Scolpito nella pietra, quando il refuso pesa

Scolpito nella pietra, quando il refuso pesa

Dalla lapide commemorativa della Battaglia di Parma alle stelle della Walk of fame, i precedenti imbarazzanti

Targa Ciampi scolpito nella pietra refuso pesa 

AGI - Il refuso nella targa per Carlo Azeglio Ciampi ha molti precedenti, in Italia e all'estero, passati al disonore delle cronache perché indubbiamente un errore sulla pietra 'pesa' di più ed è sempre complicato da correggere.

Risale all'anno scorso il refuso sulla lapide commemorativa della Battaglia di Parma del 18 febbraio 1248, apposta su un portone della sala del consiglio comunale. Al momento dell'inaugurazione ci si è accorti che il nemico sconfitto dalla città emiliana era diventato Federico II di Svezia, anziché di Svevia, una svista ancor più grave dal momento che Parma aveva appena assunto il titolo di Capitale italiana della cultura.

A Ravenna ad agosto sono state inaugurate le nuove targhe toponomastiche in mosaico nel centro storico e quella del vicolo degli Ariani ha riportato la scritta "Già vicolo dei Teatrini" anziché "Teatini", l'originario riferimento al popolo di Chieti.

Sull'asfalto della tangenziale ovest di Milano nel 2017 apparve la scritta "Bolognia" sulla carreggiata sud, a pochi chilometri dal casello di Melegnano e dell'autostrada del Sole, suscitando in rete un misto di ilarità e indignazione fin quando una striscia di catrame non ha coperto la "i" di troppo.

In giro per il mondo non sono sfuggiti ai refusi neppure monumenti nazionali come il Lincoln Memorial di Washington: sulla parte nord, la parola "FUTURE" nel secondo discorso inaugurale è stata scritta "EUTURE" e il tentativo di coprire la base della prima lettera è ancora visibile ai visitatori.

Ben più grave la svista dei tecnici della zecca del Cile che nel 2008 sbagliarono il conio delle nuove monete da 50 peso che furono emesse con la scritta "Republica de Chiie" anzichè "Republica de Chile". Un errore costato il posto al direttore della zecca, Gregorio Iniguez, e a diversi dipendenti.

Persino le 'stelle' incastonate su Hollywood Boulevard hanno avuto i loro refusi: se di Julia Louis-Dreyfus e Dick Van Dyke furono successivamente corretti i nomi, Merian Cooper, lo scrittore di King Kong, appare ancora con la scritta "Meriam", e nella patria del cinema un pioniere come Auguste Lumière vede ancora il nome ridotto a quello di un mese, "August"