Giostra e le altre, periferie che lo Stato ha 'dismesso'

Giostra e le altre, periferie che lo Stato ha 'dismesso'

Viaggio nel quartiere di Messina, dove una "centrale dello spaccio" di droga si avvaleva di vedette e passaparola tra condomini. 

periferie povertà droga messina

© Letizia Barbera -  Una delle baracche sormontate da palazzine degradate

AGI - La storia del quartiere Giostra, a Messina, è la storia delle periferie italiane, in cui lo Stato ha "messo distanza tra sè e i cittadini di quel quartiere" e adesso cerca di colmarla attraverso operazioni di polizia. Ha colpito un territorio tra i più poveri di Messina ma anche quello in cui la criminalità riesce ad avere grande forza, infatti, l'operazione "Market place" condotta dalla Squadra Mobile peloritana, sfociata in 52 arresti.

Tra le palazzine popolari di via Seminario Estivo, ha scoperto l'indagine coordinata dalla Dda, si trovava la centrale dello spaccio di droga gestita da due organizzazioni. "Una vera e propria roccaforte", ha definito il gip il complesso di case controllate da telecamere, vedette e dal passaparola sia tra condomini che attraverso i clienti.

La via Seminario Estivo si trova a Giostra, uno dei più popolosi quartieri di Messina, posizionato nella zona nord della città. La storia del quartiere ha radici lontane. Dopo il terremoto del 1908, delle origini rinascimentali è rimasto solo il nome. La ricostruzione ha portato al proliferare di palazzine ultrapopolari e di baracche, dove povertà e degrado si incrociano facendo da contrasto ai complessi residenziali di più recente costruzione. Negli anni Ottanta il quartiere e' stato al centro di una sanguinosa guerra di mafia.

Nel tempo sono state numerose le operazioni di polizia contro la criminalità,  contrastata anche dall'opera preziosa di scuola, chiesa, volontariato, baluardi di legalità e di speranza per quanti desiderano un futuro diverso. Il quartiere non ha solo il volto della malaffare, ma anche quello di tanta gente onesta che vuole scrollarsi di dosso l'etichetta di zona criminale recuperando spazi per la legalità, e anche in questa direzione va l'operazione condotta dalla Squadra mobile, che tenta di liberare il territorio dalla criminalità affermando la presenza dello Stato.

"Non bisogna affermare che quel territorio è stato riconquistato - spiega all'AGI Pietro Saitta, sociologo, docente all'Università di Messina - poichè esso apparteneva già saldamente alla Repubblica Italiana, ma lo Stato lo ha dismesso". Parlare di Giostra "significa parlare di tutte le aree depresse in Italia e di cittadini che non hanno abbandonato lo Stato. E' stato quest'ultimo a non garantire sostegno, che si traduce in forme di emancipazione. Da qui è venuta fuori quell'arte di arrangiarsi, di integrare i redditi, non per capriccio ma spesso perchè si è al confine con la poverta'".

Da questo punto di vista l'attività criminale è "attività di integrazione del reddito". "Se non si entra in quest'ottica - prosegue Saitta - vedremo allargarsi, con l'arrivo del Recovery, le quote di un comportamento pendolare, che alterna il lavoro normale a quello criminale".  L'abbandono delle periferie italiane nasce negli anni Cinquanta, in fase ricostruzione postbellica, ma "l'investimento sull' edilizia pubblica è venuto meno negli anni Ottanta, e ciò ha portato alla formazione di baraccopoli, a un arrangiarsi anche nell'abitare. La stessa storia del welfare, qui, eè storia di garanzia per i garantiti. Questa gente abbandonata finisce con l'essere non garantita o garantita in modo perverso, clientelare".

Oggi gli inquirenti non hanno parlato di mafia. "Le cose esistono nel momento in cui le nomini, diciamo noi sociologi costruttivisti. Voglio dire che quello della mafia è stato anche un problema nominale, si è discusso su cosa includere o meno in questa categoria. Sono contento che non abbiano usato quel termine, soggetto, spesso, a usi politici e strumentale alla costruzione di carriere in politica, polizia e magistratura".