Cessioni e fallimenti per sfuggire al fisco. Il marchio Mazzara di Palermo finisce nei guai

Cessioni e fallimenti per sfuggire al fisco. Il marchio Mazzara di Palermo finisce nei guai

Sequestrate due società e un negozio in centro, appartenenti alla nota famiglia attiva da decenni nel settore e che secondo l'accusa ricorreva alla bancarotta fraudolenta

bancarotta marchio abbigliamento Palermo titolari arrestati

© Giuseppe Marinaro - Il negozio di abbigliamento del marchio Mazzara sequestrato nel centro di Palermo

AGI - Bancarotta fraudolenta e autoriciclaggio a Palermo: tre arresti e sequestrati due società e un negozio di abbigliamento dello storico marchio Mazzara. Su delega della procura, i finanzieri del Comando provinciale hanno eseguito gli arresti domiciliari e la misura interdittiva del divieto di esercizio di attività d'impresa per dodici mesi.

I destinatari del provvedimento cautelare sono i fratelli Vito e Vincenzo Mazzara, di 61 e 59 anni, e il 'rampollo' della famiglia che ha vestito generazioni di palermitani, Marco Mazzara, 27 anni, ai quali vengono contestati a vario titolo i reati di bancarotta fraudolenta, autoriciclaggio e reimpiego di capitali illeciti.  

Le indagini condotte dagli investigatori del Gruppo Tutela Mercato Capitali del Nucleo di Polizia economico-finanziaria di Palermo hanno permesso di fare luce su un complesso sistema di società, cui hanno fatto riferimento nel tempo sette punti vendita nelle zone Resuttana-San Lorenzo e Politeama

Gli indagati svuotavano ciclicamente le aziende mediante cessioni e affitti di rami d'azienda. Le società fallivano, ma l'attività di vendita al dettaglio di abbigliamento continuava con una nuova compagine appositamente costituita.

Sono tre le società fallite tra il 2015  e il 2018 che hanno accumulato un passivo fallimentare per circa 4,5 milioni di euro a danno dei fornitori e dell'Erario (nei cui confronti il debito è pari ad oltre 2 milioni di euro).

Lo schema è stato replicato con due società di recente costituzione, che hanno già accumulato altri debiti pari a oltre 400 mila euro, oggetto dell'attuale provvedimento di sequestro insieme all'unico punto vendita ancora attivo, in via Daita, nel centro di Palermo.