"Sì all'obbligo del vaccino ma solo con una legge". Il parere dei costituzionalisti

"Sì all'obbligo del vaccino ma solo con una legge". Il parere dei costituzionalisti

Il giurista ed ex presidente della Corte costituzionale, Cesare Mirabelli, il costituzionalista, Michele Ainis e il professore di Diritto pubblico comparato dell'Università di Perugia, Francesco Clementi, spiegano all'Agi perché non si può procedere all'obbligatorietà senza "l'approvazione del Parlamento"

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© Afp - Vaccino anti Covid
 

AGI - I costituzionalisti danno il via libera all'ipotesi dell'obbligatorietà del vaccino anti-Covid purché ci sia "una legge" e "l'approvazione del Parlamento". "La Costituzione pone delle condizioni sui trattamenti sanitari obbligatori, tra cui rientrano anche i vaccini, ma li vincola alla fonte legislativa", spiega all'AGI il giurista ed ex presidente della Corte costituzionale, Cesare Mirabelli. "Nessuno può essere obbligato a sottoporsi alla vaccinazione senza che ci sia una legge", mette in guardia Mirabelli. E questo perché "certe scelte devono essere compiute allo scopo di ottenere un bilanciamento tra l'interesse collettivo e la scelta personale".

Non solo: per introdurre l'obbligatorietà vaccinale, osserva il costituzionalista Michele Ainis, "non si può procedere attraverso un dpcm. E la decisione finale spetta al Parlamento", afferma all'AGI. Quest'ultimo aspetto "mi sembra una buona cosa perché in Parlamento ci sono anche le minoranze e può venire fuori un dibattito costruttivo", commenta Ainis. Mirabelli aggiunge anche la necessità di una legge "che preveda un indennizzo in caso di danno da vaccinazione".

Come dovrebbe procedere dunque il governo? Per Ainis innanzitutto "bisogna prendere una posizione: o si sceglie l'obbligatorietà o no, ma si deve essere chiari". Poi, il governo potrebbe lavorare "in due tempi. Ovvero, si prova a non renderlo obbligatorio attraverso una massiccia campagna di informazione e di sensibilizzazione. Se non si raggiunge il numero minimo per ottenere l'immunità di gregge allora si può procedere con l'obbligatorietà".

Il rischio è quello di venire accusati di 'dittatura sanitaria', una critica già sollevata nei mesi scorsi in occasione dell'imposizione della mascherina. "Siamo già in 'dittatura sanitarià perché ci sono altri vaccini già obbligatori. Ma non è corretto: di fronte a un'epidemia scattano misure e procedure straordinarie, non siamo di fronte a una 'dittatura sanitarià ma a un'emergenza sanitaria", dichiara Ainis.

In passato "abbiamo sconfitto la poliomelite attraverso il vaccino", ricorda Mirabelli. "Per l'anti-influenzale non c'è l'obbligatorietà perché il danno alla collettività è minimo. Ma la pandemia da Covid ha risvolti disastrosi". Eppure sono molti a scandalizzarsi. Per Ainis il motivo è presto detto: "Questo è il tempo delle fake news, della crisi delle verità ufficiali perchè in rete qualsiasi verità incontra sempre una controverità la quale più è poco plausibile più trova seguito.

La rete, che offre l'opportunità di esprimere la propria opinione su cose che non si conoscono, ha celebrato il funerale degli esperti. Anche se va precisato che alcuni esperti si sono suicidati da soli". Nel caso specifico dell'anti-Covid, c'è un motivo di scetticismo in più, dice Ainis: "La corsa al vaccino fa dubitare molti della sua sicurezza. E si tratta di una preoccupazione legittima. Ma sono fiducioso del fatto che il vaccino verrà commercializzato solo quando sarà considerato sicuro".

D'altronde, "questo è uno dei casi in cui il diritto cede il passo alla scienza: se un vaccino è sicuro o no lo deve assicurare un comitato scientifico". Una cosa, però, per Mirabelli deve essere certa: "Se il vaccino venisse imposto, le strutture dovrebbero essere perfettamente idonee a fornirlo a tutti, non si può andare incontro a una difficoltà di erogazione del servizio".

La vaccinazione contro il covid-19 non può essere imposta a tutti gli italiani d'imperio ma si possono incentivare le vaccinazioni attraverso una legge che normi determinati ambiti e induca alla vaccinazione soggetti a rischio o che frequentino e lavorino in ambienti affollati.

Mentre nel resto del mondo occidentale ci si sta orientando per la non obbligatorietà e anche il ministro della Salute Roberto Speranza ha espresso questa propensione parlando alle Camere, i costituzionalisti ne discutono in punta di diritto.

Francesco Clementi, professore di Diritto pubblico comparato dell'Università di Perugia spiega all'AGI i termini costituzionali e legislativi del tema che tocca il delicato rapporto tra interesse collettivo e liberta' individuali.

Giova ricordare che tutta la giurisprudenza deriva dall'articolo 32 della Costituzione che recita: "La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge".

"Il tema delle vaccinazioni, dei trattamenti sanitari, ha sempre toccato il tema delle liberta' e l'Italia ha oscillato in una dinamica fluida e soprattutto negli ultimi anni il tema e' uscito dal range delle opzioni lasciando liberta'" ricorda Clementi.

Questo fino a quando "nel 2016-17 il governo di allora dovette intervenire d'urgenza per un nuovo rischio alla salute dei bambini dovuto al calo dell'immunita' di gregge. Il governo introdusse un decreto legge, 73/2017, che prevedeva un graduale aumento delle coperture generali, il dl divenne legge e venne impugnata dalla Regione Veneto che lo portò alla Corte costituzionale. La Corte diede ragione al governo dicendo che esso aveva agito correttamente sulla base di una straordinaria urgenza perche' l'effetto gregge era in calo e serviva un provvedimento forte".

Clementi spiega che "questa sentenza ha lasciato sul terreno della giurisprudenza costituzionale un monito importante: di fronte all'emergenza l'obbligo di un trattamento, pur gravando sulla liberta' dei cittadini, deve intervenire".

Tornando ai giorni nostri e applicando quei criteri all'epidemia di covid-19 e al tema dei vaccini, per Clementi "l'interesse della collettività in questa fase potrebbe prevalere sulla libertà dell'individuo". Resta però indubbio che "l'intervento debba una legge o un decreto legge".

"La platea potrebbe essere pero' graduata: obbligo solo per categorie a rischio e raccomandazione per gli altri, con una vaccinazione a macchie. Solo una vaccinazione di massa garantisce l'effetto gregge e quindi se il governo ha intenzione di introdurre con forza uno strumento di questo tipo lo deve fare con legge o decreto legge" prosegue Clementi.

"Avere i vaccini disponibili senza poterli mettere a terra in modo reale e concreto rende la partita del covid una partita non chiusa". Quanto all'idea di una sorta di 'patentino' richiesto per accedere a determinati luoghi o servizi, dai mezzi di trasporto agli uffici pubblici alle scuole, Clementi spiega che cio' sarebbe possibile solo se il governo varasse una legge ad hoc.

"L'Italia con una legge, e una adeguata copertura europea, potrebbe poi varare una legge per richiedere un 'patentino' di vaccinazione per l'accesso ad alcuni luoghi o servizi. Serve dunque una legge dello Stato che normi caso per caso, non si possono restringere le liberta' al buio, lo si puo' fare solo definendo gli ambiti siano essi eta', funzioni, o luoghi"