Nel 2020 oltre 6.600 persone hanno chiamato il numero verde Aids

Nel 2020 oltre 6.600 persone hanno chiamato il numero verde Aids

Gli utenti che si sono rivolti al servizio dell'Iss sono soprattutto uomini, eterosessuali e del Nord. Unicef: "Lo scorso anno, ogni 100 secondi un bambino o un giovane sotto i 20 anni è stato contagiato dall'Hiv"

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 Aids

AGI - Sono soprattutto uomini, eterosessuali e residenti al Nord gli utenti che hanno chiamato il Telefono Verde Aids e IST - 800 861061 dell'Iss da gennaio a novembre 2020: la metà ha dichiarato di non aver mai effettuato il test per Hiv e uno su 10 ha chiesto informazioni su come si trasmette il nuovo coronavirus. Sono questi i dati del Telefono Verde collocato all'interno dell'Unità Operativa Ricerca psico-socio-comportamentale, Comunicazione, Formazione (UO RCF) dell'Iss, attivo da oltre 33 anni dal lunedì al venerdì nella fascia oraria 13.00-18.00, diffusi in occasione della Giornata Mondiale di Lotta contro l'Aids.

Il primo dicembre il Servizio anticipa l'orario di apertura alle 10. Dalle ore 14.00 alle ore 18.00 sarà presente anche il consulente in materia legale. Il Telefono Verde, anonimo e gratuito, metterà a disposizione ricercatori e consulenti, i quali risponderanno anche in lingua inglese. Dal 20 giugno 1987 al 20 novembre 2020 gli esperti del Telefono Verde Aids e IST hanno ricevuto in totale 811.212 telefonate provenienti dall'intero territorio nazionale, rispondendo a 2.248.994 quesiti.

Nel solo anno 2020 (2 gennaio - 20 novembre) sono pervenute 6.664 telefonate, dal Nord (40,8%), dal Centro (27,8%), dal Sud (19,3%) e dalle Isole (5,6%). Gli utenti hanno un'età compresa tra i 20 e i 39 anni (63,1%), sono in grande maggioranza di sesso maschile (82,6%) e dichiarano di praticare principalmente rapporti eterosessuali (61,4%). Le aree tematiche affrontate nel colloquio di counselling, per un totale di 24.064 quesiti, si riferiscono soprattutto alle modalità di trasmissione delle IST (31,9%), nonchè alla tipologia e all'attendibilità dei test con particolare riferimento all'Hiv (29,7%).

In circa il 10% delle telefonate emerge una totale disinformazione riguardo il rischio infettivo di situazioni ordinarie (alimenti, puntura di insetti, bagni pubblici, estetista/parrucchiere). Relativamente alle telefonate pervenute nell'anno in corso spicca con evidenza che il 49,0% di queste è effettuata da persone-utenti che dichiarano di non avere mai eseguito un test per Hiv.

Nel 2020, gli esperti hanno accolto esigenze informative degli utenti anche in merito all'emergenza sanitaria da Covid. Da marzo a novembre 2020, sono state rilevate 674 telefonate nelle quali è emerso il tema Covid. Si tratta di colloqui telefonici che hanno coinvolto per lo più giovani adulti (età mediana 35 anni) di sesso maschile (83,4%). Le informazioni fornite all'interno della telefonata hanno riguardato le vie di contagio del Covid (26,7%). Sono state erogate indicazioni sulle modalità di prevenzione (26,2%) al fine di sollecitare le persone-utenti a porre molta attenzione, nelle relazioni sessuali e più in generale nelle interazioni sociali, ai comportamenti da adottare per proteggersi dal Covid. Sono state, infine, erogate consulenze in materia legale sulle problematiche lavorative di persone Hiv+ a seguito della necessità di esonero dal lavoro in tempo di Covid.

All'attività di counselling telefonico si accompagna quella di indagine scientifica sulla conoscenza e sui comportamenti a rischio di IST.  La survey più recente ha riguardato le donne che accedono al TV Aids e IST e al sito "Uniti contro l'Aids". L'obiettivo è stato quello di rilevare le caratteristiche socio-anagrafiche e comportamentali delle donne che afferiscono a entrambi i Servizi. I risultati conseguiti mostrano che le donne intervistate, malgrado conoscano i metodi di barriera e quindi di protezione dalle infezioni non li utilizzano costantemente, manifestando una bassa percezione del rischio.

