dai carabinieri del Ros all’aeroporto di Ciampino

Camorra Maria Licciardi boss clan

 Carabinieri Ros

AGI - I carabinieri del Ros hanno arrestato all’aeroporto di Roma-Ciampino Maria Licciardi, a capo del clan omonimo di Secondigliano ed elemento di vertice del cartello dell'Alleanza di Secondigliano.  La donna, 70 anni, era diretta in Spagna, probabilmente vicino a Madrid, dove vive la figlia da tempo. Nel tempo, anche grazie all'arresto dei fratelli Pietro e Vincenzo, la sua autorità all'interno del gruppo è cresciuta; ma dentro la cosca Maria, detta 'a peccerella, è sempre stata la mente più fine, il braccio imprenditoriale, la donna in grado di gestire la cassa comune e gli affari migliori, comprese le aste giudiziarie.

Il clan Licciardi ha la sua roccaforte nel quartiere di Secondigliano, in località Masseria Cardone, ma anche rami in Campania, in altre regioni d'Italia e alleanze all'estero. Maria Licciardi è destinataria di un fermo di pm e deve rispondere di associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione, ricettazione di somme di denaro di provenienza illecita e turbativa del regolare svolgimento di un’asta giudiziaria, reati aggravati dalle modalità mafiose.

Dopo la morte del fratello boss Gennaro, deceduto in cella a Voghera nel 1994, insieme agli altri fratelli Vincenzo e Pietro aveva preso le redini del clan e del cartello con i Contini definito Alleanza di Secondigliano, acquistando sempre più peso.

Arrestata nel 2001, era stata scarcerata a dicembre 2009 e da allora ha preso in mano la direzione della cosca che può contare su capi zona nell'area di influenza dell’organizzazione (Masseria Cardone, rione Don Guanella, Rione Berlingieri e Vasto). I Licciardi, rispetto ad altri clan napoletani, possono vantare anche grazie a lei rapporti non conflittuali con molti altri clan, dai Mallardo, ai Di Lauro, al gruppo della Vinella Grassi, ai potenti Polverino, riuscendo a non essere coinvolti nelle recenti 'guerre' dell'area Nord di Napoli e a continuare indisturbati i loro traffici.

Maria Licciardi, inoltre, ha una capacità di gestione della cassa comune della 'famiglia' e puntualmente provvedeva al sostegno delle famiglie degli affiliati detenuti, ciò anche per evitare pericolose defezioni di pentiti. Suo l'intervento in occasione di un’asta giudiziaria riguardante la vendita all’incanto di alcuni immobili a Secondigliano, e le minacce rivolte a una donna ritenuta responsabile di aver sottratto un’ingente somma di danaro alla famiglia mafiosa.

Le indagini sono state rese complicate anche dall'abitudine del capoclan di fare bonifiche degli ambienti e dei mezzi in uso all’organizzazione  per scongiurare la presenza di dispositivi di intercettazione. Il controllo del territorio, ottenuto grazie al massiccio impiego di sentinelle, era capillare e consentiva a Maria Licciardi di allontanarsi dall’area in caso di anomale presenze delle forze di polizia.

Così a giugno 2019 era sfuggita al maxi blitz con 129 arresti, e poi i suoi avvocati avevano ottenuto dal Riesame l'annullamento di quella misura cautelare. L’Alleanza di Secondigliano nata con il boss Gennaro detto 'a signa, è formata dai Licciardi, dai Contini e dai Bosti  dei quartieri Vasto-Arenaccia, nonché ai Mallardo di Giugliano ed esercita le proprie attività secondo precise strategie criminali e di ripartizione dei proventi delle attività illecite comuni.