Inutilizzabili i letti vuoti Covid. "Così non riusciamo a ricoverare gli altri" 
ESCLUSIVA AGI

Inutilizzabili i letti vuoti Covid. "Così non riusciamo a ricoverare gli altri" 

Marco Bordonali, primario dell'ospedale San Giuseppe di Milano, racconta quello che definisce un "paradosso": malati di cuore, di tumore o altro sulle barelle per giorni in attesa al pronto soccorso e mezzo ospedale vuoto perché non ci sono più pazienti Covid  

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© Alessandro Serranò / Agf - Un caso di sospetto Covid in un pronto soccorso

AGI – Milano, 10 dic. – Ancora pazienti bloccati per giorni, sulle barelle, negli ospedali milanesi, ma questa volta, per un 'effetto collaterale' della diminuzione dei contagi, sono gli 'altri', quelli con patologie diverse dall'infezione. 

"Malati di cuore o di tumore fermi per giorni al pronto soccorso"

"I pazienti Covid non ci sono più ma ora non sappiamo dove mettere quelli non Covid perché gli ospedali sono tutti Covid e i posti letto per gli ‘altri’ sono nettamente insufficienti”. A raccontare all’AGI quello che definisce “un vero paradosso, un rovescio della medaglia” è Marco Bordonali, direttore del pronto soccorso dell’ospedale milanese San Giuseppe. La situazione, stando a quanto riferisce, riguarda anche gli altri ospedali Covid della città.  

 “L’area Covid, dove sono arrivato a mettere anche 16 persone anche se è programmata per una decina - spiega - è completamente vuota ma non la posso usare perché se mi dovesse arrivare un paziente Covid non potrei 'mischiarlo' a quelli che hanno altre patologie”.

Risultato? “Ho un casino terribile nel corridoio e barelle ferme da tre giorni, con persone, tanti sono gli anziani, per esempio affette da scompenso cardiaco o da tumore. Questo, poi, è un periodo particolare per i pronto soccorso che si riempiono a causa di patologie legate al clima, come le polmoniti batteriche. Da metà dicembre a metà gennaio siamo sempre pieni ma quest’anno ho a disposizione metà del pronto soccorso. Se dovesse arrivare un altro picco Covid, sarebbe il delirio”.

Scenario "inedito" rispetto alla prima ondata

Lo scenario è inedito rispetto alla scorsa ondata. “Nella  prima fase il numero dei pazienti Covid era calato in modo più graduale, questa volta repentinamente, non mi è ben chiaro per quale ragione, e poi il vantaggio è che si andava incontro alla primavera, periodo tradizionalmente meno impegnativo per noi”. 

Bordonali racconta di avere chiamato delle strutture ospedaliere per sapere se avessero posti a disposizione per chi non può ricoverare. La risposta è stata: ‘Abbiamo l’ospedale mezzo vuoto, abbiamo chiesto di riaprire ai malati non Covid ma ci hanno detto di no’”.

Anche al presidio di Sesto San Giovanni, legato al San Giuseppe, “abbiamo 80 letti vuoti su 200 ma non possiamo usarli”. Il problema, riflette, “è la lentezza con cui vengono recepite dalle istituzioni le esigenze degli ospedali e i cambiamenti. Finirà che, quando ci faranno usare i posti Covid per i non Covid arriverà il terzo picco”. Una soluzione ci sarebbe: “Basterebbe prepararsi prima, fare un elenco di ospedali dove portare i pazienti sospetti Covid e gli altri no. Invece tocca a noi mettere le toppe, con l’unico vantaggio che almeno, in questo caso, non rischiamo di infettarci”.