La battaglia della Scala dei Turchi, la scogliera di Montalbano e Malena

La battaglia della Scala dei Turchi, la scogliera di Montalbano e Malena

Un privato rivendica l'eredità del bene, ma gli ambientalisti non ci stanno. Nell'attesa che un tribunale si pronunci, i vandali e il turismo di massa l'hanno sfregiata. La Regione Siciliana sembra essersi dimenticata del bene, famoso in tutto il mondo.

ambiente turchi sicilia

AGI - "Il profilo della parte piu' alta della collina di marna candida s'incideva contro l'azzurro del cielo terso, senza una nuvola, ed era incoronato da siepi di un verde intenso. Nella parte piu' bassa, la punta formata dagli ultimi gradoni che sprofondavano nel blu chiaro del mare, pigliata in pieno dal sole, si tingeva, sbrilluccicando, di sfumature che tiravano al rosa carrico. Invece la zona piu' arretrata del costone poggiava tutta sul giallo della rina".

Se Toto' l'avesse vista, se avesse letto della sua bellezza ne "La prima indagine di Montalbano" (ed. Mondadori) e si fosse accorto delle frotte di turisti che ogni anno la visitano in Sicilia, avrebbe cercato di venderla al primo sprovveduto, come nel film Tototruffa 62. E, a differenza della Fontana di Trevi, ci sarebbe pure riuscito: la Scala dei Turchi, scogliera di marna nell'agrigentino e meta del turismo internazionale, infatti, non e' di nessuno, neanche pubblica. Anzi, per una piccola parte e' privata, e appartiene a un 73enne che un giorno si presento' al comune di Realmonte sbandierando un testamento che farebbe di lui l'erede. Ne venne fuori una lunga contesa, che ormai dura da anni.

 Amata da Andrea Camilleri , che era di queste parti, raccontata da Giuseppe Tornatore in 'Malena' e da Pif in "In guerra per amore", cantata da Colapesce e Di Martino in 'Luna araba' ("Dei bambini annoiati sulla scala dei turchi/Si abbandonano sereni a una gara di rutti/Sono molto felici quindi/ Hanno tempo per farsi male") , la Scala dei Turchi non è stata risparmiata dal vandalismo del turismo di massa, che ha condotto al suo sequestro giudiziario, avvenuto il 27 febbraio dello scorso anno.

E' stato, spiego' allora Luigi Patronaggio, procuratore di Agrigento, un "atto d'urgenza" necessario a mettere in sicurezza un sito che "ha una valenza paesaggistica, storica, archeologica, geologica ed e' molto fragile". Il catalogo dell'incivilta', provvide lo stesso magistrato e renderlo noto ed e' questo: "Gente che porta via pezzi di marna, graffiti di dubbio gusto, buchi nella scogliera, carotaggi non autorizzati". "Un bene - prosegui' Patronaggio- che abbia questo valore storico, paesaggistico, geologico deve essere restituito alla mano pubblica". L'indagato, possessore di una particella catastale, "non ha mai tutelato questo bene, ne' da un punto di vista paesaggistico, ne' per quanto riguarda la tutela dell'incolumita'".

"Riteniamo - concluse il pm - che soltanto un custode pubblico possa mettere in essere le misure volte a salvaguardare l'incolumita' della gente, solo il custode pubblico puo' garantire che il sito non venga danneggiato e possa stabilire una ordinata fruizione al pubblico".

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In attesa dell'udienza civile che il prossimo 21 aprile potrebbe decidere la titolarita' della scogliera, l'indagine penale ha fatto affiorare l'inerzia dell'amministrazione pubblica, che, secondo i periti del gip, "non ha messo in atto azioni volte all'acquisizione dei beni o alla dichiarazione di pubblica utilita' che comunque appare necessaria per l'acquisizione al demanio dei beni culturali, storici e paesaggistici seppur in piu' occasioni e univocamente hanno ribadito la volonta' di preservare il bene attraverso l'apposizione di una serie di vincoli".

In poche parole, se una delle tre particelle e' riconducibile a Ferdinando Sciabarrà, ereditata dal padre, sulle altre due "non si riscontra un atto dirimente in merito alla proprieta'". Ma "appare evidente che Sciabarra' ne vanta il possesso da diversi decenni". "E' una storia sconcertante - ha spiegato all'AGI il presidente di Italia Nostra in Sicilia, Leandro Janni - e dimostra la sciatteria degli enti pubblici, dalla Regione al comune alla provincia, che dovrebbero tutelare e valorizzare un bene. Cio' che risalta e' lo scarto tra l'importanza del bene e l'ignoranza di chi dovrebbe valorizzarlo e, anzi, ha consentito speculazioni edilizie. Proprio nei prossimi giorni ci si accinge ad approvare il piano paesaggistico della provincia di Agrigento, e mi auguro che gli agrigentini lo accolgano come una opportunita' di crescita. I beni culturali in Sicilia non sono dei siciliani, ma dell'umanità".

Eppure appena un anno fa era stata la Regione Siciliana ad assicurare che la Scala dei Turchi non e' privata. Lo fece rispondendo a una interrogazione di Michele Catanzaro, parlamentare regionale del Pd. "Attendo di capire - afferma oggi Catanzaro all'AGI - come finira' la vicenda giudiziaria. E' chiaro che che la Regione debba assumersi le responsabilità". "La Regione, pero' - sottolinea Gianfranco Zanna, presidente regionale di Legambiente - non si e' neanche costituita parte civile nel procedimento in corso al Tribunale civile. Noi, che riuscimmo a convincere il comune di Realmonte a impegnarsi nella contesa legale, lo abbiamo fatto. Riteniamo che il bene debba essere considerato pubblico uti cives", ovvero pubblico perche' punto di riferimento di un interesse collettivo.

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E lo stesso "interesse collettivo" che, proprio perche' non riconosciuto appieno e dunque non regolamentato, ha offeso negli anni la Scala dei Turchi. "I sopralluoghi compiuti - scrivono ancora i periti del gip - hanno permesso di accertare come tale luogo abbia subito delle violenze inaudite dai visitatori che, spesso, hanno lasciato dei segni indelebili". "Va dichiarata - afferma Zanna - Riserva naturale". Cosi', forse solo cosi', cancellate le umiliazioni,  Montalbano troverà serenità: "S'assitto' sulla sabbia asciutta, affatato. E accussi' stette, fumandosi una sigaretta appresso all'altra, perso a taliare le variazioni della tinteggiatura del sole, via via che andava calando, sui gradoni piu' bassi della Scala dei Turchi".