Per Villani, la variante inglese non mette a rischio la riapertura delle scuole

Per Villani, la variante inglese non mette a rischio la riapertura delle scuole

Il direttore di Pediatria del Bambino Gesù di Roma e membro del Cts all'AGI: "Il virus mutato è poco presente in Italia e sebbene sia più diffuso tra i giovani non è più aggressivo"

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© Agf - Alberto Villani

AGI - "La variante inglese del Covid, che è particolarmente diffusa tra i giovani, non mette a rischio la riapertura delle scuole". Lo assicura all'AGI Alberto Villani, direttore di Pediatria e Malattie Infettive all'ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma e membro del Cts. Per Villani "la variante del Covid ha una maggiore predisposizione verso l'età evolutiva. I bambini e i ragazzi sono più coinvolti, ma senza riportare gravi danni".

Ma soprattutto l'incidenza tra la popolazione under 20, messa in luce dai dati di uno studio dell'Imperial College, "non deve preoccuparci per due motivi: il primo è che non è più aggressiva, il secondo è che non è ancora molto diffusa in Italia. Appena arriverà, ne verrà data pubblicità. Non sono informazioni che vengono tenute nascoste", aggiunge. In ogni caso, per Villani, che è anche presidente della Società italiana di pediatria (Sip), "indipendentemente dalla variante, se le regole vengono rispettate è difficile che un virus si propaghi e si trasformi".

Incontrovertibile che la scuola sia sicura

 "Che le scuole siano sicure è un fatto incontrovertibile. Poi ci sono diverse situazioni collaterali e su queste verrà presa la decisione politica. Ma se le regole vengono rispettate da tutti, rischi non se ne pongono", spiega Villani che cita il progetto pilota di monitoraggio del contagio svolto in due plessi di Roma dal titolo "A tutela dello studente, per una scuola sicura" promosso dalla Società Italiana di Pediatria, dall'Ospedale pediatrico Bambino Gesù, dall'Istituto di Ortofonologia e dalla Fondazione Mite.

"La riapertura delle scuole non dipende solo dagli studenti ma dalle persone che non rispettano le regole. A questo si affiancano altre criticità: gli spazi devono essere adeguati, i trasporti sicuri, non si devono creare delle file fuori in cortile, nè tantomeno gli assembramenti", osserva. Secondo Villani, "il virus ha messo in luce i nostri nervi scoperti: sanità, scuola e trasporti. Sono tre settori cruciali. Ora abbiamo l'opportunità di investire con risorse concrete".

Zero casi di influenza al Bambino Gesù 

Intanto, quest'anno, "grazie ai comportamenti virtuosi ad oggi al Bambino Gesù non abbiamo ancora avuto un caso di influenza", fa sapere Villani. "L'anno scorso di questi tempi eravamo sovraccarichi di casi di influenza", spiega il pediatra, secondo cui l'epidemia "ci offre un'occasione per ripensare tutto il sistema a iniziare dall'educazione sanitaria. Lo scorso inverno per i genitori era normale mandare a scuola un bambino con il naso gocciolante. I giapponesi già una ventina di anni fa usavano la mascherina se raffreddati, è impensabile per loro contagiare altre persone".

Per il presidente della Società italiana di Pediatria, "è una questione di conoscenza e di educazione sanitaria. Ecco perché da anni - sottolinea - mi batto per l'introduzione dell'educazione sanitaria tra le materie scolastiche". Se in Italia "ci fosse stata, oggi non saremmo qui a ricordare che bisogna lavare le mani, indossare mascherine ed evitare contatti stretti", conclude Villani.

Sui vaccini priorità anche a badanti e insegnanti 

Infine il vaccino anti-Covid: "Penso sia assolutamente giusto inserire insegnanti e coloro che sono a contatto con i bambini tra le categorie" che hanno diritto alle somministrazioni prima degli altri. Secondo Villani, dopo gli operatori sanitari e le altre categorie già individuate, si potrebbero vaccinare personale scolastico e badanti, "ma in tutte le campagne vaccinali bisogna dare delle priorità, è giusto così. E la decisione è di competenza del dipartimento generale della prevenzione sanitaria del ministero della Salute: è lì che si stabiliscono i criteri", conclude Villani ricordando che "in ogni caso con distanziamento e rispetto delle misure il rischio di contagio è basso".