Il monito della Cei: "La politica collabori al servizio dei cittadini"

Il monito della Cei: "La politica collabori al servizio dei cittadini"

I vescovi lanciano l'allarme sulle nuove povertà e la piaga dell'usura

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©  Siciliani-Gennari/CEI - Il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei
 

AGI - Aggiornato alle ore 18, 30.

"Attenzione e preoccupazione" per la situazione politica in corso "in uno scenario già reso precario" dalla pandemia. E un monito affinché le istituzioni collaborino "al servizio dei cittadini" tenendo conto "delle tante criticità".

Il presidente della Cei, il cardinale Gualtiero Bassetti, introducendo i lavori della sessione invernale del Consiglio episcopale permanente, sottolinea come l'Italia abbia più che mai bisogno di "riconciliazione", "in primo luogo fraterna, assumendo i panni della collaborazione e della solidarietà. Poi politica, ricucendo il tessuto sociale lacerato dalle fatiche economiche e sociali. E ancora con la scienza - aggiunge - nel senso di un'acquisizione responsabile delle conquiste come reale contributo al benessere di tutti".

Bassetti richiama l'utilizzo del Recovery Fund ma senza citarlo esplicitamente. È evidente che alla solidarietà generosa di molti, bisogna affiancare, afferma, "la volontà politica di andare oltre la logica delle misure d'urgenza e di sollievo temporaneo per elaborare una strategia che sia davvero di sistema, anche al fine di impiegare al meglio le risorse in arrivo".

Occorre quindi "disegnare nuovi strumenti e soluzioni sostenibili e innovative dal punto di vista sociale e mettere in campo azioni di prossimità alle situazioni di fragilità economico-finanziaria, attraverso le quali intercettare i soggetti in difficoltà, ascoltarli e aiutarli a compiere le scelte giuste ai primi segnali di allarme senza attendere inerti l'aggravarsi della situazione". 

Il presidente della Cei lancia un allarme sulle nuove povertà che registrano "dati deflagranti" e sul boom dell'usura. La situazione socio-economica in cui si trova il nostro Paese "è fonte di preoccupazione crescente: è chiaro che una serie di problemi di carattere strutturale conosciuti da tempo, a lungo sottovalutati, sono da affrontare in modo indifferibile. Se non s’interviene efficacemente sul sovraindebitamento di famiglie e imprese, cadute per la prima volta a causa della pandemia nella condizione di debitori insolventi - osserva - si amplificheranno le già drammatiche condizioni per il ricorso all’usura e l’accesso della Criminalità organizzata nei tessuti economici e sociali".

E snocciola i dati: dall’osservatorio della Consulta Nazionale Antiusura Giovanni Paolo II con le sue 32 Fondazioni che operano in tutta Italia, viene rilevato un quadro preoccupante che va dalle famiglie e piccole imprese familiari divenute insolventi - sono 3 milioni di nuclei, per circa 7,5 milioni di persone fisiche; a quelle che avevano già varcato la soglia di rischio e sono ora in fallimento “tecnico” per debiti - sono 2 milioni e 250 mila unità, per 6,5 milioni di persone; infine a quelle a rischio di usura - quantificabili in 350 mila famiglie e in 800 mila persone. Caritas italiana e le Caritas diocesane in questi mesi, continua Bassetti, hanno visto crescere il numero di persone che a loro si sono rivolte per usufruire dei servizi erogati: materiali e non. 

Analizzando il periodo maggio-settembre del 2019 e confrontandolo con lo stesso periodo del 2020, è emerso che l’incidenza dei “nuovi poveri” è passata dal 31% al 45%: quasi una persona su due che si rivolge alla Caritas lo fa per la prima volta. E' aumentato in particolare il peso delle famiglie con minori, delle donne, dei giovani, dei nuclei di italiani che risultano in maggioranza (52% rispetto al 47,9 % dello scorso anno) e delle persone in età lavorativa.

Varie la "fratture" che la pandemia sta trasformando da isolate in associate: sanitaria, sociale, delle nuove povertà, educativa. "Ancora non possiamo trarre una valutazione conclusiva sulle conseguenze a lungo termine di ciò che sta accadendo, ma i dati diffusi devono interrogare le coscienze e allarmare le Istituzioni e le agenzie educative tutte: solitudine, isolamento sociale, aumento delle malattie legate al disagio mentale, impennata di suicidi. I giovani, gli anziani, le persone con disabilità, le persone vulnerabili sono le prime vittime di queste infermità dell’anima".

Dalla Cei infine una esortazione a vaccinarsi, "responsabilità verso gli altri" e un invito a discernere tra le tante voci che si levano, "a volte in conflitto tra loro", sul tema. "È importante poter disporre di tutte le informazioni possibili per fugare perplessità e preoccupazioni, così come è altrettanto essenziale saper distinguere tra una fondata ricerca scientifica e un'opinione frutto di una condivisione sui social network".