Pentito per finta, boss sul serio: la storia di Pasquale Zagari

Pentito per finta, boss sul serio: la storia di Pasquale Zagari

Operazione "Spes contra spem" dei Carabinieri contro i clan di Taurianova: 11 arresti e 4 indagati a piede libero. Il capo cosca, che partecipava a convegni e incontri sulla criminalità organizzata, in realtà lavorava alla riorganizzazione del clan con l'arruolamento di nuove leve

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Anche armi e munizioni sotto sequestro durante l'operazione dei Carabinieri

Undici persone raggiunte da misura cautelare e quattro indagati a piede libero. Sono i numeri dell'operazione anti ndrangheta denominata "Spes contra spem" condotta dai Carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria che nel Reggino, Brescia e Monza-Brianza, sotto lo stretto coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, diretta dal procuratore capo Giovanni Bombardieri, hanno eseguito il provvedimento del gip Tommasina Cotroneo su richiesta del procuratore aggiunto Calogero Gaetano Paci e del sostituto procuratore Giulia Pantano.

Delle 11 misure cautelari 10 sono in carcere ed una agli arresti domiciliari. Le accuse a vario titolo sono di associazione di tipo mafioso, estorsione, detenzione illegale di armi anche da guerra, esercizio arbitrario delle proprie ragioni, sostituzione di persona, truffa anche aggravati dal metodo e le finalità mafiose, avendo preso parte o comunque favorito la ‘ndrangheta nelle sue articolazioni territoriali operanti in Taurianova, denominate cosca Zagari-Fazzalari-Viola-Sposato-Tallarida e cosca Avignone, nelle loro attività di condizionamento e assoggettamento del territorio, delle persone e della locale vita imprenditoriale ed economica. I destinatari di misura cautelare sono: Antonino Alessi, di 32 anni; Francesco Avati, di 39 anni; Domenico Avignone, di 46 anni; Giuseppe detto Enzo Cannizzaro, di 51 anni; Annalisa Caridi, di 51 anni; Giuseppe De Raco, di 57 anni, sottoposto agli arresti domiciliari; Claudio Laface, di 57 anni; Giuseppe Laface, di 35 anni; Rocco Leva, di 46 anni; Marzio Pezzano, di 51 anni; Pasquale Zagari, di 57 anni. Figura principale dell'indagine è Pasquale Zagari, uno dei principali protagonisti della faida di Taurianova nei primi anni ’90, era stato condannato all’ergastolo, pena però poi rideterminata in 30 anni di reclusione, conclusi con un periodo di sorveglianza speciale nel Nord Italia.

Pasquale Zagari aveva avviato un apparente percorso di “riabilitazione sociale”, partecipando a dibattiti, convegni e incontri, come testimone di redenzione, pentendosi del suo passato criminale, e contro l'ergastolo ostativo, in ultimo proprio a Taurianova, nel settembre 2020. In realtà, proprio nei primi permessi rilasciati durante la sorveglianza speciale una volta uscito dal carcere, Zagari era ritornato a Taurianova per compiere le sue attività delittuose, insieme a nuove leve della criminalità organizzata. Medianti gravi minacce, anche evocando esplicitamente i morti della faida di Taurianova e la sua capacità di risolvere i problemi con la violenza, Pasquale Zagari ha costretto imprenditori e cittadini a dazioni in denaro, sia per rafforzare la cosca di appartenenza e sia per il mantenimento delle famiglie in carcere, o li ha costretti ad abbandonare i locali utilizzati per l'attività commerciale svolta, o ancora si è intromesso nella compravendita di terreni, chiedendo somme di denaro non dovute per autorizzare l'acquisto o comunque coartando la loro volontà nelle scelte imprenditoriali e private, in favore di altri soggetti a lui vicini. Zagari, da storico ‘ndranghetista, ha anche offerto e imposto la sua protezione mafiosa, non richiesta, alle vittime, in cambio di aiuti economici e favori, il tutto per tentare di ristabilire il controllo egemonico del territorio e ottenere l'assoluto riconoscimento di “capo”.

Proprio a causa della violenza e insistenza delle sue pretese, nell’ottobre 2020 è stato arrestato in flagranza dai Carabinieri di Taurianova, in occasione dell'ennesima “visita” ad una delle vittime, in realtà vicenda rientrante in un più ampio piano delinquenziale. Significativo, secondo gli inquirenti, anche il ruolo di due cugini indagati in stato di libertà che, benché già ritenuti appartenenti alla cosca di ‘ndrangheta “Asciutto-Neri-Grimaldi”, al tempo della faida contrapposta agli Zagari, oggi, per quanto ipotizzato dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria, per garantire quella “Pax mafiosa” faticosamente raggiunta, hanno svolto un ruolo di mediatori in favore di Zagari e in danno di una delle vittime, organizzando e favorendo incontri e persuadendola ad accettare le pretese estorsive.