Allarme Gimbe, si ferma la discesa dei contagi. Inversione di trend in 9 Regioni

Allarme Gimbe, si ferma la discesa dei contagi. Inversione di trend in 9 Regioni

Secondo la Fondazione presieduta da Cartabellotta "l’occupazione da parte di pazienti Covid supera in 5 Regioni la soglia del 40% in area medica e in 6 Regioni quella del 30% delle terapie intensive"

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© NurPhoto/AFP - Postazione mobile per test del Covid

AGI - "Esauriti gli effetti del Decreto Natale" si arresta la discesa dei nuovi casi settimanali di Covid-19, sostanzialmente stabili guardando al dato nazionale, mentre in diverse Regioni s’intravedono i primi segnali di un’inversione di tendenza". Lo afferma la Fondazione Gimbe con il suo presidente Nino Cartabellotta, commentando il risultato del monitoraggio fatto nella settimana 27 gennaio-2 febbraio rispetto alla precedente, che registra una stabilizzazione del numero dei nuovi casi (84.652 vs 85.358, calo dello 0,8%). Scendono i casi attualmente positivi (437.765 vs 482.417), i ricoveri con sintomi sono -1.038, pari al -4,9% (20.317 vs 21.355), le terapie intensive -158, pari a -6,7% (2.214 vs 2.372) e i decessi (2.922 vs 3.265, calo del 10,5%).  

Rispetto alla settimana precedente, in 9 Regioni - Abruzzo, Campania, Liguria, Molise, Toscana, Umbria, Piemonte e province di Trento e di Bolzano - risale l’incremento percentuale dei nuovi casi e in 5 Regioni (Abruzzo, Molise, Provincia autonoma di Trento, Toscana e Umbria) si registra un aumento dei casi attualmente positivi per 100.000 abitanti. "Segnali – ribadisce Cartabellotta – che invitano a tenere alta l’attenzione sulla diffusione delle nuove varianti, potenziando il sequenziamento del virus ove si rilevano incrementi anomali dei nuovi casi". 

A livello ospedaliero – spiega Renata Gili, responsabile Ricerca sui Servizi Sanitari della Fondazione Gimbe – nonostante un’ulteriore lieve discesa di ricoveri e terapie intensive, l’occupazione da parte di pazienti Covid supera in 5 Regioni la soglia del 40% in area medica e in 6 Regioni quella del 30% delle terapie intensive. Quanto ai vaccini, la Fondazione ricorda che sulla base delle decisioni prese durante l’incontro di ieri tra governo, Regioni e commissario le forniture previste per il primo trimestre 2021 sono le seguenti: Pfizer-BioNTech si è impegnata a fornire 7,56 milioni di dosi; Moderna ha confermato la fornitura di 1,32 milioni di dosi previste dal piano vaccinale; AstraZeneca si è impegnata a consegnare 5,3 milioni di dosi, aumentate secondo quanto annunciato dalla presidente della Commissione europea, Von der Leyen. Complessivamente nel primo trimestre, considerando anche le 480.000 consegnate nel mese di dicembre 2020, si stima la disponibilità di 14,7 milioni di dosi (di cui già consegnate quasi 2,4 milioni) che permetterebbero di completare il ciclo vaccinale di 7,3 milioni di persone (circa 12% della popolazione). "In conseguenza degli annunciati ritardi – precisa Gili – le forniture si concentreranno nella seconda metà del primo trimestre e per la maggior parte nel mese di marzo. Senza un imponente potenziamento della macchina organizzativa, quindi, sarà impossibile somministrare tutte le dosi prima di fine aprile".

Capitolo somministrazioni. Alla data di ieri (aggiornamento ore 14:02) hanno completato il ciclo vaccinale con la seconda dose 808.306 persone (1,36% della popolazione), con marcate differenze regionali: dallo 0,80% della Calabria all’1,89% dell’Emilia-Romagna (figura 2). Inoltre, negli ultimi 12 giorni, a causa dei ritardi nelle consegne, sono state somministrate quasi esclusivamente seconde dosi. Complessivamente, il 71% delle dosi sono state destinate a operatori sanitari e sociosanitari, il 19% a personale non sanitario, il 9% a personale ed ospiti delle RSA e l’1% a persone di età pari o superiore agli 80 anni.

"È stato chiarito – spiega Cartabellotta – che il 'personale non sanitario', ufficialmente non previsto dal Piano vaccinale, include persone che a vario titolo lavorano nelle strutture ospedaliere e sanitarie. Ma, in assenza di un’anagrafe vaccinale nazionale, in questa categoria possono confluire anche soggetti al momento esclusi dalle categorie prioritarie". Peraltro, rispetto alla media nazionale del 19%, dal database ufficiale risulta una notevole variabilità regionale: dal 2% dell’Umbria al 32% di Basilicata e Lombardia. La Fondazione Gimbe, al fine di sanare eventuali incongruenze, ribadisce l’invito a Regioni e Province Autonome a verificare ed eventualmente rettificare i dati trasmessi a livello centrale che alimentano la dashboard sui Report Vaccini Anti Covid-19.

 "Nel bel mezzo della crisi di Governo – conclude Cartabellotta – stiamo attraversando una delle fasi più critiche della pandemia: da un lato l’inevitabile rallentamento della campagna vaccinale, segnata da continue revisioni al ribasso delle forniture, dall’altro i primi segnali di aumento di circolazione del virus, indubbiamente sottostimata. Ma soprattutto incombe la minaccia delle nuove varianti, già sbarcate in Italia, che rischiano di far impennare la curva dei contagi. Nel frattempo, in un’Italia quasi tutta gialla ci si continua ad appellare, in maniera paternalistica, al buon senso dei cittadini che in realtà non fanno solo che adeguarsi a quanto permesso".