Zambon e la denuncia all'Oms, "nessuna indagine interna"

Zambon e la denuncia all'Oms, "nessuna indagine interna"

Secondo il racconto del funzionario dell'Oms la sua segnalazione non avrebbe portato ad alcuna inchiesta

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© Afp -  Organizzazione Mondiale della Sanità Ginevra 

AGI - Francesco Zambon ha denunciato agli alti funzionari dell' Oms di avere subito delle minacce dal numero due Ranieri Guerra per cambiare la data del piano pandemico italiano, facendolo sembrare aggiornato al 2017 quando era 'fermo' al 2006, ma l'organizzazione mondiale della sanità non ha avviato un'inchiesta interna.

La notizia, diffusa dal quotidiano inglese 'The Guardian', trova conferma nelle parole consegnate all'AGI dall'avvocato Vittore d'Acquarone che affianca il funzionario della sede di Venezia in questo momento per lui così delicato a livello professionale e umano. È  Zambon l'uomo chiave dello scontro, che si sta alzando di livello, tra la Procura e l'Oms con in mezzo il Ministero degli Esteri chiamato dai magistrati di Bergamo, e per ora silente, a decidere se esista un 'divieto a testimoniare', motivato dall'immunità diplomatica, per chi lavora nell'organizzazione.

Ai vertici dell'Oms Zambon ha riferito il suo "disagio" in relazione alla minaccia di licenziamento subita da Guerra se non avesse posticipato la data del piano per coprire il 'buco nero' di un documento necessario che, di fatto, non esisteva perché risaliva a un'epoca troppo risalente e non forniva indicazioni utili all'attualità della pandemia. 

Zambon ha voglia di parlare, come ha detto a più media, ma ancora una volta non gli è stato permesso. La Procura che indaga sulla mancata zona rossa e sulla riapertura dell'ospedale di Alzano Lombardo, dopo la scoperta dei primi casi di Covid, lo aveva convocato mandando un invito a presentarsi a Bergamo non direttamente a lui ma all'Oms come prevede la prassi, visto che gode dell'immunità.

L'organizzazione però non l'ha avvertito e per la seconda volta non gli ha consentito di spiegare la sua versione. Nelle mail svelate dal programma Report, era riportato uno scambio tra lui e Guerra.

È un "lavoro sicuramente pregevole", concedeva il numero due di Oms al funzionario a proposito del rapporto ma lo invitava a riflettere sulle "questioni politiche".

Scriveva: "Uno degli atout di Speranza è stato sempre il poter riferirsi a Oms come consapevole figlia (si suppone per foglia, ndr) di fico per certe decisioni impopolari e criticate (...). Se anche Oms si mette si mette in veste critica non concordata con la sensibilità politica del ministro (...) non credo che facciamo un buon servizio al Paese. Ricordati che hanno appena dato 10 milioni di contributo volontario sulla fiducia e come segno di riconoscenza".

In un'altra email in possesso di Report Guerra scriveva a Zambon: "Come sai, sto per iniziare con il ministro il percorso di riconferma parlamentare (e finanziaria) del centro di Venezia e non vorrei dover subire ritardi o contrattacchi".

Nonostante il veto dell'Oms, nei giorni scorsi sono stati sentiti alcuni contrattisti (alcuni già 'scaduti') dell'Oms che, spiegano fonti giudiziarie, si sono presentati obbedendo a "un dovere giuridico e morale" nonostante l'invito da parte dell'organizzazione a non presentarsi.

Tramite la sua pagina Facebook, sulla quale abbondano insulti e inviti a dimettersi, Guerra aveva annunciato che querelerà Report definendo gli autori dell'inchiesta "gente indecente che cerca di farvi bere anche l'arsenico per tv".

"Il nostro obbiettivo - avevano detto i pm nei giorni scorsi - è capire se esisteva un piano pandemico, se era aggiornato, se era appropriato e in che modo questo si riverberi sulla mancata istituzione della zona rossa e sulla chiusura e poi immediata riapertura dell'ospedale di Alzano. Non vogliamo indagare sull'Oms o sui rapporti di tipo internazionale o sulle prese di posizione dei tecnici ma capire se dirigenti e medici avevano delle direttive da seguire e se l'eventuale mancanza di queste direttive abbia inciso sulla diffusione del contagio nella provincia. Non spettano a noi inchieste morali, politiche o epidemiologiche, vogliamo sapere ora se c'erano delle regole e se sono state seguite".