Attualmente inoltre, alcuni ricercatori dell'UO RCF stanno conducendo un'indagine rivolta alle persone con infezione da Hiv, mirata a rilevare la qualità di vita associata ai progressi avuti negli ultimi decenni in relazione alla terapia antiretrovirale, alla percezione della malattia a livello sociale, all'impatto della pandemia da Covid e alle conseguenze di questa su accessibilità e fruibilità delle strutture cliniche. La finalità è quella di raccogliere informazioni utili a facilitare una migliore gestione della patologia e a consentire il superamento delle problematiche contingenti che determinano limitazioni ai diritti di salute ed al benessere delle persone con Hiv. 

Unicef: ogni 100 secondi contagiato un under 20

Lo scorso anno, quasi ogni minuto e 40 secondi, un bambino o un giovane sotto i 20 anni è stato contagiato dall'Hiv, portando il numero totale di bambini e giovani che convivono con l'Hiv a 2,8 milioni. Il dato emerge dal rapporto dell'Unicef, "Reimagining a resilient Hiv response for children, adolescents and pregnant women living with Hiv" che ricorda che i bambini vengono lasciati indietro nella lotta contro l'Hiv. Nel 2019, infatti, sono morti per Aids circa 110.000 bimbi. Gli sforzi per la prevenzione e la cura dei minori rimangono tra i più bassi nelle popolazioni maggiormente colpite.

Nel 2019, poco più della metà dei bambini nel mondo ha avuto accesso a cure salvavita, un tasso significativamente basso rispetto alla copertura delle madri (85%) e di tutti gli adulti che convivono con l'Hiv (62%). Lo scorso anno sono morti per Aids circa 110.000 bambini. Secondo il rapporto, nonostante i progressi negli anni di lotta contro l'Hiv e l'Aids, persistono profonde disparità regionali tra tutte le popolazioni, soprattutto per i bambini. La copertura pediatrica delle cure antiretrovirali è più alta in Medio Oriente e Nord Africa (81%), seguiti da Asia meridionale(76%), Africa Orientale e Meridionale (58%), Asia dell'Est e Pacifico (50%), America Latina e Caraibi (46%) e Africa Occidentale e Centrale (32%).

Dal rapporto emerge inoltre che, sempre l'anno scorso, 150.000 bambini tra i 0 e i 9 anni sono stati contagiati dall'Hiv, portando il numero totale per questa fascia di età a 1,1 milioni; 170.000 adolescenti tra i 10 e i 19 anni sono stati contagiati da Hiv, portando il numero totale per questa fascia di età a 1,7 milioni. Il numero totale di morti legate all'Aids tra i bambini e gli adolescenti è stato di oltre 110.000: 79.000 nella fascia di età tra 0-9 anni e 34.000 tra 10-19.

Quanto al rischio di contrarre il virus in gravidanza, l'accesso delle madri a terapie antiretrovirali per prevenire la trasmissione del virus ai loro bambini è aumentata globalmente dell'85% e la diagnosi nella prima infanzia ha raggiungo il 60%. Il numero di donne in stato di gravidanza che convivono con l'Hiv era di 1,3 milioni; circa 82.000 bambini sotto i 5 anni sono stati contagiati durante la gravidanza o il parto.

"Anche se il mondo lotta contro una pandemia globale, centinaia di migliaia di bambini continuano a subire i danni dell'epidemia di Hiv," ha dichiarato Henrietta Fore, Direttore generale dell'UNICEF. "Non c'è ancora un vaccino contro l'Hiv. I bambini vengono ancora contagiati a tassi allarmanti e muoiono ancora per Aids. Questo accadeva ancora prima che la pandemia di Covid interrompesse le cure e i servizi di prevenzione vitali contro l'Hiv, mettendo ancora più vite a rischio."

Il Covid ha fatto crollare le cure per l'Aids ai bimbi 

"Tra aprile e maggio, in coincidenza dei lockdown parziali o totali, le cure pediatriche contro l'Hiv e i test della carica virale per i bambini in alcuni paesi sono diminuiti tra il 50% e il 70% e gli inizi di nuove cure sono diminuiti del 25-50%", si legge nel rapporto dell'Unicef.

Secondo l'organizzazione, "anche il parto in strutture sanitarie e le cure per le madri sono diminuiti del 20-60%, i test dell'Hiv per le madri e l'avvio alle cure antiretrovirali sono diminuiti del 25-50% e i test per i neonati sono diminuiti di circa il 10%". Anche se l'allentamento delle misure di controllo e gli interventi strategici su bambini e donne in stato di gravidanza "hanno portato con successo a una ripresa dei servizi negli ultimi mesi, rimangono ancora molte sfide e il mondo è ancora lontano dal raggiungere gli obiettivi pediatrici globali 2020 per l'Hiv". In generale dal rapporto si evince che la crisi di Covid ha ulteriormente ampliato le disuguaglianze di accesso ai servizi salvavita contro l'Hiv per i bambini, gli adolescenti e le donne in stato di gravidanza, ovunque.