La "storica" sentenza su omofobia e stalking nel calcio femminile

La "storica" sentenza su omofobia e stalking nel calcio femminile

La Corte d'Appello sportiva ha riconosciuto l'ex mister della Novese colpevole di stalking e frasi omofobe, infliggendogli uno stop di 3 anni

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© Pascal GUYOT / AFP
- Le ragazze della nazionale di calcio femminile

AGI -  E' una sentenza "storica per il calcio femminile" quella con cui la Corte Federale d’Appello ha sospeso per tre anni Maurizio Fossati, l’ex allenatore della Novese Calcio nella stagione 2019/2020 che all’epoca militava in serie B e C. Così la connota 'Change the game', l'associazione che ha affiancato le famiglie di alcune giovani calciatrici impegnate nella ricerca della verità sui rapporti tra le figlie e il loro allenatore.

"Non offese ma frasi omofobe"

Nelle motivazioni al verdetto della giustizia sportiva, si legge che quelle usate da Fossati non erano espressioni “meramente offensive”, come stabilito in primo grado, ma “omofobe e/o sessiste” in relazione all’orientamento sessuale delle sue calciatrici e che il contestato stalking nei confronti di una giocatrice "trova puntuale riscontro nelle dichiarazioni rese dalle compagne”.

 I giudici spiegano le ragioni per cui hanno accolto l’appello della Procura Federale che chiedeva di aumentare la condanna a nove mesi pronunciata in primo grado a dicembre dalla Commissione Disciplinare quando il mister era stato scagionato dall’accusa di avere perseguitato una calciatrice.

In primo grado era emerso che la Procura Federale si era dimenticata di allegare le possibili prove in merito al capo d’imputazione, tra cui delle foto intime della ragazza. Per i giudici che hanno aggravato la sanzione, “alcune espressioni usate da Fossati come ‘siete qua solo per leccare la f…’ trascendono dalla loro natura meramente offensiva per essere qualificate alla stregua di espressioni omofobe e/o sessiste, in quanto denigratorie del genere femminile e dell’orientamento sessuale delle atlete e indice di pensieri e comportamenti avversi all’omosessualità ovvero alle persone omosessuali”.

"Mi chiamava nello spogliatoio per le sue ossessioni"

Quanto al secondo capo d’imputazione, la Corte d’appello non fa riferimento al materiale probatorio carente, come i giudici precedenti, perché ritiene basti “l’esame delle audizioni tenutesi con le calciatrici che in fase di indagini denotano un quadro preciso e concordante sotto il profilo probatorio”.

Tra queste quelle della calciatrice che racconta del suo “rifiuto” a baciarlo di fronte ai tentativi di Fossati. “Mi chiamava nello spogliatoio per parlare delle sue ossessioni nei miei riguardi e faceva esplicito riferimento al fatto che le ragazze avrebbero dovuto preferire rapporti con uomini….”. "L'ho accolta notando gli occhi lucidi, era particolarmente scossa dall'episodio - la conferma di una compagna -.  Mi ha chiesto più volte di non lasciarla sola nello spogliatoio. Era evidente la gelosia morbosa di lui come quando arrivò a mandare qualcuno per verificare se fosse uscita di notte, dicendo di rilevare il calore della sua auto mettendo una mano sul cofano".