Arrivata in Italia la salma di Claudia Lepore, uccisa a Santo Domingo

Arrivata in Italia la salma di Claudia Lepore, uccisa a Santo Domingo

Un mese fa l'omicidio della donna che sembra che fosse intenzionata a tornare a vivere in Italia e che per questo aveva trascorso gran parte del 2019 a Carpi, città dove in passato aveva gestito il bar 'Bel Ami'

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Claudia Lepore

AGI - A un mese esatto dal delitto, torna a Modena il corpo di Claudia Lepore, la donna di 59 anni originaria di Carpi, nel Modenese,  violentata e uccisa nella sua casa di Santo Domingo, ai Caraibi .

Il corpo fu messo nel frigorifero, dove è stato scoperto solo tre giorni dopo l’efferato omicidio. La salma, arrivata a Malpensa, è stata trasferita  a Modena per l’autopsia. 

La donna viveva da una decina d'anni a Santo Domingo dove aveva gestito un bed & breakfast insieme a un'amica modenese. Sembra che fosse intenzionata a tornare a vivere in Italia e che per questo aveva trascorso gran parte del 2019 a Carpi, città dove in passato aveva gestito il bar 'Bel Ami'.

“Non è un fatto di criminalità organizzata – dichiara all’AGI il legale Enrico Aimi, che segue il caso assieme alla collega Giulia Giusti – però c’è di mezzo una persona che ha perso la vita in una maniera talmente cruenta, violenta e orrifica che consiglia davvero la massima prudenza. Vedo che c’è anche un’accelerazione nelle indagini, dovuta alla pressione mediatica e al coinvolgimento di cittadini italiani, tradotto: fate in fretta”

“Non abbiamo ancora l’esito dell’esame effettuato dai medici legali di Santo Domingo- spiega ancora Aimi –conosciamo solo quello che è emerso dalle udienze, vale a dire che la morte si sarebbe verificata per strangolamento, con successivo occultamento del cadavere all’interno del frigo. Ci aspettiamo una conferma dell’esame autoptico, sulle modalità della morte così come delle violenze subite,  da parte del consulente tecnico che verrà nominato dalla procura di Modena”. 
 

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 Il frigorifero dove fu nascosto il corpo di Claudia Lepore

Non si conoscono i tempi dell’autopsia (presumibilmente i primi giorni della prossima settimana) che sarà comunque eseguita quanto prima a Modena città alla cui procura è stato trasmesso per competenza il procedimento giudiziario in Italia. Grazie alla strettissima collaborazione tessuta durante queste settimane tra la famiglia della vittima, i legali italiani e dominicani, l'agenzia funeraria guidata da Gianni Gibellini ed altre due agenzie corrispondenti locali, oltre a diverse personalità di rilievo istituzionale, è stato possibile derogare alle rigide norme di polizia mortuaria di quello Stato, che avrebbero previsto l'obbligo di cremazione o imbalsamazione totale prima del rimpatrio. 

In Italia la salma sarà sottoposta a nuovo esame autoptico presso l’istituto di medicina legale del Policlinico da parte degli inquirenti italiani, parallelo a quello già avviato ad Higuey, in Repubblica Dominicana per conto della procura locale.

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 Claudia Lepore( a sinistra) con la sorella Anna 

In carcere ai Caraibi i presunti responsabili

Intanto restano in carcere i tre indagati, presunti responsabili del delitto. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Higuey, Bethama Del Carmen Conce Polanco,  ha applicato la misura cautelare massima consentita.

 In carcere Antonio Lantigua, detto El Chino,  l'esecutore materiale che ha confessato,  e i due italiani Yacopo Capasso e Ilaria Benati, accusati in concorso di essere i mandanti dell’omicidio.

Lantigua, detto El Chino, durante l’udienza di convalida ha fatto anche il nome di un complice. Ha poi  riferito di non conoscere Jacopo Capasso e che Ilaria Benati, l'amica della vittima con la quale c'erano stati dei dissapori,  sarebbe estranea al delitto.

Toccherà alla Procura della Repubblica di Higuey decidere se intraprendere una strada investigativa anche in questa nuova direzione o se, alla luce degli atti sinora acquisiti, questa possa considerarsi come un semplice tentativo di depistaggio.  Intanto la procura di Roma ha trasmesso il procedimento a quella di Modena ritenuta competente per territorio. 

Si cerca un complice

‘El Chino’ ha fatto anche il nome di un complice tuttora ricercato. Le prove   del delitto, per i legali Enrico Aimi e Giulia Giusti, devono essere ricercate nei computer, nei telefonini, nei conti correnti e tra le carte di Claudia.

“Siamo sempre più convinti che il movente sia di carattere economico – spiega all’AGI l’avvocato Enrico Aimi -  Si cerca nei telefonini e nei computer, nei messaggi e nelle fotografie, su quanto è stato rinvenuto nelle perquisizioni effettuate nelle abitazioni di tutti i soggetti coinvolti.

Gli inquirenti sono partiti dalla denuncia di scomparsa, che risulta fatta insieme da Benati e Capasso. , alcuni giorni dopo il delitto. “Secondo la nostra ricostruzione – spiega il legale- potrebbe trattarsi di un movente di carattere economico . Cercheremo di capire quale , si parla di un testamento però allo stato non sappiamo se sia stato o meno recuperato dagli inquirenti. Con la Benati avevano gestito insieme un B&B, ci sono probabilmente acquisti di terreni, soldi inviati dalla Lepore nella Repubblica Dominicana che i familiari immaginano siano stati inviati per la costruzione della casa e per l’acquisto del terreno”.   

“La cosa a mio avviso importante – sottolinea  Aimi – è che si sta occupando del caso la squadra investigativa migliore che c’è nella Repubblica Dominicana, proprio per l’attenzione di questo caso particolarissimo non tanto per l’efferatezza del delitto, ma perché tre protagonisti di questa macabra vicenda sono italiani”.

La testimonianza della sorella

"Claudia era una buona persona, una buona ragazza. Voleva essere felice e basta. Io voglio giustizia per mia sorella, è l'unica cosa che voglio. Nessuno merita di fare quella fine". Sono le parole di Anna Lepore, sorella di Claudia, appena appreso il delitto.
"Ci ha dato la notizia che aveva comprato un terreno - prosegue nel racconto Anna Lepore - su cui aveva già iniziato a costruire la casa. Era felicissima, aveva voglia di vivere e di godersi la sua casa".