Scafista dopo le frustate dei libici, chi è uno dei migranti citati da Salvini

Scafista dopo le frustate dei libici, chi è uno dei migranti citati da Salvini

Il reato per cui si trova in carcere a Ragusa Al Ali Somar, e' quello di essere stato individuato come uno degli scafisti di una delle imbarcazioni soccorse da Open Arms. Sul suo corpo erano evidenti i segni dei colpi di frusta che i trafficanti libici gli avevano inferto

Scafista per frustate libici

Open Arms

AGI - Tra le parti civili che si sono costituite davanti al Gup di Palermo, Lorenzo Jannelli, nell'udiena per il caso Open Arms-Matteo Salvini  c'e' anche Al Ali Somar - difeso dall'avvocata Irene Russo del Foro di Ragusa - che indirettamente l'ex ministro ha citato nelle sue dichiarazioni a margine. Matteo Salvini ha dichiarato: "La cosa curiosa leggendo gli atti della procura e' che due dei presunti sequestrati sono tuttora in carcere. Adesso stiamo cercando di capire per quale reato".

Il reato per cui si trova in carcere a Ragusa Al Ali Somar, e' quello di essere stato individuato come uno degli scafisti di una delle imbarcazioni soccorse da Open Arms. E'stato giudicato con rito abbreviato condizionato alla acquisizione della documentazione medica contenuta nella cartella clinica, davanti al gip di Agrigento, ed e' stato condannato a tre anni e mezzo di carcere. Il migrante, originario della Siria e che tra qualche giorno compira' 35 anni, si e' sempre dichiarato innocente. All'atto dello sbarco, fin dalle prime ore, sul suo corpo erano evidenti i segni dei colpi di frusta che i trafficanti libici gli avevano inferto.

 Si e' trattato di uno stato di necessita', non il coinvolgimento diretto nei traffici di esseri umani; la stessa sentenza di condanna da' atto dei maltrattamenti subiti e certificati dalle autorita' sanitarie italiane. Al Ali Somar e' marito e padre di un figlio. Aveva rifiutato il cibo, un breve periodo in 'sciopero della fame' per chiedere giustizia per il suo caso. All'epoca del processo con rito abbreviato ha risposto senza remore alle domande del pubblico ministero e del gup ricostruendo tutta la sua storia, il lungo viaggio, il dramma delle connection house e i maltrattamenti subiti. Il sogno di poter esercitare la sua professione di ingegnere per dare un futuro migliore per la sua famiglia.

Il caso di Al Ali Somar, non e' ancora chiuso; la sua avvocata attende la fissazione dell'udienza di Appello per ridiscutere il caso. Intanto, essendo la liberta', un diritto inalienabile, e considerato il diniego allo sbarco per il quale e' stato chiesto il rinvio a giudizio dell'ex ministro Salvini, il 35enne siriano si e' costituito parte civile, costituzione accettata assieme a quelle di altri 8 migranti tra quelli messi in salvo dalla Open Arms e ai quali a Ferragosto del 2019 venne negato lo sbarco a Lampedusa.